sabato, 4 Dicembre, 2021 11:53:58 AM

Domenico Iannone e la Compagnia AltraDanza

di Giulia Volturno.

L’intervista è un viaggio che esplora la profondità delle idee, la forza poetica e l’energia produttiva di Domenico Iannone.

Domenico ha iniziato la sua giovane carriera da ballerino, accumulando esperienze in campo nazionale ed europeo. Coreografo con esperienza decennale ha fondato la Compagnia AltraDanza con sede a Bari, da circa venticinque anni, portando avanti diversi importanti eventi e lavori coreografici. La danza di Iannone si potrebbe descrivere come emozionale, ricca di una potenzialità creativa e di un linguaggio di scrittura del corpo che va oltre la narrazione. Il lirismo dei movimenti e delle forme, l’insieme delle scelte artistiche, l’astrazione della coreografia svelano il continuo mettersi in gioco, mostrando l’audace miscela di stili, scritture sceniche, scelte musicali che rafforzano l’aspetto dinamico e creativo della stessa. Alcune domande aiuteranno i lettori a comprendere meglio le sue scelte coreutiche.

Come hai scoperto la passione per la danza, cosa ti ha invogliato ad iscriverti a una scuola di danza? Hai un ricordo in particolare?

Avevo circa 12/13 anni quando accompagnavo mio cugino alle lezioni di danza dopo essersi iscritto a  un corso, in una delle più grandi scuole di Bari. Dopo aver visto un loro spettacolo al teatro Petruzzelli, attratto da questa attività e dalla bellezza del teatro è scaturito il mio grande interesse per questa disciplina. Fino ad allora avevo praticato svariati sport, ho deciso di accettare questa nuova sfida e ho provato a muovere i primi passi. Solo dopo pochi mesi ho partecipato ad alcuni spettacoli che mi hanno spronato ad impegnarmi con caparbietà, fino a intraprendere uno studio più serio e mirato, tra l’altro facevo parte di un folto gruppo maschile, di cui soltanto io ho continuato negli studi. In un secondo momento mi sono iscritto al Centro di Cultura Meridionale del Balletto e di lì in poi ho intrapreso un percorso professionale di danzatore presso la Fondazione Piccinni; in seguito ho superato l’audizione al San Carlo di Napoli. Ho fatto esperienze all’estero come Zagabria, Montpellier, anche al Teatro Regio di Torino e cosi via via in altre compagnie.

Cosa ti ha insegnato la danza nella vita?

La danza mi ha insegnato che per raggiungere degli obiettivi è necessario avere rigore, costanza e determinazione. L’arte della danza è la mia professione, per me è vita, la sento come creazione e non solo come passione.

Cosa consiglieresti ad un giovane allievo/a o ballerino/a che sta per iniziare la sua carriera? Pensi che i giovani danzatori, oggi, abbiano qualcosa in più rispetto a quelli della tua generazione?

Consiglio a tutti i giovani danzatori di studiare continuamente, specializzandosi nella tecnica e anche in uno stile, ma mettendo in luce piuttosto una propria personalità. Non bisogna imitare i grandi ballerini, inseguendo dei sogni, ma ognuno deve avere un quid in più che lo possa aiutare ad essere “speciale”. È importante fortificare i propri punti di forza, oltre che migliorare quelli di debolezza, mettendo in evidenza sia le proprie doti tecniche e fisiche ma anche quelle interpretative ed emozionali. Tutto questo facilita un giovane ballerino/a a non essere un clone di qualcun altro, poiché anche se si è tecnicamente o virtuosisticamente valido, un coreografo lo nota soprattutto per la propria soggettività e per quello che trasmette.  Oggi i giovani danzatori hanno la fortuna di avere degli insegnanti che offrono loro una preparazione costruttiva e specifica, aiutandoli ad inserirsi in un contesto lavorativo  internazionale. La frequenza di concorsi e stage, li rende più consapevoli delle proprie conoscenze e grazie alle borse di studio possono specializzarsi all’estero. Inoltre oggi con l’aiuto di internet e alla facile comunicazione è più semplice ricercare le call per le audizioni.

Domenico Iannone, coreografo. (ph. di Gennaro Guida)

Oggi sei un coreografo affermato, soprattutto crei per la compagnia AltraDanza, infatti l’ultima coreografia da te realizzata per la compagnia è stata La Settima e Le Jeune Homme et La Vie andata in scena in prima assoluta, in occasione della prima edizione del Festival “Siamo in Ballo e Balliamo” nella stagione DAB (Danza a Bari) 2020 prima della chiusura dei teatri a fine ottobre. Cosa ti ha indotto ad avvicinarti alla coreografia?

Mi sono avvicinato alla coreografia perché mi sento creativo, assetato di conoscenza e soprattutto attratto dalle “arti” in senso generale. Ho dentro di me un “mondo” che ho voluto palesare. Come primo punto nella mia vita professionale nel ruolo di ballerino dovevo ovviamente farmi conoscere; poi come secondo dovevo presentare artisticamente le mie idee assimilate e maturate mediante le coreografie; nel terzo stadio sento di aver acquisito la libertà creativa, quella sicurezza e consapevolezza che mi aiuta a non dover dimostrare niente, pertanto lavoro creando anche per me stesso. In particolar modo sento di aver espresso quest’ultima fase nella coreografia de La Settima, non sottovalutando l’importanza della musica di Beethoven, bensì trovando un dialogo. La carriera di ballerino è stata di grande aiuto per il mio lavoro, quando a Zagabria ho iniziato a intraprendere questo nuovo cammino verso l’arte coreografica, ho di seguito realizzato un percorso proficuo ed evolutivo maturato nel corso degli anni, che non si insegna e non si impara.

Ph. di Lami photographer.

Nelle tue coreografie domina uno stile ben definito, si percepisce l’espressione del corpo al centro di tutto, la linguistica dominante è intesa come movimento, azione, immagine di sé. Quale è la tua poetica e soprattutto segui una linea di pensiero ben precisa?

La mia poetica è basata sulla bellezza, che si manifesta attraverso i segni di un corpo-anima. Metto in evidenza l’espressione dell’interiorità autentica, che nasce da un concentrato di emozioni, dai moti dell’animo che mi aiutano a sottolineare le evoluzioni del corpo sulla scena. Ogni volta scopro un nuovo piacere della gestualità, senza rinunciare all’eleganza e alla qualità del movimento, alla fluidità dell’azione. Costruisco un innovativo schema estetico, una nuova immagine mediante una dinamicità che viene fuori dallo studio di una originale dimensione del corpo. Penso alla  danza vista come un tutt’uno tra interiorità ed esteriorità, un’estasi mistica. Il mio primo obiettivo è avere più livelli di lettura, preferisco arrivare quanto più possibile a tutti gli strati del pubblico inondandolo emotivamente.

Domenico Iannone e Elisabetta Terabust.

C’è un coreografo in particolar modo a cui ti ispiri?

Provenendo da una formazione classica, Marius Petipa è il mio riferimento fondamentale. Prediligo del repertorio classico Il lago dei Cigni, è l’esempio più idoneo per insegnare ad analizzare la struttura coreografica ai giovani danzatori e coreografi. Poi in senso generale apprezzo i coreografi contemporanei. Anche se sono dell’idea che attraverso la conoscenza della coreutica del passato si possa arrivare a forgiare quella futura.

Dalle tue coreografie traspare una interazione fisica dei danzatori, giochi sull’equilibrato flusso dell’improvvisazione, sulla costruzione tecnica e sulla sequenzialità elaborata del corpo, pertanto pensi che oggi il ballerino debba essere più danzatore o performer? Quando selezioni i danzatori per la tua compagnia AltraDanza, cosa ricerchi in senso professionale?

Il lavoro dei danzatori non è finalizzata all’esibizione atletica, non richiedo precise caratteristiche fisiche o performative, ognuno ha qualcosa di speciale da proporre, le differenze sono produttive. Fondamentale nella figura dei ballerini penso che sia la fluidità, la leggerezza e la naturalezza del movimento. Desidero che i danzatori siano anche capaci di raccontare attraverso le linee del corpo e quindi ricerco nelle loro figure la giusta carica espressiva. In generale cerco sempre di mettere in evidenza le doti e la personale ricchezza interpretativa dei danzatori. Nelle donne ad esempio, ricerco la sensualità come espressione di femminilità, negli uomini l’agilità e dinamicità, non tralasciando la preparazione tecnica che rimane alla base di tutto. In definitiva l’armonia e l’omogeneità del gruppo dei danzatori si costruisce in sala, attraverso la conoscenza, l’interazione, la condivisione degli stessi obiettivi, la dedizione per quello che si fa.

Domenico Iannone e Orazio Caiti.

Pensi che questa situazione pandemica, che tutto il mondo dello spettacolo in generale sta affrontando, stia portando dei cambiamenti significativi nel mondo della danza?

Le problematiche, legate all’interruzione delle attività dello spettacolo dal vivo e il rallentamento dell’allenamento per i danzatori, si avvertiranno sicuramente nella ripresa. Le sofferenze fisiche e psichiche saranno la conseguenza di questa lunga pausa di quasi un anno.

Nonostante questo periodo di inattività forzata, hai dei progetti futuri?

La programmazione e quindi le date della Rassegna di Danza Esplorare, che si sarebbero tenute presso il Teatro Kismet, sono state spostate  per la prossima stagione e ugualmente per alcuni spettacoli in cartellone del Teatro Pubblico Pugliese. Comunque si continua a lavorare per i progetti futuri cercando di pensare positivamente sulla possibilità di una riapertura dei teatri quanto prima.

Giulia Volturno.

 

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