domenica, 27 Novembre, 2022 4:31:46 PM

Giuliano Ciliberti, erede dell’arte del varietà

di Gianni Pantaleo.

Un talento sin da giovanissimo. Ho ricordi curiosi. Studentello che marinava la scuola, non era perchè svogliato o indolente. Sorprendentemente sobrio con la cartella dei libri, nella testa era una fornace che avrebbe forgiato l’artista. Si argomentava su tutto e dimostrava una preparazione culturale notevole e questo mi faceva piacere. La scuola come titolo di studio senza formazione, è solo un foglio protocollato e registrato dal dirigente scolastico. Ma il contenuto di quel foglio non sempre riferisce quanto lo studente sappia. Giuliano Ciliberti è istintivamente colto. Non quella cultura boriosa e saccente. Quella cultura che addormenta le menti o, peggio, finge di essere rivoluzionaria o interessata a false correnti artistiche incomprensibili. Uno dei maestri del cinema dell’intellighenzia radical scic americana, Woody Allen, ha spesso proposto temi di una società snob che parla, parla, parla e non dice niente. Maestro dell’ironia, del sarcasmo e, perchè no, del paraculismo, Allen ha eredi sparsi per il mondo. Artisti dalla parola snella, limpida e dalla testa di una ingenuità spaventosa. Sono artisti senza malizia, artisti puri, che regalano sogni e sorrisi senza l’astuzia di chissà quali colpi di scena. Sono gli artisti del varietà, tra loro Giuliano Cilberti.

Lei è uno dei maggiori interpreti del teatro di rivista. Caratteristica artistica nella quale sono necessarie qualità professionali di alta qualità tecnica. Prosa, canto, danza, musica…Ho assistito ad uno dei suoi numerosi spettacoli: lei ha tutte queste doti. Talento naturale? Studio?

Il teatro di rivista così come altre attitudini che riguardano il teatro che ha donato sorrisi e spensieratezza dagli anni 30 agli anni 70 circa sono sicuramente poco inclini alle generazioni nuove.. il mio probabilmente è più un’attitudine non so se chiamarlo talento Ma sicuramente se c’è dello studio è stato quello di ascoltare guardare e rubare un mestiere a grandi nomi nonché grandi personaggi del passato. Panelli, Bice Valori, Macario, Totò, potrei continuare all’infinito…

La bellezza del varietà è la sua straordinaria capacità di essere presentata ad un vastissimo pubblico per la sua immediatezza di contenuti: ironia, sarcasmo, umorismo…nessuna velleità di fare “cultura”, quella “cultura” fatta per i pochi che “snobbano” il sorriso, l’allegria, le relazioni sociali…insomma: lei rimette insieme “pezzi” di una società che mai come in questi ultimi anni, si è rinchiusa in se stessa dimenticando il sorriso. La sua professione di artista, pare quasi una missione…Far tornare il sorriso sui volti del pubblico è una missione. Sbaglio?

Io parto dal presupposto che quando sono sul palcoscenico sono esattamente nel posto per me più indicato per raccontare una storia ma soprattutto il posto deputato per svolgere  esattamente il mio lavoro. Una missione ? Semmai un privilegio.

Lei è una galassia di energia, indispensabile per il suo lavoro. Una domanda che “scava” il suo passato di artista: quando ha cominciato a “fremere” per potere poi arrivare a salire su un palcoscenico?

Il fremito è arrivato quasi subito, ascoltavo le canzoni che facevano parte della mia infanzia e quindi non solo le prime sigle dei grandi cartoni animati, di cui ogni anno i miei genitori mi regalavano LP Ma le posso assicurare che avevo una cultura musicale che arrivava da i miei attraverso Mina, John Lennon, e poi ancora Massimo Ranieri, Albano, adoravo Donatella Rettore e poi uno dei miei primi amori musicali  è stato Amedeo Minghi. Cantavo le sue canzoni in soggiorno con un microfono finto immaginando i miei compagni di scuola e tutti i miei professori nella grandi aula magna che ascoltavano un mio concerto. Avevo solo 11 anni.

Storicizziamo la rivista. Lei, erede del varietà, ha certamente chiara nella sua giovane memoria, le star dell’epoca: Wanda Osiris, Marisa Maresca, Walter Chiari, Lauretta Masiero, Carlo Dapporto, Sandra Mondaini e poi Rascel, Agus, Bramieri e moltissimi altri, che dettero agli italiani, prima e dopo la grande guerra, l’allegra ingenuità della parodia astratta, mai volgare e “cortesemente” allusiva alle classi politiche dell’epoca. Il “doppio senso”: quale attenzione lo sceneggiatore di un varietà, deve avere, perché non leda la permalosità dei “potenti”?

Il coraggio che hanno avuto i grandi personaggi che lei ha citato è immenso Anche perché arriva in epoche completamente diverse. Ma credo che l’artista, e non è il mio caso perché io non faccio satira ma canto e racconto al massimo una storia, debba comunque essere libero di esprimersi senza volgarità alcuna ma avendo sempre un’attenzione particolare per chi lo sta ascoltando, e quindi per la persona anziana piuttosto che per il bambino, piuttosto che per la persona che possa avere un colore diverso di pelle etc… Figuriamoci  i potenti!  Potranno anche storcere la bocca ma in fondo anche noi se dovessimo storcerla per i loro atteggiamenti non finiremmo più! Purtroppo la verità è che si è fatto un gravissimo passo indietro per ciò che concerne la censura.

La censura. Oggi è impensabile. Il coraggio degli artisti degli anni ’30, fino a quando non comparve la televisione, è stato quello di “sfidare” i regimi di quegli anni. Lei, sig. Ciliberti, crede che il mestiere dell’attore sia anche un mestiere che ha il compito di “sollevare” l’opinione pubblica?

Il cantante, l’artista, in generale deve sempre destare un po’ l’opinione pubblica rispetto ad alcune tematiche. Io per esempio da circa 15 anni in ogni mio spettacolo  ricordo sempre l’impegno contro la violenza sulle donne. E credo che sia doveroso per qualsiasi artista dal più piccolo al più grande potere lanciare  dal palco al pubblico dei messaggi che possono essere sempre e comunque positivi, per questo non ho molta simpatia per i trapper  e per altre forme di spettacolo che inneggiano alla violenza. Purtroppo oggi come raccontavo prima, la censura è diventata molto più feroce che negli anni ’50-’70, dobbiamo stare molto attenti poiché qualsiasi cosa detta potrebbe essere intesa come un politicamente scorretto e questo ha fatto diventare alcuni settori dell’arte molto  più compressi rispetto a tanti decenni fa.

Pensiamo per esempio la trasmissione Styx del 1978 di Enzo Trapani in cui inneggiavano le bellezze quasi completamente nude di Amanda Lear, Grace Jones, Patty Pravo, e tanti altri. Oggi uno spettacolo del genere in televisione non lo si farebbe nemmeno per l’idea. Ma anche spettacoli di satira feroce come potevano essere quelli del Bagaglino con Oreste Lionello, Pippo Franco e Pamela Prati, oggi sarebbero impensabili e non perché anacronistici!

Garinei e Giovannini. Se potesse fare un salto indietro nel tempo, con la veemenza che ha, crede che si sarebbe appostato dietro i camerini per presentarsi a loro? Questa immagine che ho di lei, mi fa molta tenerezza: un giovane artista che ha tutta la voglia di fare spettacolo.

Sì assolutamente sì, lei non sbaglia! E non soltanto dietro i camerini di Garinei e Giovannini, ma di tanti tanti artisti che sono scomparsi nel tempo.. oggi è scomparsa completamente la figura del talent scout appannaggio dei Reality Show, mentre prima durante i tuoi spettacoli poteva capitare chiunque… Era la spinta per  poter iniziare un giovane all’arte dello spettacolo. Purtroppo io probabilmente sono nato fuori tempo con vent’anni di anticipo sicuramente avrei raccontato questa storia. Come l’inizio di una grande avventura, magari chissà dietro il camerino di Gianni Ravera o appostato davanti a La Bussola di Viareggio aspettando il grande Sergio Bernardini.

Facciamo un altro di salto: oggi. “Vinilika”. Un format pensato e ideato da lei. Portato in tour e con notevole presenza di pubblico. “Vinilika” è una delle sue ultime produzioni, le cito un titolo di poco tempo fa: “Pour toi” dedicato a Charles Aznavour e tanta commedia: “La cartellata”, “Amore a terza vista”, la divertentissima “Pensavo fosse amore invece era…calecchie”, bravissimo titolo che ci porta alla grande Wertmüller, “Le 3 de la chiazze…”, tutti con la regia di Nicola Pignataro e presentati al Teatro Purgatorio, “tempio” della commedia della città di Bari. Concerti, tanti. Due però gli artisti a lei più profondamente legati sicuramente emotivamente: Renato Zero e Raffaella Carrà e italianissimi. Quanto e cosa c’è di particolarmente “sentito” da Giuliano Ciliberti, delle due pop star?

Tutti gli spettacoli che ho ideato e tutte le piccole diavolerie che ho sognato e poi messo in scena, da Vinilica a  Varaity, al recital dedicato a Charles Aznavour che ancora oggi è il primo e unico  recital  italiano interamente dedicato all’artista e grande chansonnier, sono tutti  frutto di quello che ho imparato e lo dico con grande orgoglio attraverso i grandi artisti che ho amato. Renato Zero mi ha insegnato tantissimo, a stare su un palco ma non sentirmi inadeguato, a problemi  a dare sempre il meglio e soprattutto a mantenere una dignità ed uno di rigore in scena qualunque cosa accada” e da Raffaella Carrà invece non ho imparato la grinta l’abnegazione al lavoro, ma ho imparato anche la dolcezza e la forza del sorriso ed ironia. Raffaella Carrà per me è un vuoto che resta che resterà incolmabile come una persona di famiglia che va via. Mentre Renato continuo ad ascoltarlo continuo a seguirlo sempre con il rispetto che merita un artista, ispirato sì, imitato mai!  Poiché ho una grandissima stima degli imitatori ed io non sono uno di quelli.

L’ho ascoltata nelle loro interpretazioni. Sa cosa mi colpisce: non “imita”. Non clona. Difficile cantare brani di artisti noti e non “sentirsi” loro. Lei invece, li interpreta e da professionista quale è, li caratterizza con le sue qualità personali. Giuliano Ciliberti interpreta…e non Giuliano Ciliberti imita… Nel marasma dello “spettacolo” nei vari luoghi del territorio, cosa suggerirebbe di “non” fare ai giovanissimi che si presentano ai talent delle varie emittenti televisive? A me pare che siano tutti uguali!

Io credo di essere la persona meno indicata per poter dare dei consigli alle nuove generazioni. Credo che i  talent facciano parte del mondo reale e moderno e va preso atto che questo è un cambiamento, che poi  possa piacere o non piacere è pur sempre il nuovo modo di fare spettacolo e televisione. Ormai il sipario non si alza più poiché il sipario e virtuale. Posso soltanto ricordare a tutte le  nuove o più vecchie generazioni, di stare sempre con gli occhi aperti e soprattutto di non di non lasciarci mai abbindolare da farcili  guadagni. Il mio maestro, Nicola Pignataro, mi ha sempre insegnato a dire più volte no che sì.

“Bari bella mia”. Un’ ode d’amore alla sua città. Testo, musiche, camei di presenza nel video di Nicola Pignataro ed Elisa Barucchieri. L’immensità della città nelle immagini e lei che le dedica amore. Direi un atto di profonda devozione, quasi mistica, per Bari. La millenaria Bari. Lei crede che i baresi amino la propria città? Sa com’è? E’ come i romani, tanto hanno il Colosseo sotto casa, che nemmeno se ne accorgono…

Io credo che ogni persona abbia un rapporto conflittuale di amore e di odio con la propria città soprattutto perché spesso le nostre aspettative sono proiettate proprio verso la nostra  terra, e molto spesso vengono anche disattese. Ho scritto “Bari bella mia” con tutto il cuore, ed è una delle poche canzoni che parlano della storia di Bari attraverso immagini ed emozioni. Un pezzo  totalmente in italiano. Sono certo che la fortuna di questa canzone debba ancora arrivare perché non posso pensare che BARI  possa restare miope davanti ad una così sentita dichiarazione d’amore.

 

 

Un’ultima domanda per tornare al Giuliano Ciliberti, interprete del nostro amato varietà: un cafè chantant a Bari? Da inventare…o c’è?

Un cafè chantant  sarebbe meraviglioso, forse poco attuale e quindi da rendere anche moderno in altre forme di arte e di musica, senza mai perdere di vista lo spirito bohemien con il quale nasce, mi piacerebbe. Esserne il direttore, promotore il deus ex machina di questa meraviglia… Chissà un giorno forse vi darò  la lieta notizia… Ovviamente accesso consentito solo in abito da sera e smoking…

Straordinario artista Giuliano Cilberti. Straordinario per la freschezza delle risposte, per la sensibilità e il rispetto di artisti passati e presenti. Umiltà, dote rara per un interprete  di questa capacità artistica. Lo sottolineo: umiltà. Qualità rarissima della galassia spettacolo. Giuliano Ciliberti con compete, semmai impara. Credo sia la ragione del perchè sia uno degli artisti più amati del nostro territorio. Questo gli permette di crescere artisticamente, ma soprattutto interiormente. La maturità acquista è dettata da questa ragione: il confronto con i suoi colleghi non è sfida, ma partecipazione. E’ la nobiltà dell’artista. E’ l’artista che in scena merita i sorrisi e gli applausi del pubblico. Colui che non “suda” per strappare un consenso dallo spettatore. Perchè prima di brillar le stelle, sul pacloscenico a brillare è lui…e le stelle brillano di luce propria.

Gianni Pantaleo.

https://www.youtube.com/watch?v=iQh2TwueGz0

https://www.youtube.com/watch?v=eBrOmOT2tz8

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