domenica, 4 Dicembre, 2022 10:02:38 AM

Silvia Di Pierro: “…lavoro su me stessa per dare agli altri le mie emozioni”

di Gianni Pantaleo.

E’ necessario viverlo il disagio. Qualsiasi esso sia. Provocato o subito. E’ assurdamente indispensabile. Prenderne coscienza è superarlo. Nell’oggi da tutti vissuto, nessuno è scollegato dall’altro e le tristi avversità che tutto il pianeta vive, crea miseria emotiva, livellandoci, appiattendoci, alienandoci. Il bisogno di vivere è un’istinto e questa logica di sopravvivenza, è naturale. Nel malessere quotidiano che modifica la vita in vizio di vivere passivo, Silvia Di Pierro prende atto che accettare inermi quanto accade, può essere stravolto, che quell’istinto di sopravvivenza, può rimuovere quella catarsi innaturale, perchè la vita sopravvive a tutto. Con “Loop”, titolo del suo ultimo lavoro coreografico presentato a “La Cittadella degli Artisti” di Molfetta, durante l’apertura della IV^ rassegna di danza contemporanea “ESPLORARE2022”, diretta da Domenico Iannone, scuote e incita, con la sua danza accompagnata dalle potenti sonorità elettroniche, la determinazione ad avere la forza di spezzare quello squilibrio interiore da cui tutti siamo, purtroppo, trascinati.

Silvia Di Pierro

L’intervista che Silvia Di Pierro ha concesso ai lettori, è dimostrazione di quanto un’artista, può e deve trasmettere allo spettatore con il suo lavoro, perchè questo è il suo messaggio: l’arte è educazione.

Loop, stato psichico in cui la mente si aliena, è l’ultimo dei suoi lavori che meglio la rappresenta. Le spiego la ragione: è il disagio umano contemporaneo non soltanto come aspetto sociale ma anche artistico. Ha spiegato, con la danza, quanto indeterminato sia il vissuto umano e lei, figlia dell’oggi, ne avverte la sensazione. E’ uno stato d’animo che la coinvolge?

Loop è una creazione figlia del mio vissuto. Tutto il mio percorso artistico ed umano è stato ed è tutt’ora un continuo rincorrere quello che desidero e quello che realizzo. Ci sono momenti in cui le due volontà si incontrano e mi regalano momenti di profondo appagamento e altri momenti in cui mi rendo consapevole di quanto sia disagiante sentirsi “mai abbastanza” per la società.

Difficile per un artista “raccontarsi”, ma la consapevolezza del sé è un atto coraggioso. E’ uno status frutto degli eventi che stiamo vivendo? Dalla pandemia alla guerra, non è facilissimo non avere pensieri che si fissano nella testa…

…direi impossibile non averli, il vero vincitore è colui che da tutti gli eventi vissuti ne trae qualcosa per cui valga la pena continuare a credere nel proprio futuro. La parola futuro è una parola che quasi non riusciamo a pronunciare da dopo la pandemia, soprattutto noi figli di una generazione che vive il qui e ora. Pensare che occorre avere un obiettivo da perseguire ci sembra così lontano e quasi irrealizzabile che preferiamo cogliere ciò che ci dà un appagamento superficiale e momentaneo e non profondo e a lungo termine. Il vero atto di coraggio è rimanere sempre se stessi in tutte le circostanze.

Da sempre, l’arte, se non considerata solo come “bellezza”, è denuncia. Loop segnala, rivela, notifica lo stato interiore che coinvolge tutta la società. L’inquietudine provata e quindi resa cosciente, non è già un segno di cambiamento?

Loop nasce da un’ inquietudine soggettiva che viene esternata attraverso movimenti stereotipati e ripetuti. Attraverso questi movimenti comunico che attraverso la riflessione e l’analisi del momento si  può arrivare alla risoluzione dell’ inquietudine, proprio come accade nella seconda parte del lavoro coreografico. Affermo con certezza che esternare una sensazione di irrequietezza è già segno di cambiamento, perché afferma la volontà di mostrarlo e cambiare.

Loop è un conflitto. Lei entra (in scena), già determinata. Lo spettatore sembra non sorprendersi di come la sequenza coreografica, metafora di una scrittura di testo, affermerà con la danza, la sua chiave letteraria. Il messaggio è tracciato: la realtà sociale è: “Così non sta bene. Io, danzo per te, interpretando il bisogno di dissolvere il tuo loop, tentando di liberare la mente dall’alienazione” e lo spiega, con la danza, convinta, che LOOP sia il farmaco di un’arte, la danza, che migliora la qualità della vita stessa. Chiedo: era consapevole, che con questa piece artistica, avrebbe dato un valore che va ben oltre la danza?

È esattamente quello che desideravo che lo spettatore cogliesse. Mi sono servita della danza per andare oltre la rappresentazione coreutica, volevo che il messaggio fosse più profondo. Loop rappresenta uno stato mentale che si è bloccato perché costretto da convenzioni sociali e da quello che gli altri vogliono per te. Rappresenta un mio momento di alienazione dalla società, in quanto per quanto ne sia fagogitata, mi sento sempre un passo distante. La ringrazio per averlo definito pièce artistica. Loop è la mia ribellione e da questa inquietudine che è iniziato il mio momento di analisi a cui con il tempo segue una ricerca di un’armonia superiore.

Loop è un’operazione tecnica di alto profilo artistico. Ha fuso la coreografia con la musica, saldandola. In Loop non potremmo slegare la musica dalla coreografia. Lo studio delle note elettroniche, la composizione sonora che incalza il disagio mentale… L’esplosione della liberazione “urlata” danzando…  Questo suo lavoro e le due discipline artistiche, danza e musica, come un solo blocco di marmo grezzo, dal quale ne esce un David (il riferimento è a Michelangelo n.d.r.). Non si può scindere la materia dalla bellezza. Sono tutt’uno. Con LOOP ha dimostrato la genesi di nuova maturità artistica. E’ un inzio?

Ha colto in pieno il mio particolare momento, non mi sono sentita mai così matura dal punto di vista artistico e mentale. Ho ancora molta strada da percorrere ma ho avvertito questo cambiamento guardandomi e vedendo come il mio modo di relazionarmi sia cambiato. Non sento più il peso della competizione d’esecuzione, ora punto alla ricerca artistica che porta ad apprezzare anche forme d’arti diverse, più sperimentali. A tal proposito ho deciso di creare Loop partendo da delle sonorità elettroniche con dei brani prodotti da due produttori pugliesi ma di fama internazionale Marco Cassanelli e Deckard che hanno espresso al meglio la ricerca musicale che cercavo. È motivo di orgoglio per me portare in scena un prodotto made in Puglia ma che mi auguro possa andare oltre i confini.

Loop dimostra quanta capacità hanno gli uomini di prendere consapevolezza di . Lavoro introspettivo certamente non facile. Le arti visive, i mass media, ma gli stessi operatori delle arti, gli educatori scolastici,  hanno il dovere di suggerire, con i mezzi che ognuno ha, quanto viva è la vita e che quanto intorno succede, è frutto di un disordine, ammettiamolo, creato da noi. La casualità è un’utopia. La vita stessa è ordinata. L’intero universo ha un ordine. Silvia Di Pierro, sveglia la rigenerazione mentale, esito di una riflessione che lei stessa rileva e vive. Perchè è figlia del suo tempo, vivendolo e osservadolo con gli occhi di un positivismo contemporaneo…e lo danza.

Gianni Pantaleo.

In copertina Silvia di Pierro. Ph. Gennaro Guida.

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