Si è tenuta a dicembre scorso nello Spazio Eventi Culturali del Frantoio Damato a Rutigliano, la mostra To Be Madi.
Un progetto espositivo che riunisce due figure di spicco
della ricerca geometrica e costruttiva contemporanea:
Franco Cortese
e Vincenzo Mascia.

La mostra è stata curata da Tommaso Evangelista, con il patrocinio del Comune di Rutigliano e ha restituito l’attualità del pensiero Madi, un linguaggio che dagli anni Quaranta a oggi continua a rinnovarsi come terreno di invenzione e rigore formale.
Nato a Buenos Aires nel 1946
e fondato da Gyula Kosice,
Carmelo Arden Quin
e Rhod Rothfuss,
il Movimento Madi è uno dei capitoli
più radicali dell’astrazione concreta del dopoguerra.
Al Madi si devono la rottura del quadro rettangolare, l’introduzione della cornice poligonale, il rilievo come dimensione costitutiva dell’opera e l’idea che la forma non debba rappresentare, ma accadere.
Il Madi non racconta il mondo,
lo reinventa attraverso una geometria
che è insieme precisione,
intuizione e libertà creativa.

In To Be Madi, questo spirito trova due interpretazioni analitiche e complementari. Franco Cortese porta avanti una ricerca che intreccia sospensione spaziale, energia materica e dinamismo ritmico.
Le sue forme, realizzate attraverso lamiere, tagli netti, aggetti e campiture cromatiche pure, rivelano una geometria vibrante, attraversata da tensioni interne e da una continua necessità di espansione.
Le superfici sembrano muoversi,
respirare,
instaurare un dialogo con l’ambiente che le circonda,
trasformando l’opera in un oggetto-evento
e la scultura in un nodo di energia
che attiva lo spazio.

Vincenzo Mascia, con un approccio più architettonico e mentale, costruisce microcosmi complessi e rigorosi, dove piani, sovrapposizioni, slittamenti e colore definiscono strutture autonome, perfettamente calibrate nel loro equilibrio interno.
Nelle sue opere la tridimensionalità è la condizione naturale della forma: un modo per far sì che la luce incida la superficie, ne trasformi la percezione e generi nuove relazioni tra i volumi.

La sua geometria gioca con la logica costruttiva, introducendo varianti, ritmi, contrappunti che riconducono l’immagine oltre la rappresentazione, verso un’invenzione pura.
Nel rigore delle strutture, nella libertà dell’invenzione formale, nella tensione verso la tridimensionalità e nel dialogo costante con lo spazio circostante del frantoio, la mostra mette in scena un confronto vitale, dove la geometria si fa linguaggio e forza plastica.

L’iniziativa si inserisce nel programma culturale del Frantoio Damato, che conferma la propria vocazione a sostenere progetti dedicati alla ricerca artistica contemporanea, alla sperimentazione visiva e alla valorizzazione del contesto artistico pugliese.
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