di Gaetano Barbella.
La Madonna, la madre di Gesù, ci indica la strada per svelare il mistero che sembra avvolgere il Cristo morto nel sepolcro di Hans Holbein.

Ill. 1 – La cappellina delle apparizioni a Fatima di Portogallo
La statua è alta 104 centimetri, scolpita nel 1920 dall’artista portoghese José Ferreira Thedim.
A Fatima la statua della Madonna è custodita nella cappellina delle apparizioni, dove nel 1917 la Vergine Maria secondo la Chiesa cattolica è apparsa sei volte ai tre pastorelli Lucia dos Santos, Giacinta Marto e Francesco Marto, di dieci, sette e nove anni, consegnando loro i “Segreti di Fatima”.

Ill. 2 – La cappellina della Madonna Fatima di Portogallo
in armonia con la Sezione Aurea
Straordinaria coincidenza della struttura edile e arredi della cappellina con una serie di tracciati geometrici all’insegna della Sezione Aurea.
Da restare stupefatti! Che dire? Semplicemente, una pura coincidenza? Ma è estremamente riduttivo da non accettare!
Piuttosto credere nel mistero di Dio, questo ci dice la fotografia suddetta che non può essere una contraffazione, è la pura realtà in cui sono intervenute due volontà del mistero, due straordinari Io al servizio divino.
Il primo è l’architetto spirituale che ha suggerito occultamente come fare la cappellina di Fatima e i suoi arredi, il secondo ha suggerito occultamente al fotografo la posizione esatta della sua machina fotografica per scattare la fotografia. Si può dire che questa fotografia è un altro miracolo della Madonna di Fatima.
Aggiungo a quanto ho detto sul caso straordinario della cappellina della Madonna di Fatima in Portogallo.
Chi non è matematico non può capire quanto sia complessa nell’insieme la serie di “coincidenze” matematiche che appaiono nel caso in esame.
È come una macchina tutta orientata a dimostrare il legame matematico con la Madonna di Fatima. Più chiaramente è come se fosse un insieme di persone, anzi un popolo di “matematici” a testimoniare il loro legame alla Madonna di Fatima. Anzi a riconoscerLa Regina e farLe da Reame e Trono.
Ma per quanto si ha la prima risposta dalla Madre di Dio e implicitamente anche di Gesù Cristo, cioè l’indicazione della matematica e in particolare la geometria per leggere tutte le immagini, allo scopo di una nuova conoscenza spirituale, ci si rende conto di una seconda risposta che ci interessa maggiormente e riguarda Gesù Cristo morto in croce sul Golgota.
L’illustr. 2 lo fa vedere sulla grossa lastra di plexiglas con la ripartizione aurea di d e c in rapporto aureo secondo l’asse (il suo orizzonte) dei due triangoli aurei, di qui il rimando al Cristo morto nella tomba di Hans Holbein per procedere alla procedura analoga per capire a cosa mira.
La strada della geometria per svelare il mistero
del Cristo morto nel sepolcro (1521—1522)

Ill. 3 – Geometria del dipinto di Hans Holbein
Il Cristo morto nella tomba (1521—1522).
L’eptagramma, la stella che onora l’Eros immortale
dell’uomo della nuova era umana.
È stato detto in precedenza:
La salma del Cristo morto nel sepolcro di Hans Holbein non può che preludere al fatto che potenzialmente il corpo erotico, l’Eros in lui, aveva in germe il potere di rinascere ed è questo che Hans Holbien, senza saperlo, ha dipinto. Ma spiritualmente dovette avvenire che la configurazione del Cristo morto avesse i segni della rinascita in lui.
Detto questo è Madonna di Fatima che ci istruisce per cogliere il mistero del dipinto di Hans Holbein Il Cristo morto nella tomba (1521—1522). Ella ci dice che occorre prendere la strada della geometria.
É la geometria che perfeziona forme e colori e la dimensione dell’opera pittorica dell’illustr. 5. Hans Holbein non è cosciente di tutto ciò ma è solo un fedele servitore di Dio attraverso i suoi angeli, con i suoi pennelli e colore, come già detto in precedenza.
Si comprende che Holbein ha le sue spiegazioni nell’accingengersi ad eseguire l’opera, ma limitatamente. Il suo scopo cosciente era di mostrare che Gesù era veramente morto col suo corpo erotico, e la sua resurrezione riguardava il corpo eterico portatore dell’anima.
E per questa ragione non aveva bisogno di concepire la parte bianca, in aggiunta a quella della pittura di Holbein, che io ho intravisto per cogliere il mistero che la spiritualità doveva indicare l’apparizione geometrica della stella del sette, l’eptagramma.
Il geometra in me che ha colto questa rappresentazione è stato nel fare osservazioni su tre particolari delle dita della mano destra del Cristo, il mignolo, l’anulare e il medio.
Il dito mignolo rasenta esattamente l’asse medio del quadro e questo particolare fa pensare che abbia un asse centrale ma per rappresentare che cosa?
Nulla che sembra importante rilevare salvo capire che il quadro non è completo, visto anche che è una rappresentazione insolita di un dipinto esageratamente schiacciata.
Ma Holbein non ha ritenuto di rappresentare il di sopra tombale e allora occorre pensare che si deve esaminare una concezione spirituale per tentare di spiegare occulti risvolti dell’opera ignorati dall’autore. Perciò procediamo in questo senso.
Mettiamo che ci siano buone ragioni per capire l’utilità dell’asse centrale considerando interessante (spiritualmente) l’area superiore alla tomba.
E allora è interessante la seconda osservazione, quella delle altre due dita, l’anulare e il medio rivolti verso il basso in modo inclinato, quasi per segnare una seconda e terza linea con la loro direzione.
A questo punto è il geometra in me, con la scorta della mia cultura sulle cose dello spirito, che intuisce la rappresentazione di uno schema geometrico con le linee appena tracciate sull’illustr. 2.
Riepilogando:
- La linea rossa yy è l’asse verticale dello schema geometrico che rappresenta un ettagono o eptagono.
- La linea blu xx, passante per il dito mignolo, è l’asse verticale dell’ettagono suddetto.
- La linea verde AB, passante per il dito medio, segna il lato basso dell’ettagono.
- La linea verde CD, passante per il dito anulare, è parallela al secondo lato basso dell’ettagono EF, un poligono stellato regolare a sette punte.
Si tratta di una figura schematica che può rappresentare lo scopo della rinascita del corpo morto sulla scorta di ciò che è stato detto all’inizio di questo capitolo che ripeto ancora:
«La salma del Cristo morto nel sepolcro di Hans Holbein non può che preludere al fatto che potenzialmente il corpo erotico, l’Eros in lui, aveva in germe il potere di rinascere ed è questo che Hans Holbien, senza saperlo, ha dipinto.
Ma spiritualmente dovette avvenire che la configurazione del Cristo morto avesse i segni della rinascita in lui.»
Si comprende che si tratta della geometria della stella setteneraia per concepire un significativo Grado Onoraio, il massimo da conferire all’Uomo della nuova Era annunciato dal quadro di Holbein, “Il Cristo morto nella tomba”, ma poi un “doppio” Re di un’epoca futura da venire.
Il numero sette deriva dal celestiale tre e dal terrestre quattro, per cui l’ettagramma (o eptagramma) riconduce all’uomo nella sua totalità (corpo e anima).
I significati attribuiti a questo simbolo sono comunque molteplici: sette sono i colori, sette i giorni della settimana, sette sono i toni primordiali e ancora sette sono i livelli celestiali del paradiso.
Da un punto di vista geometrico, le diverse forme di stelle hanno un significato speciale in base al numero di punte.
Le stelle a 7 punte corrispondono all’armonia del mondo, l’arcobaleno (sette colori), le sette zone planetarie, i 7 poteri, tra gli altri.
CONCLUSIONE
In conclusione cosa ha concorso per concepire la stella argentea settenaria della Vergine Nuova Maria, della nuova vita dell’Eros ora immortale, immaginariamente prigioniera nella bestia dell’Apocalisse di Giovanni, il Satana in fondo all’Inferno, che si è giovato del sacrificio della potenza di Dio Buono tramite l’arcangelo Michele, liberando la suddetta Madonna.
Ma si comprende che la bestia Satana è la Morte, che alla fine dell’opera salvifica del Dio Buono, diventa improvvisamente la Nuova Maria Immacolata dell’Eros.
Le tre linee, una rossa del dito mignolo e due verdi delle dita medio e anulare, dell’illustr. 2, sono la linea della Forza e le linee della Direzione e Velocità, meglio ancora definirle la linea dell’Antigravità e le due linee cosiddette Verdi del prodigio.

Gustavo Adolfo Rol
Della linea Verde abbiamo conoscenza tramite Adolfo Rol (Torino, 20 giugno 1903 – Torino, 22 settembre 1994).
La sua traccia indelebile, la sua fama di sensitivo, deve aver potuto fare l’analoga cosa, attraverso il suo spirito che gli ha permesso tanti prodigi. Quello spirito che gli fece dire:
« Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!».
Fu un anno critico per Rol a causa di questa scoperta, con molti problemi di salute.
Ma in cambio intuì che questa forza, che lui chiamò “verde“, poteva transitare per una “porta” nell’uomo per mettere in comunicazione il suo spirito con la materia fisica del corpo.
Di qui si adoperò con gli studi per acquisire talenti e pratica per acquisire in lui quella forza utilizzando i tre canali percettivi più comuni dell’uomo (visivo, uditivo e cinestesico).
Il verde, la quinta musicale e il calore.
Il verde (la vista), situato al centro dello spettro visibile, è uno dei colori percepibili dall’occhio umano misurabile tramite onde elettromagnetiche.
Nelle pratiche meditative, il colore verde è spesso visualizzato ed è posto fra i tre inferiori (dell’istinto e materia) e quelli superiori (spirito e piani sottili esistenziali) e funge da legante.
La quinta musicale (l’udito). L’intervallo di quinta, particolarmente significativo, rappresenta la distanza di sette semitoni tra due note nella scala musicale, corrispondente a tre toni e un semitono.
La corrispondenza di queste due note con questa distanza crea una consonanza perfetta piacevole all’orecchio, e genera un senso di armonia.
Il calore (il corpo) è ciò che si genera con il legame delle vibrazioni del verde con la quinta musicale. È la sua influenza sulla nostra immaginazione e lo stato fisico.
Questo calore fa da legame piacevole e armonioso fra spirito e materia. È un meraviglioso ponte fra due mondi di una realtà tridimensionale.
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