di Gianni Pantaleo.
Non è raro trovare autori che narrano il vissuto di uomini che hanno sfidato le loro vite. Citando i “poeti maledetti” o anche scrittori di fine ‘800, anche nell’orrore, possiamo trovare romanticismo.

Da Baudalire a Wilde, da Verlaine ad Allan Poe, da De Andrè a Guccini, i fantasmi che offuscano le menti di questi uomini, hanno nel loro intimo, un raro sentimento che è la consapevolezza. Quella coscienza che comunque rende la loro vita l’unica vissuta e ma non sprecata.
Non ne abbiamo altre. Non ce ne sono altre di vite e si sa: “…contro gli Dei, nessun essere umano può opporsi al loro potere”.
Coraggiosa è l’ultima opera artistica di Vlide (al secolo Francesco Nardone). Artisticamente, Vlide è sempre stato considerato un understanding-rapper: recitando musicalmente, racconta.

Una distinzione è possibile tra cantare e interpretare. La melodia, il ritornello, sono periodi intesi come testi letterari che appagano l’orecchio. Vlide invece è un attore della musica e trasmette riflessione.
Il suo pensiero, nel testo, presenta e comprende il tema fonte della narrazione. Ritmica e parole è la sua arte.
Un uomo: è da quest’uomo che nasce “1974 – Sequestro di persona”. Nessun giudizio. Nessun commento. Nè morale nè condanne.

Lo presenta e facendolo, ha il coraggio di sfidare l’ipocrisia del perbenismo borghese: se hai commesso un reato, sei comunque un reo.
Non c’è analisi, non c’è comprensione. Vlide invece scardina il luogo comune con un caso di cronaca accaduto nel 1974.
Ascolta il protagonista, tutt’oggi vivente e lo fa parlare. E’ un’operazione di training collettivo: il soggetto parla, confida, confessa e noi ascoltiamo ma non condanniamo. Non è la società che condanna. Quello è compito della legge.
E’ una terapia. Per noi certamente, ma soprattutto per l’uomo: “di quell’uomo”. Preso, condannato, additato. “Dici delinquente, persona pericolosa… Se mi chiami delinquente siamo noi la stessa cosa”.
Concentra in questa frase tutta la vita dell’uomo: “di quell’uomo”. Ma quell’uomo ha pagato. Non si è piegato! Ha pagato. Ha pagato il tributo morale con gli uomini e con sè stesso.
Avrà pianto. Avrà considerato quanto dolore ha provocato. Il padre. La madre. Il bambino. La legge. La società… Ma ha pagato!

La vita ci torna sempre addosso e la dignità ci permette di capire che ogni nostra azione non capita perchè fatta d’istinto. Altrimenti non saremmo considerati uomini.
Ci sono le emozioni e l’uomo: “di quell’uomo”, le emozioni, le ha provate tutte. Vlide è oltre la ragione: con “1974 – Sequestro di persona” spiega che l’occasione di un uomo: “di quell’uomo”, c’è, esiste, si può! Tanto da reintegrasi nella vita.

L’artista a suo modo racconta l’amore. L’amore di uno uomo: “di quell’uomo”, che ha ritrovato sè stesso. La legge? La morale? La società?
…ma chi è innocente!
Tecnicamente questo lavoro è di un professionismo che dimostra quanto in Puglia si possa produrre un’ opera che sconfina la regione. La regia, gli interpreti, i tecnici, testi e musica, abbiano ormai ben raggiunto qualità video internazionali.
Ben meritati gli applausi al cast e alla produzione.
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