di Marco Lamacchia.
Spesso relegati all’immaginario della divinazione commerciale o confinati nell’oscurità di discipline esoteriche, i tarocchi sono sempre stati visti come unica realtà o al contrario come la truffa per eccellenza. Lontani dai cliché della cartomanzia da intrattenimento, questi mazzi di carte si rivelano oggi strumenti “straordinari” di indagine interiore.

Proprio come è accaduto nel mio recente lavoro sui “Criptidi della Puglia”, dove il folklore e le figure leggendarie sono stati trasformati in un gioco narrativo per preservare la memoria, anche i tarocchi possono essere sottratti al loro isolamento museale o superstizioso.
Diventano così una materia viva: un dispositivo pedagogico e antropologico capace di dialogare con la contemporaneità.
La storia documentata ci racconta che i tarocchi nascono nell’Italia del XV secolo – tra le corti di Milano, Ferrara e Bologna – come gioco di carte per l’aristocrazia, noto inizialmente come Carte da Trionfi.

Tarocchi Visconti di Modrone – XV sec.
I ventidue Arcani Maggiori non erano altro che uno specchio della società medievale e rinascimentale. Mettevano in scena figure di potere (l’Imperatore, il Papa), virtù morali (la Giustizia, la Temperanza), forze cosmiche (il Sole, la Luna) e l’immancabile presenza della Morte e del Giudizio.
Solo a partire dalla fine del XVIII secolo, intellettuali come Antoine Court de Gébelin e successivamente l’occultista Eliphas Lévi ne intuirono il potenziale simbolico, sovrapponendovi griglie filosofiche e cabalistiche.
La vera rivoluzione contemporanea si deve però al Novecento, quando lo psicologo Carl Gustav Jung riconobbe nei Tarocchi una rappresentazione visiva degli archetipi dell’inconscio collettivo. Le carte cessavano di prevedere il futuro e iniziavano a riflettere il presente di chi le guardava.

Tavola sinottica degli Arcani Maggiori
Oltre la divinazione tradizionale, oggi l’approccio ai tarocchi si è ampiamente diversificato, spostando il focus dal “cosa accadrà” al “chi sono adesso”.
Tra gli utilizzi più diffusi troviamo:
- Tarologia evolutiva e psicologica: Un metodo introdotto da autori come Alejandro Jodorowsky, in cui il mazzo viene usato come uno specchio psicologico. Il consultante proietta sulle immagini i propri blocchi, desideri e conflitti inconsci.
- Scrittura creativa / Storytelling: Molti scrittori e sceneggiatori utilizzano gli Arcani per sbloccare la trama o per strutturare il viaggio dell’eroe nei loro romanzi. Ogni carta rappresenta una tappa o un archetipo caratteriale.
- Meditazione e mindfulness: L’analisi visiva e la contemplazione di una singola carta vengono impiegate come focus per la riflessione personale e lo sviluppo dell’intuizione.

Antoine Court de Gébelin (1725-1784)
Se la criptozoologia classica si ostina a cercare le prove biologiche dell’esistenza di creature ignote alla scienza, la prospettiva adottata in questo ambito di ricerca, si muove su un binario differente, e sotto certi aspetti più ricco.
Da una prospettiva antropologica, il mazzo dei tarocchi è un atlante visivo che rispecchiano la complessità della condizione umana.

Eliphas Lévi (1810-1875)
Esattamente come le creature del folklore contadino – che nascevano per dare una forma e un nome alle paure collettive e ai tabù di una comunità – le figure dei tarocchi codificano le esperienze universali dell’uomo o di una regione geografica.
Nelle mie indagini sono emerse poi una serie di figure antropomorfe, e di manifestazioni ferine che infestano le nostre campagne.
Le masserie, strutture isolate che per secoli hanno rappresentato microcosmi autosufficienti ma vulnerabili, emergono nei racconti popolari e nelle testimonianze raccolte come veri e propri teatri del preoccupante. È qui che si manifestano presenze legate al culto dei morti e al timore dell’indomabile.

Alejandro Jodorowsky
Nel descriverle, la mia intenzione era legare la specificità geografica all’universalità del mito. Le creature che ho esaminato riflettono i timori legati alla perdita del raccolto, alle malattie inspiegabili del bestiame e alla minaccia dell’ignoto che cominciava appena fuori dalle mura del paese.
In questo contesto, l’orizzonte mitico si popola di esseri ibridi e di ombre antropomorfe che fungevano da guardiani morali e da spiegazioni poetiche per le avversità quotidiane.

Usare i tarocchi oggi significa compiere un atto di resistenza culturale contro l’appiattimento del linguaggio e l’omologazione del pensiero iper-tecnologico.
In un’epoca dominata dal dato numerico e dalla statistica, il mazzo di carte restituisce centralità al pensiero analogico e al simbolo.
Ci permette di ricollegarci a quella struttura che connette le diverse culture umane, offrendo una grammatica visiva comune per interpretare il caos dell’esistenza.

Carl Gustav Jung (1875-1961)
È però sul piano pedagogico che i tarocchi rivelano la loro intuizione più moderna, legandosi strettamente alla metodologia che ho applicato nel mio compendio sui criptidi.
Introdurre la dimensione ludica e visuale all’interno del percorso di crescita personale o educativo offre vantaggi straordinari:
- Sviluppo del pensiero narrativo: chiedere a qualcuno di disporre delle carte e legarle insieme in una storia stimola la creatività, capacità di raccontare (storytelling) e l’elasticità mentale. Aiuta a strutturare nessi causali e logici partendo da stimoli puramente visivi.
- Alfabetizzazione emotiva: Soprattutto nei giovani, l’immagine stacca l’emozione dal sé. È più facile parlare della propria rabbia o delle proprie paure commentando la figura del diavolo o della grotta, piuttosto che verbalizzarle direttamente. La carta funge da mediatore sicuro e intuitivo, proprio perché si utilizzano archetipi ancestrali che richiamano le emozioni di base.
- Esercizio di decodifica: In un mondo saturo di immagini passive (i feed dei social network), i tarocchi richiedono un’attenzione attiva. Educano l’osservatore a decifrare dettagli, colori, posture e geometrie, allenando lo sguardo critico.
- Manipolazione: attraverso il gioco il folklore cessa di essere un fossile da museo e torna a essere una materia viva, uno strumento attivo di narrazione, che invita le nuove generazioni a esplorare sé stessi, utilizzando le carte, riproducendo immagini e colori col disegno, rappresentare un’emozione o un’immagine attraverso il corpo o la parola, esplorare il territorio e a preservare un patrimonio orale altrimenti destinato a svanire nell’oblio della modernità ipertecnologica.

I Tarocchi di Marsiglia
È di cruciale importanza il valore della memoria orale in un’epoca di radicale omologazione culturale.
I Tarocchi non sono risposte pronte stampate su pezzi di cartoncino, ma ottimi generatori di domande. Smettere di interrogarli sul domani e iniziare a usarli per comprendere l’oggi significa trasformarli da oggetto di superstizione a strumento di liberazione intellettuale, capaci di stimolare l’immaginazione e di riconnetterci con la parte più profonda della nostra storia culturale.
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