di Antonio Pisani.
Domenica 25 gennaio 2026, al Teatro Petruzzelli di Bari, “La Cecchina, ossia La buona figliuola” di Niccolò Piccinni ha confermato l’entusiasmo suscitato fin dal debutto, offrendo al pubblico una reinterpretazione coinvolgente dell’opera settecentesca.

Scelta per aprire la Stagione Lirica 2026 in occasione del tricentenario della nascita del compositore barese, la produzione è una coproduzione della Fondazione Teatro Petruzzelli e del Teatro Massimo di Palermo, con la direzione musicale di Stefano Montanari e la regia di Daniele Lucchetti, al suo debutto operistico. Lo spettacolo si basa sull’edizione critica curata da Francesco Paolo Russo.

Stefano Montanari
La Cecchina non è solo una scelta artistica importante, ma anche il simbolo del legame fra Bari e il suo illustre musicista: fu infatti quest’opera, con libretto di Carlo Goldoni e prima esecuzione a Roma nel 1760, a consacrare Piccinni in Europa, rendendolo uno dei compositori più eseguiti del suo tempo.

La rappresentazione al Petruzzelli è la prima occasione in cui l’opera viene proposta nel teatro barese come apertura di stagione e dà il via a un triennio di produzioni successive dedicate a Zenobia (2027) e Atys (2028).

Daniele Lucchetti
La regia di Daniele Lucchetti imprime un carattere vivace e sorprendente senza mutare il cuore emotivo e narrativo dell’opera buffa settecentesca, avvicinandola alla contemporaneità con scene originali e ironiche, come la presenza di oggetti anacronistici (un monopattino) che evidenziano il dialogo tra passato e presente.
La prova del cast vocale è risultata di alto livello, con interpretazioni equilibrate tra tecnica, espressività e caratterizzazione scenica.

Francesca Aspromonte interpreta Cecchina;
Ana Maria Labin è la marchesa Lucinda;
Francesca Benitez è il cavalier Armidoro;
Krystian Adam, Christian Senn
e Pietro Spagnoli completano il cast.
La serata è stata accolta con calore ed entusiasmo dal pubblico, che ha risposto con lunghi applausi e viva partecipazione emotiva.
L’allestimento interpreta bene l’intento della Fondazione Teatro Petruzzelli di riproporre La Cecchina non solo come opera storica ma come ponte tra culture, epoche e sensibilità contemporanee, confermando l’opera di Piccinni come patrimonio vivo e non mera testimonianza.

Un tipico momento d’apertura ne La Cecchina è l’ouverture, caratterizzata da un dialogo dinamico tra archi e legni e da marcate influenze della tradizione dell’opera buffa settecentesca, in cui la musica introduce l’atmosfera giocosa prima dell’ingresso dei cantanti.
Le arie della protagonista riflettono il suo sentimento sincero verso Armidoro e la tensione tra la sua umile condizione e il desiderio di riconoscimento sociale.

La linea vocale è costruita per enfatizzare i fraseggi eleganti e agili e i frequenti passaggi ornamentali tipici dell’epoca, con un uso espressivo del registro superiore.
Nei momenti in cui più personaggi condividono la scena, Piccinni crea contrasti ritmici e armonici per evidenziare conflitto o ironia: le voci si intrecciano brillantemente per sottolineare cambi di situazione o colpi di scena buffi.
Nei duetti tra Cecchina e Armidoro si percepisce spesso una piacevole alternanza di frasi liriche melodiche e momenti più brillanti di risposta indipendente, in cui la caratterizzazione drammatica si manifesta anche attraverso la scrittura musicale.

Personaggi come Tagliaferro o Sandrina offrono spesso frasi musicali caricaturali e ritmo più marcato, momenti in cui l’orchestra e la voce dialogano in modo da sottolineare l’ironia della situazione scenica.
Un successo annunciato, visto i “sold out” di tutte le serate, che evidenzia il forte legame che la città di Bari ha con Niccolò Piccinni e con la Fondazione Teatro Petruzzelli.
Antonio Pisani.
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