di Giovanni Francesco Cicchitti.
La Venere Callipigia è una delle sculture più affascinanti custodite nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Ci troviamo di fronte a una raffinata rielaborazione in marmo di età romana, risalente al I o II secolo d.C., ispirata a un prototipo greco in bronzo del III secolo a.C.
La statua fu rinvenuta nei pressi della Domus Aurea, priva del capo, e nel 1594 entrò a far parte della collezione Farnese.
All’atto del ritrovamento, non solo mancava la testa: l’opera necessitò di un accurato restauro. Vennero così ricostruiti il capo, le spalle, il braccio sinistro con il lembo della veste, la mano destra e il polpaccio destro.

Collocata a Roma, a Palazzo Farnese, la Venere Callipigia si guadagnò un posto di rilievo nel prestigioso patrimonio di sculture archeologiche della famiglia.
La dea è ritratta in un gesto civettuolo: con la mano sinistra solleva una falda del chitone, la tunica ionica orientale priva di maniche, confezionata con un unico drappo fermato alle spalle da fibule.
Nel sollevare la veste, scopre le terga e, con una torsione del busto che culmina nel viso rivolto all’indietro, pare contemplare con compiacimento le proprie natiche svelate. Non a caso “Callipigia” significa “dalle belle natiche”.
La Venere Callipigia, o Afrodite Callipigia, è dunque un capolavoro di epoca romana, databile al I-II secolo d.C., oggi conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
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