mercoledì, 11 Marzo, 2026 2:33:14 PM

Hans Holbein – Il mistero del Cristo morto nel sepolcro – I parte

di Gaetano Barbella.

 Hans Holbein, Cristo morto nel sepolcro (1521-1522)

Hans Holbein è un artista che descrive una concezione mentale che gli detta il suo spirito, ma non ha coscienza completa nella sua interezza spirituale interiore.

Gli artisti quando dipingono sono artigiani del colore, delle forme, del tempo, della loro azione, meglio dire una sorta di profeti, nel nostro caso, sul Gesù della Morte.

Ed ecco la Morte in persona in Cristo morto nel sepolcro (1521—1522) che Holbein raffigura, e lo inquadra nel tema della resurrezione dell’Anima che Gesù, col sacrificio del Golgota e la discesa infera trae dalla morte dopo tre giorni, salendo con essa poi al cielo, cioè risorgendo dalla tomba. 

Hans Holbein (1497/1498-1543)

Ma è proprio questo tema che il suo spirito si è disposto a concepire per lasciarlo ai posteri?

Il destino dell’umanità, sappiamo, attraverso il testo della Bibbia e poi dei Vangeli, comprendendo tutti gli altri testi sacri riconosciuta dalla Chiesa del Cristianesimo, del sacrificio della seconda persona della Trinità divina che credeva nel padre, il Dio Buono.

“Nessuno è buono se non Dio solo” disse Gesù in Marco 10:18?

Ma perchè è definito il Dio Buono che Gesù Cristo amava, mentre il Dio delle scritture sacre era Jahvè, il Dio di Mosè severo e vendicativo nell’intento della giustizia da ripristinare? Ecco una realtà divina poco intesa che passa inosservata sul Dio Buono amato da Gesù Cristo.

Non c’è altro modo di capire che si tratta del sacrificio della Prima Persona Divina, cui fa seguito il sacrificio della Seconda Persona, il Cristo, per la salvezza dell’Anima umana.

Di questo primo sacrificio non se ne parla, eppure è evidente la sua concezione, altrimenti la seconda concezione, quella di Gesù Cristo, non poteva attuarsi.

Ma è una manchevolezza che non passa inosservata all’arte che è stata capace di concepirla, sempre con l’intento di tramandarla di “notte tempo” al futuro dell’uomo.

Alessandro Bonvicino (1492/1495-1554)

Infatti ecco che il noto artista bresciano Alessandro Bonvicino detto il Moretto (1498-1554), ritrae per questo scopo nel 1534 la pala, L’Incoronazione della Vergine coi Santi  Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele.

Nessuna incognita spirituale nell’intento pittorico del Moretto, che appare chiaro in questa sua rappresentazione, è il grande Sacrificio di Dio, un Jahvè che depone la sua forza, la sacrifica per il riscatto della Morte.

E chi è come lui come espressione della Forza se non l’arcangelo Michele? Michele in latino «Quis ut Deus?», “Chi è come Dio?”

Un arcangelo Michele che disorienta.

Entrando nella basilica dei SS. Nazaro e Celso di Brescia e procedendo sul lato di sinistra della navata, a ridosso del secondo altare decorato in marmo, si ammira la pala del Moretto del 1534, L’Incoronazione della Vergine coi Santi  Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele.

Chiesa dei Santi Nazaro e Celso – Brescia

Quando la vidi per la prima volta, nel 1960, ne fui fortemente impressionato. L’Arcangelo Michele mi colpì particolarmente sembrandomi diverso dalle solite iconografie in cui compare con i paramenti da guerriero, con corazza, elmo, spada e munito della bilancia di giustizia.

Venni ad abitare a pochi passi dalla basilica dei SS. Nazaro e Celso e non passavano domeniche, in cui ero lì per la Messa senza che mi soffermassi sempre più ad ammirare quest’opera singolare, ma questo anche in altri giorni della settimana.

Intanto il mio pensiero ricorreva continuamente verso il San Michele nell’intento di fare degli studi.

Quest’idea, destino volle che dovesse essere poi sviluppata, molti anni dopo, in modo particolare, e sia stato il Moretto stesso, chissà come, a indurmi a farla progredire, più di quanto avevo già posto in atto nel frattempo.

Infatti nel 2004 con la famiglia ci siamo trasferiti in un’altra casa bresciana, non tanto distante da un’altra chiesa, e guarda caso qui c’è la tomba di Alessandro Bonvicino e molte sue opere.

È la chiesa di San Clemente che si trova in fondo alla traversa omonima di via Cattaneo.

Qui sono esposte molte opere famose di Alessandro Bonvicino.

Alessandro Bonvicino detto il Moretto (1498-1554)

Incoronazione della Vergine coi Santi  Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele. 

Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia. 

Nel caso del Moretto si potrebbe intuire che nell’Arcangelo Michele, paragonato a Dio stesso, operi la Sua misericordia al punto di rivelarsi nelle vesti femminili e persino nelle membra.

Notare il dettaglio della veste annodata sulla coscia, un vezzo perfettamente femminile fino ai giorni nostri.

Tuttavia rende comunque perplessi il rapporto che si stabilisce fra Michele e la bestia, questa non più come l’essere demoniaco in veste umana rappresentato in altri dipinti come il demone che l’angelo uccide.

La bestia, forse nell’intento del Moretto, potrebbe rientrare nella visione del terzo segno dell’Apocalisse di Giovanni, la «bestia di terra»:

«Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago.» (C.E.I. 2008. Ap 13,11).

Chiesa di San Clemente – Brescia

Ma nella fase di transizione a questo quarto segno si passa di seguito al quinto segno, quello dell’Agnello e i vergini, come a metterli in relazione con un preciso intento che ora non si capisce:

« E vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. » (C.E.I.  2008 – Ap 14.1).

Già da qui Giovanni sembra voglia legare l’Agnello con la bestia, che non sembra aggressiva e che l’arcangelo Michele sfiora col piede quasi delicatamente, ed è sul punto di consegnare la sua forza, stranamente tutta concentrata in una sorta di grossa coda attorcigliata intorno alla punta quadristellare della sua sottile lancia.

Incoronazione delle Vergine del Moretto – Particolare

Resta ora il fatto saliente che riguarda da vicino l’Arcangelo Michele in sembianze femminili, col volto adornato con ghirlanda di fiori di campo.

La domanda è ora, grazie a quale sortilegio la bestia è adagiata ai piedi di Michele, tutt’altro che incline a qualsiasi ostilità?

Infatti sembra gradire lo sfiorare di quel piede di Michele sul suo petto, ma c’è ben di più con quel puntale dorato della presunta lancia che avrebbe dovuto trafiggerla.

Incoronazione delle Vergine del Moretto – Particolare

Invece è come se si fosse stabilito un singolare rapporto, tutt’altro che sgradevole, fra la strana punta quadristellare della lancia con una sorta di grossa coda eretta della bestia ad essa attorcigliata (illustr. 3).

Ma è una cosa che ha tutta l’aria di una concezione fallica, non c’è che dire.

E allora che cosa ha voluto suggerire, o esorcizzare, il Moretto con questa novità in fatto di disputa con le forze del cosiddetto male?

Non c’è altra spiegazione del grande sacrificio di Dio Padre, con quella della sua Potenza! Ma non mancano le tutele di questo grande sacrificio, l’avvento futuro dell’ «Agnello di Dio in piedi sul monte Sion e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo.» (C.E.I.  2008 – Ap 14.1).

Infatti la conclusione è questa:

« E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:

“Ecco la tenda di Dio con gli uomini!

Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli

ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.

E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi

e non vi sarà più la morte

né lutto né lamento né affanno,

perché le cose di prima sono passate” ». (C.E.I.  2008 – Ap 21,1:4)

Chi è veramente la salma del Cristo morto nel sepolcro di Hans Holbein?

Alla luce dell’indagine del dipinto di Alessandro Bonvicino, l’ “Incoronazione della Vergine coi Santi  Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele”, l’arcangelo Michele si offre in sacrificio per salvare la « bestia » dell’Apocalisse di Giovanni cedendo la sua potenza (vedasi l’illustr. 3).

È la decisione di Dio che da potente, in veste di Jahvè, diventa il Dio buono amato da Gesù Cristo. Questa situazione si riscontra nell’Apocalisse di Giovanni  della «bestia di terra»:

«Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago.» (C.E.I. 2008. Ap 13,11).

Notare il particolare « che aveva due corna, simili a quelle di un agnello » per confermare questa concezione che trova conferma nell’impotenza dell’uomo con la decisione che “nessuno poteva comprare o vendere senza il marchio sulla mano destra e sulla fronte, cioè il nome della bestia o il suo nome”.

E il quarto segno successivo dell’Apocalisse di Giovanni CEI 2008 Ap 14,1:

« E vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. »

Dimostra la possibilità di un legame con questa bestia. Ma si capisce che accordo prese Gesù Cristo nel discendere nell’Inferno dopo morto con Satana, la bestia, poiché il fatto rappresentato dell’arcangelo Michele in accordo con la bestia, avviene nello stesso momento.

Questa condizione permise al Cristo di ottenere in cambio l’Anima umana che Egli portò con sé nel risorgere il terzo giorno.

Da quel momento avviene un cambiamento nella bestia, come di un certo nascere in essa di una vita attraverso l’Eros umano, provvisoriamente mortale, ma grazie all’azione redentrice dell’Agnello ceduto da Michele arcangelo alla bestia alla fine di certi tempi, diventa immortale e si unisce all’anima.

L’Agnello porta con sé il suo “tesoro” i « centoquarantaquattromila » della salvezza.

« Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello.

Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. » (Ap 7,14:15 CEI 2008)

Che significa tutto questo in relazione alla salma del Cristo morto nel sepolcro di Hans Holbein? Non può che preludere al fatto che potenzialmente il corpo erotico, l’Eros in lui, aveva in germe il potere di rinascere ed è questo che Hans Holbien, senza saperlo, ha dipinto.

Ma spiritualmente dovette avvenire che la configurazione del Cristo morto avesse i segni della rinascita in lui.

Fine prima parte.

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