sabato, 3 Ottobre, 2026 3:12:35 AM

Davvero never complain never explain?! – I parte

di Rita Farneti.

Never complain never explain, cosi’ si può concentrare il modus operandi dei Windsor ,una linea di condotta che la regina Elisabetta II ha osservato fino alla morte. In un solo caso questa ferrea regola di comportamento è stata infranta, quando su sollecitazione del primo ministro Tony Blair – considerato anche il minimo storico dei consensi nei confronti della monarchia inglese raggiunto agli inizi di settembre 1997 –  rese pubblico il proprio composto dispiacere per la morte di Diana, inchinandosi poi  al passaggio della bara della Principessa del Galles dopo che la bandiera reale su Buckingham Palace  era stata innalzata, in segno di lutto, a mezza asta .

Diana Spencer (1961-1997)

I funerali della Principessa del Galles si svolsero in forma solenne nella abbazia di Westminster e fu proprio in quell’occasione che si aprì, attraverso il durissimo discorso pronunciato dal fratello, Charles Spencer, una faida di cui il libro dello stesso, pubblicato nel settembre 2026, a quasi 30 dalla morte della contessina Spencer, rappresenta solo un’ulteriore proseguimento (C. Spencer, Canto del cigno Diana, mia sorella, Milano, Mondadori,2026 traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso).

Mi presento oggi davanti a voi come rappresentante di una famiglia in lutto, in un Paese in cordoglio, al cospetto di un mondo sotto shock. Siamo tutti uniti non solo dal desiderio di rendere omaggio a Diana, ma piuttosto dal bisogno di farlo;

tale era infatti il suo straordinario ascendente che le decine di milioni di persone che seguono questa cerimonia in tutto il mondo – via televisione e radio – e che non l’hanno mai incontrata di persona, sentono di aver perso, anche loro, una persona a loro cara nelle prime ore di domenica mattina.

È un tributo a Diana ben più straordinario di quanto io possa mai sperare di offrirle oggi. Diana era l’essenza stessa della compassione, del dovere, dello stile e della bellezza. In tutto il mondo era un simbolo di umanità disinteressata.

Ovunque, una paladina dei diritti degli autentici oppressi; una ragazza profondamente britannica capace di trascendere le barriere nazionali.

Una donna dotata di una nobiltà innata, che non conosceva distinzioni di classe e che, nell’ultimo anno, ha dimostrato di non aver bisogno di alcun titolo reale per continuare a sprigionare la sua speciale magia.

Oggi è l’occasione per ringraziarti di come hai illuminato le nostre vite, anche se Dio ti ha concesso solo metà esistenza.

Ci sentiremo sempre privati di qualcosa per il fatto che tu ci sia stata strappata via così giovane; eppure, dobbiamo imparare a essere grati per il solo fatto che tu abbia fatto parte della nostra vita.

Solo ora che non ci sei più comprendiamo appieno ciò che abbiamo perso, e vogliamo che tu sappia che vivere senza di te è davvero molto difficile.

Questa  perdita ci ha gettati tutti nella disperazione. Nell’ultima settimana, solo la forza del messaggio che ci hai trasmesso attraverso anni di dedizione e generosità ci ha dato la forza di andare avanti. Si è tentati di affrettarsi a santificare la tua memoria, ma non ce n’è bisogno.

La tua figura di essere umano dalle qualità uniche è già abbastanza imponente da non richiedere di essere visto come una santa;

anzi, santificare il tuo ricordo significherebbe perdere di vista l’essenza stessa del tuo essere: quel tuo senso dell’umorismo meravigliosamente birichino, accompagnato da una risata che ti faceva piegare in due.

La tua gioia di vivere si trasmetteva ovunque portassi il tuo sorriso e lo scintillio in quegli occhi indimenticabili. La tua energia sconfinata che a malapena riuscivi a contenere.

Ma il tuo dono più grande era la tua intuizione ed era un dono che usavi saggiamente. Questo è ciò che ha sostenuto tutte le tue altre meravigliose qualità e se cerchiamo di analizzare cosa c’era in te che aveva un fascino così ampio lo troviamo nel tuo senso istintivo per ciò che era veramente importante nelle nostre vite.

Senza la tua sensibilità donata da Dio saremmo immersi in una maggiore ignoranza riguardo all’angoscia dei malati di AIDS e HIV, alla difficile situazione dei senzatetto, all’isolamento dei lebbrosi, alla distruzione indiscriminata delle mine antiuomo.

Diana una volta mi spiegò che era proprio la sofferenza che provava nel profondo a permetterle di entrare in sintonia con quella schiera di emarginati che sentiva di rappresentare.

Ed è qui che emerge un’altra verità sul suo conto: nonostante lo status, il glamour e gli applausi, Diana rimase sempre, nel profondo, una persona molto insicura, quasi infantile nel suo desiderio di fare del bene al prossimo;

un modo, questo, per liberarsi da quel profondo senso di indegnità di cui i suoi disturbi alimentari non erano che un sintomo.

Il mondo percepiva questo aspetto del suo carattere e le voleva bene per la sua vulnerabilità, ammirandola al contempo per la sua onestà.

L’ultima volta che vidi Diana fu il 1° luglio, giorno del suo compleanno, a Londra: come sempre, non si stava prendendo del tempo per festeggiare la ricorrenza con gli amici, bensì partecipava come ospite d’onore a una serata speciale di raccolta fondi per beneficenza.

Era radiosa, naturalmente, ma preferisco custodire il ricordo dei giorni trascorsi insieme a marzo, quando venne a trovare me e i miei figli a casa nostra, in Sudafrica.

Sono orgoglioso del fatto che, al di là delle occasioni ufficiali in cui incontrava il Presidente Mandela, riuscimmo a ritagliarci dei momenti.

Siamo riusciti a impedire agli onnipresenti paparazzi di scattarle anche solo una foto: per lei è stato molto importante. Sono giorni che custodirò sempre gelosamente nel cuore.

Era come se fossimo tornati all’infanzia, quando trascorrevamo tantissimo tempo insieme: noi due, i più piccoli della famiglia.

In fondo, non era cambiata affatto rispetto alla sorella maggiore che si prendeva cura di me quando ero piccolo, litigava con me a scuola e affrontava al mio fianco i lunghi viaggi in treno tra le case dei nostri genitori nei fine settimana.

È una testimonianza del suo equilibrio e della sua forza d’animo il fatto che, nonostante una vita a dir poco bizzarra dopo l’infanzia, sia rimasta integra e fedele a se stessa.

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