domenica, 27 Novembre, 2022 5:11:37 PM

Alessio Meloni, direttore musicale di una cultura cittadina: Quartucciu (CA)

di Anna Landolfi.

La tutela di un patrimonio artistico è parte di una cultura di una comunità. Da tempo avvenimenti religiosi o festività commemorative, sono di auspicio perchè la comunità si ritrovasse nelle piazze, tra le strade della città, per quello che è il comportamento più naturale dei suoi abitanti: la socialità. Feste, sagre, mercati, gli ambulanti, le giostre, gli alberi della cuccagna, (e chi li ricorda più!), il profumo delle frittelle dalle finestre delle cucine. La memoria resta. La memoria è custode di ricordi e questi devono essere trasmessi alle generazioni non con la nostalgia di un tempo che non torna più, guai se così fosse, non ci sarebbe crescita di una comunità, ma “cancellare” quei ricordi, cancellerebbe il passato e la storia non può essere cancellata. Una comunità esiste e stratifica la sua storia attraverso la tradizione e questa, grazie all’amore per la propria terra, è colta, studiata, riproposta e presentata con i linguaggi contemporanei, da giovani che della propria identità culturale, ne fanno arte. Alessio Meloni, giovanissimo musicista, dirige una di queste attività artistiche di tradizione musicali: la Banda di Santa Cecilia di Quartucciu, cittadina della Città Metropolitanta di Cagliari. A lui, è dedicata questa breve intervista, a distanza dal suo debutto da direttore musicale, il 6 gennaio scorso, per il Concerto dell’Epifania tenutosi nella Sala Consiliare dello storico Palazzo Regio di Cagliari, in presenza, tra gli altri, del Consigliere delegato, Damiano Paolucci, Assessore agli Affari Generali e Personali della Città Metropolitanta di Cagliari.

                                   Alessio Meloni

È un piacere trovarmi ad intervistare un giovanissimo direttore di una delle formazioni bandistiche più storiche della Sardegna, la Banda di Santa Cecilia di Quartucciu e da quanto informata, pare che il suo percorso professionale sia stato dominato dalle note: ha sempre saputo quello che avrebbe voluto essere? Cioè un direttore musicale?

L’interesse per la direzione è nato durante i miei studi, prima con il clarinetto poi con la musica d’insieme, ma fin da giovanissimo tra il pubblico nei teatri e come musicista nei vari complessi musicali, la figura del direttore mi ha sempre affascinato, stare sul podio e guidare i musicisti lungo un pensiero comune, essere il tramite tra la volontà del compositore e gli interpreti. Però solo al termine dei miei studi come strumentista ho deciso di intraprendere quella del direttore, passando per la composizione.

La carriera di un direttore di banda è fatta anche di rinunce. Raggiungere questi obiettivi, porta ore di studi approfonditi. Certa di una sua personale “saggezza”, le chiedo: ma le arti interessano davvero ai giovani?

Se data la possibilità, ogni singolo giovane si appassionerebbe ad almeno una delle innumerevoli arti di cui siamo ricchi. Il grosso del lavoro però, deve essere svolto dalle istituzioni che, tramite l’insegnamento e la promozione, facciano sì che i giovani abbiano l’opportunità di entrare in contatto e di conseguenza apprezzare l’arte e la sua bellezza in tutte le sue forme.

     La Banda di Santa Cecilia di Quartucciu

Lei è anche un docente. La domanda precedente era riferita al suo contatto con i giovani, forse anche più giovani di lei. In questa epoca fatta di TikTok e social, quanto è importante la didattica perché sia finalizzata a sensibilizzare i giovani alla musica? Naturalmente i miei riferimenti sono ai compositori della musica classica, materia forse più complessa della musica pop.

Indispensabile, e parlo per esperienza personale. Non provenendo da una famiglia di musicisti, l’incontro con la musica è avvenuto proprio all’interno delle mura scolastiche. Essendomi iscritto nella classe ad indirizzo musicale della scuola media del mio paese il primo vero contatto con la musica colta è avvenuta tramite il clarinetto, strumento che mi fu assegnato. La didattica, quindi, ha il ruolo fondamentale di indirizzare l’allievo alla scoperta dei grandi compositori e fornirgli la possibilità di proseguire, se lo desidera, i propri studi. Non da meno, in questo compito, sono le associazioni bandistiche che con i propri corsi, concerti e manifestazioni danno la possibilità a tanti giovani di avvicinarsi a questo tipo di musica.

Ha anche una formazione scientifica, preparazione che le ha permesso studi di conoscenza umanistica. Le torna utile in quando direttore musicale, applicare questa materia con i suoi musicisti? Le chiedo questo perché ogni professionista dedito agli altri, necessita di una preparazione che metta in risalto le caratteristiche umane di un suo allievo che poi applicherà nel lavoro…

Non mi sento di dire che gli studi che ho svolto nell’ambito della psicologia mi abbiano fornito competenze ulteriori nel relazionarmi con gli altri, cercare di mettere in luce e valorizzare le capacità di ognuno è una peculiarità del mio carattere, fondamentale per il lavoro che svolgo come docente. Però di un insegnamento ho fatto tesoro, ogni studio, lettura ed esperienza contribuisce a creare la nostra persona, ed è fondamentale conoscere sé stessi affinché si possa apparire come si è, qualità che chi collabora con me apprezza.

Il suo “debutto” da direttore della Banda di Santa Cecilia di Quartucciu, è stato il concerto tenutosi il 6 gennaio scorso nella splendida Sala Consiliare di Palazzo Regio di Cagliari da un progetto di collaborazione tra la Città Metropolitana di Cagliari e la Regione Autonoma della Sardegna. Ha proposto autori importanti e composizioni non facili da eseguire. Ho conosciuto e ascoltato in altre occasioni, i componenti della banda che lei dirige. Per eseguire quei brani, ognuno di loro ha dimostrato una grande preparazione musicale. Lei che ha studi di estrazione di Conservatorio, ha avuto immediata “empatia” con i componenti?

All’interno della banda i ruoli dei membri sono ben definiti e quello del direttore è un ruolo di leadership, che con carisma e preparazione non si impone ma diventa un aiutante per i musicisti, aiuta a veicolare un’idea. In questo ognuno ha fatto la sua parte e gli ampi consensi ottenuti per il concerto a Palazzo Regio ne sono stati la conferma.

Mi scuso se le sono parsa impertinente, succede che in una “classe” già formata da altri colleghi (sono una docente di liceo), quando entra un nuovo insegnante, questi è accolto con una certa sfida al precedente. È il gioco curioso delle parti, non mi fraintenda, ma ha percepito quest’accoglienza?

Fin da subito si è instaurato un clima di collaborazione e rispetto reciproco, fondamentale per svolgere un lavoro efficace. È difficile capire quale sia la prima impressione che facciamo sulle persone se non gliela si chiede, ma sono dell’idea che se posti davanti ad un nuovo complesso musicale, se si è un bravo professionista e si riesce a creare empatia, i musicisti reagiranno nel migliore dei modi.

Lei maestro, è direttore e testimone di una cultura musicale che è la banda. Non c’è comunità sociale che non abbia la sua banda. Sa che è una grande responsabilità la sua? Una banda strappa i sorrisi ai bambini, una banda commuove gli uomini che meglio di certi “critici d’opera” conoscono a memoria arie liriche, una banda fa la festa del paese e le donne si affacciano alle finestre libere dai pensieri. Lei, maestro, ha questa responsabilità: darci felicità. Ne ha consapevolezza?

La banda, fin dalle sue origini, è sempre stata legata alla comunità in cui si trova. Uno dei ruoli più importanti che ricopre è far si che la cultura musicale esca dai teatri per diffondersi nelle piazze e per le strade e porsi a tutti coloro che non dispongono della fortuna di poter ascoltare musica dal vivo, è un impegno serio che il complesso bandistico Santa Cecilia di Quartucciu rispetta suonando con impegno e passione, sempre ricambiato dall’affetto e dall’apprezzamento della gente. 

Siamo soliti, ma riconosco che è un pregiudizio, considerare i giovani, poco attenti. Resto, quindi, sorpresa di quanti, invece, hanno sensibilità e voglia di essere parte di quel contesto sociale nel quale vivono e attivarsi perchè la loro realtà sia tutelata e difesa. Tempo fa, non poi così tanto tempo fa, una termine che si diffuse anche grazie a certa stampa poco accreditata, era “globalità”. Muri che cadevano, confini cancellati, porte spalancate a culture diverse, rischiavano e senza la ragione di oggi, di contaminare, alterando, la cultura stessa di un popolo. Col senno di oggi, ben vengano le influenze artistiche di altre territori. Braccia aperte a culture diverse. L’Europa è una realtà inscindibile, il pianeta stesso è una “globalità” di culture. Facciamone tesoro. Massificare la storia non renderebbe unico un popolo. Conservare, ognuno, la propria identità culturale, confrontandosi con le altre, non può che arricchire la storia e Alessio Meloni rappresenta il futuro di una identità culturale che del passato, ne fa tesoro e attinge da essa, le emozioni attraverso la sua dote: la musica, dirigendo una banda che da secoli, regala agli animi della gente, sorrisi e gioia. 

Anna Lanfolfi.

https://www.bandamusicale.it/bande/italia/sardegna/cagliari/quartucciu2/quartucciu2.php

https://artilibere.info/banda-musicale-santa-cecilia-di-quartucciu-identita-di-una-terra/

https://www.castedduonline.it/quartucciu-la-grande-ripartenza-della-banda-musicale-santa-cecilia-si-cercano-nuovi-musicisti/?cn-reloaded=1

https://www.facebook.com/santaceciliaquartucciu/

Ph. Carla Picciau

Video: Davide Loi

Ringrazio Sandro Sulcis per l’aiuto ricevuto per il redazionale dedidato al m° Alessio Meloni.

Le immagini e i testi potrebbero essere soggetti a copyright.

 

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