di Yuleisy Cruz Lezcano.
Il 14 gennaio 1841 a Bourges in Francia nacque Berthe Morisot figura centrale e insieme silenziosa dell’Impressionismo, una presenza che ha attraversato la storia dell’arte come una luce obliqua capace di illuminare senza accecare.
Cresciuta in una famiglia borghese colta che incoraggiò l’educazione artistica delle figlie, Morisot ricevette una formazione privata poiché alle donne era precluso l’accesso all’École des Beaux Arts e questo limite divenne paradossalmente uno spazio di libertà.

Berthe Morisot (Bourges 1841-Torino 1895)
Nel 1861 l’incontro con Camille Corot, maestro legato alla Scuola di Barbizon fu decisivo. Egli la introdusse alla pittura dal vero allo studio del paesaggio e a una concezione della natura come esperienza interiore oltre che visiva.
Secondo quanto documentato negli archivi del Musée d’Orsay e del Musée Marmottan Monet, che oggi conserva il più ampio corpus delle sue opere.

Musée d’Orsay
Berthe Morisot scelse consapevolmente di abbandonare il destino sociale che le era stato assegnato, rinunciando alla sicurezza dei salotti per lavorare en plein air nei giardini, nei parchi, sulle rive dei fiumi o in atelier essenziali.
Questa scelta non fu soltanto estetica ma esistenziale, perché significava rivendicare il diritto di guardare il mondo senza mediazioni maschili.

La Culla (1872)
Dal 1864 espose regolarmente al Salone di Parigi e dal 1874 partecipò a quasi tutte le mostre impressioniste, risultando l’unica donna presente in modo continuativo accanto a Monet, Renoir, Degas e Pissarro, come attestano i cataloghi ufficiali delle esposizioni storiche conservati presso la Bibliothèque Nationale de France.
Il suo stile si distingue per una pittura apparentemente rapida ma in realtà colta e controllata caratterizzata da pennellate leggere, spesso non finite, che lasciano trasparire la tela, creando una vibrazione luminosa costante.
Il colore non è mai descrittivo ma emotivo. I bianchi sono attraversati da rosa verdi e azzurri, i neri si dissolvono in tonalità calde e la prospettiva non è geometrica ma percettiva, costruita attraverso sovrapposizioni di piani e tagli improvvisi che ricordano la fotografia e le stampe giapponesi, come riconosciuto dalla critica accademica francese e anglosassone.

Jour d’été (1879)
In opere come La Culla oggi al Musée d’Orsay o Jour d’été, conservata al Musée Marmottan Monet, la scena domestica diventa luogo di indagine filosofica sul tempo, sull’attesa, sulla relazione tra sguardo e identità.
I soggetti di Morisot: donne, bambine, madri, interni borghesi, giardini, terrazze, non sono il risultato di una limitazione ma di una scelta poetica e politica, poiché l’artista trasforma ciò che era considerato marginale in centro del discorso pittorico.
La vita quotidiana diventa spazio di modernità e la donna non è più oggetto decorativo, ma soggetto pensante immerso nel proprio tempo.
In questo senso la sua pittura anticipa una riflessione sociale profonda sul ruolo femminile nell’arte e nella società.

Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875)
Un ruolo che non chiede di imitare il linguaggio maschile ma di affermare una differenza sensibile come riconosciuto dagli studi dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales e dalle recenti rassegne museali internazionali.
Il rapporto con Édouard Manet, che la ritrasse più volte e che influenzò e fu influenzato dal suo sguardo, rappresenta uno dei dialoghi più intensi della pittura moderna, e il matrimonio con Eugène Manet fratello del pittore fu per Morisot un’unione fondata sul rispetto intellettuale e sulla libertà creativa.

Musée Marmottan Monet
Dopo la morte del marito e di Manet, in un arco di tempo ravvicinato Morisot continuò a lavorare con determinazione crescendo da sola la figlia Julie e consolidando una pittura, sempre più essenziale e meditativa, fino alla sua morte nel 1895 a Parigi.
Oggi le sue opere sono conservate ed esposte nei più importanti musei del mondo, dal Musée Marmottan Monet al Musée d’Orsay;

Édouard Manet (1832-1883)
dall’Art Institute of Chicago al Musée des Beaux Arts di Lione e Tolosa, e sono oggetto di grandi retrospettive internazionali che ne hanno definitivamente riconosciuto il ruolo fondativo nell’Impressionismo.
Le quotazioni milionarie delle sue tele non raccontano, però, quanto il valore simbolico della sua opera, che risiede nella capacità di restituire dignità all’istante fragile e alla visione femminile come atto conoscitivo.
Berthe Morisot è la pittrice dell’istante, non quello spettacolare ma quello che vibra, tra un gesto e un pensiero, tra una luce che passa e una coscienza che la accoglie.
In lei la pittura diventa filosofia silenziosa, un modo di abitare il mondo, senza dominarlo. Un modo di ricordarci che l’arte, quando nasce da uno sguardo autentico, è sempre un atto di libertà e di trasformazione collettiva
Arti Libere Web magazine di arte e spettacolo