mercoledì, 25 Febbraio, 2026 12:02:14 AM

Bologna – Edvard Munch. Anatomia dell’anima moderna – I parte

di Yuleisy Cruz Lezcano.

Il 23 gennaio 1944, a Oslo, in Norvegia, moriva il pittore che meglio rappresentò l’espressionismo: quel giorno si spegneva la vita di Edvard Munch.

Edvard Munch nacque il 12 dicembre 1863 a Løten, la sua famiglia fu presto decimata da un’epidemia di tubercolosi che colpì anche la mente del padre; ciò portò Edvard a sviluppare un carattere ossessivo, conflittuale e irascibile.

Dopo un breve e fallimentare tentativo di studiare ingegneria, si dedicò completamente alla sua passione, la pittura.

Il pittore norvegese Christian Krohg esercitò una grande influenza su Edvard: lo correggeva con severità accademica.

Christian Krohg (1852-1925)

Ma allo stesso tempo lo incoraggiava a cercare una voce personale e lo introdusse nei circoli letterari e artistici di Kristiania, dove l’arte non era più mera rappresentazione del visibile, bensì strumento di indagine dell’interiorità.

Munch si forma in un’epoca di profonde fratture culturali e sociali, segnata dalla crisi del positivismo, dall’emergere della psichiatria moderna, dalla diffusione delle teorie darwiniane e dall’angoscia esistenziale che attraversa la fine del XIX secolo.

Disperazione (1924)

La sua pittura si colloca esattamente in questo spazio di tensione, come attestano le collezioni del Munchmuseet di Oslo e le letture critiche consolidate dalla storiografia dell’arte europea: l’opera non vuole spiegare il mondo, ma mostrarne le ferite.

Trasferitosi a Parigi, Munch entra in contatto con Gauguin, Van Gogh e con il simbolismo, abbandonando progressivamente l’impressionismo iniziale per costruire un linguaggio pittorico autonomo, radicale, in cui il colore non descrive ma rivela.

The Oak o Eken (1906)

La prospettiva tradizionale viene piegata, deformata, spesso annullata; lo spazio non è più un contenitore razionale delle figure, ma un’estensione psichica, un campo emotivo instabile in cui la figura umana appare fragile, isolata, talvolta sul punto di dissolversi.

Il suo stile si fonda su una tecnica volutamente antinaturalistica: pennellate nervose, linee ondulate e contorni instabili che sembrano vibrare come un tracciato cardiaco.

Amore e dolore o Il vampiro (1895)

L’uso del colore è antinormativo, spesso dissonante, dominato da rossi acidi, verdi lividi, blu notturni che la critica ha interpretato come veri e propri stati d’animo cromatici.

Munch stesso affermava che non dipingeva ciò che vedeva, ma ciò che aveva visto, trasformando il ricordo in una materia pittorica carica di tensione emotiva.

Notte a Saint-Cloud (1890)

In questo senso, il colore diventa il linguaggio dell’anima: non rappresenta la luce, ma il dolore, l’angoscia, la solitudine, la paura della morte e il desiderio inappagato.

Fine I parte.

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