giovedì, 8 Dicembre, 2022 5:59:13 PM

Gianni Rex, un pittore del XXI secolo

di Gianni Pantaleo.

Non c’è comunità umana scientificamente documentata, che non abbia avuto modo di disegnare su una pietra, una parete, un sasso. E’ con la musica, la danza e il canto, tra le arti istintive dell’uomo: la pittura. Scoperte archeologiche dimostrano quanto sia stata una necessità per le antiche popolazioni, riportare con i segni, un’immagine fissata negli occhi dell’uomo. Il segno: un tratto che segue un percorso su un piano per raffigurare un animale, una pianta, un volto. Da sempre si accompagna con l’uomo. Nasce il disegno. E poi il colore. E poi le sue sfumature, i dettagli, la prospettiva nel tempo sempre più vicina alla realtà visiva. Nel corso dei secoli, quest’arte ha seguito il pensiero, le società, la storia, divenendo testimone dei tempi e anche messaggio dei tempi.

Gianni Rex, pittore, scultore, artista del pennello e del colore. Un pittore con un percorso di vita molto profondo e soprattutto sofferto, una vita amara che gli ha permesso di esprimere il disagio attraverso la pittura. Un osservatore attento alla luce che è la fonte del perchè un oggetto diventi soggetto e quanto sia la luce stessa che ci disegna la realtà. Proviamo un po’ a riflettere: senza la luce non distingueremmo la realtà. Essa c’è, è anche materialmente tattile, ma senza la luce, non percepiremmo il mondo nel quale viviamo. E questa ragione rende la pittura di Rex oggettivamente realista. Le dimensioni sulla tela acquistano volumi e le ombre fanno dello spazio una realtà nel quale ci proiettiamo. In un’intervista all’autore, ebbi difficoltà a separare l’uomo dall’artista. Alle domande poste, non c’era scissione tra uomo e artista.

L’impressione era che la sua quotidianità fosse una fusione tra arte e tempo trascorso tra pennelli e colori. La dimensione del suo studio era una fusione di tutto lo spazio comprendente l’abitazione. E’ solito avere uno spazio utile per ogni esigenza abitativa. Rex vive la quotidianità in costante equilibrio tra dimensione artista e dimensione uomo. Non lavora come pittore: lui è pittore. L’intervista, tra l’altro piacevolissima, fu una continua sorpresa di quanto l’uomo Rex sia artista Rex. Notavo che gli oggetti più comuni che noi tutti abbiamo nelle nostre case e che quotidianamente usiamo senza farci caso, Rex li rimodulava, li reinventava senza togliere all’utensile il suo uso.

La banalissima e per altro, importante mascherina che tutti indossiamo per ovvie ragioni di protezione, assume una valenza sì protettiva ma con una concezione dell’oggetto così personale che diventa scultura di interesse sociale. Un riferimento all’uso degli oggetti con una reale utilità dello stesso e pensato perchè sia “conforme” al viso: l’ingegneria, la definisco così, della costruzione ricavata da un lembo di pelle, si modella sul viso di chiunque la indossi.  Rex ha percorsi della sua vita che lo hanno forgiato. E’ la sintesi della vita. Con profonda impressione, ho apprezzato le tematiche affrontate e “spiegate” con pennelli e colori. Un senso del rispetto della vita umana, Rex lo manifesta sulla tela. Ma soprattutto un omaggio alla donna che nei nudi rappresentati, non c’è riferimento alcuno alla sessualità ma all’essenzialità di un corpo di donna: la sua anima. 

Così, con la minuziosa e anatomica costruzione di ogni dettaglio di un corpo. In corso di organizzazione, una personale di Gianni Rex è in programma. L’invito a partecipare per un seminario sul pittore, sarà un’opportunità di studio e approfondimento sulla visione che ha un artista del pianeta Terra nel quale viviamo.

Gianni Pantaleo.

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