giovedì, 2 Aprile, 2026 10:03:58 PM

Spigolature letterarie – Il genio di Jane Austen

di Rita Farneti.

Qualunque cosa lei scriva è compiuta e perfetta e calibrata.  Il genio di Austen è libero e attivo. Ma di che cosa è fatto tutto questo?

Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo.

Jane Austen (1775-1817)

Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura. (da Virginia Woolf, The Common Reader,1925) (1)

Virignia Woolf (1882-1941)

Considero Jane Austen degno esempio di quel senso di dignità e postura interiore che appartiene alle donne quando sanno difendersi con eleganza, appropriate nei modi, ma al tempo stesso capaci di mostrare una  sobria,  sottile e tagliente ironia, in grado di fronteggiare la tracotanza e la superficialità.

La  narrazione austeniana si struttura dentro una postura lessicale in grado di tratteggiare in modi amabili ma penetranti al tempo stesso  i personaggi: parole ed azioni si susseguono dentro un  racconto che è espressione di vissuti veri.

Come commenta sinteticamente Roberto Bertinetti  spicca come una  delle prime scrittrici a dedicare l’intero suo lavoro all’analisi dell’universo femminile (da Roberto Bertinetti, Ritratti di signore: saggio su Jane Austen, 1987) .(2)

E’ proprio questo che fa Jane Austen, la sua ricchezza sta nel raccontare realtà ormai passate e impensabili oggi, che però richiamano in qualche modo l’essenzialità dell’essere umani, persone capaci di sbagliare e rimediare, di tradire e perdonare, di trovare il proprio posto nel mondo affermando sé stessi, a costo di andare contro tutto e tutti.

Ed è proprio in questo turbinio di emozioni che il lettore si riconosce e trova sé stesso, nelle difficoltà, nelle incomprensioni, nelle vittorie personali, nelle aspirazioni che Jane Austen ci racconta, tra schiettezza, ironia e atmosfere fiabesche. (3)

Un  talento, il suo, spesso mai sufficientemente apprezzato dalla critica del tempo , ma che ad oggi ancor più  conquista, snodandosi  nella  capacità  di tessere storie di amore e intrigo nella quotidianità della campagna inglese.

Non vince ed avvince dunque solo  la trama che , quasi in forma sinestesica,   sembra scorrere con quieta armonia fra i sobbalzi di dialoghi e monologhi  dei vari personaggi: conquista  quel lessico raffinato e sobrio al tempo stesso, la ritmica esistenziale che enfatizza la  misura attraverso la quale la scrittrice britannica disegna i caratteri: si avvale delle armi della perspicacia e della ironia , offrendoci in modo impeccabile lo specchio della società inglese a lei contemporanea,  limitata  ed a sua  volta limitante relazioni, legami,  progetti , comportamenti e forse anche sogni altri e sottaciuti.

Agli inizi dell’800 una donna che scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza critiche o recriminazioni. Scriveva come scrive Shakespeare.

E quando le persone paragonano Shakespeare a Jane Austen deve essere perché entrambi avevano distrutto tutti gli ostacoli delle loro menti, ragione per cui non possiamo dire di conoscere né l’uno né l’altra, ragione per cui Jane Austen pervade ogni parola che scrive proprio come fa Shakespeare”. ( Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, 1929)(4)

E’ sempre la Woolf a cogliere quel bisbiglio delicato che coinvolge  il lettore che a sua volta si interroga su azioni e reazioni dei vari personaggi: il lessico  scorre amabilmente , suscita interrogativi, curiosità, anche stupore: l’attenzione si appunta al tempo stesso su un presente che avvince ed un futuro che intriga, proprio della scrittrice  quel ritmo narrativo  e quella sapiente ed oculata scelta del  lessico  volte a creare “uno dopo l’altro i suoi buffoni, i suoi pedanti, i suoi mondani, avvolti nel colpo di frusta di una frase e, all’atto di circoscriverli, ritaglia per sempre la loro sagoma.” – Virginia Woolf, in The Common Reader, 1923 (5)

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957)

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, grande estimatore  della Austen, riconosce i personaggi descritti in modo impeccabile, ancor più veri perché impastati di profonda umanità: sono figure colte a un tal punto nella loro essenzialità che, oggi, avendo dovuto per la quarta volta rileggerla, mi sento circondato da questi personaggi che incarnano qualità e difetti riconoscibili in tante mie conoscenze di ora, a dispetto della differenza di tempo e di luogo (6).

E nel mondo profondo della letteratura è lo stesso Lampedusa a rivolgere a Jane Austen , di cui nel 2025 si è celebrato il 250°  della nascita,  il saluto più deferente.

«Dear Jane. Onesta bene educata creatura, o tu, l’antisoprano drammatico, o tu, il cui genio brilla di mite luce e non s’infuoca fra ‘corrusche spade’, tu che conoscevi la tristezza quotidiana senza tragedia, la gaiezza senza buffonate, tu, dear Jane, vieni un po’ da noi ed esorcizza gli spiriti tronfi, clamorosi e superficiali che da un secolo e mezzo deliziano il nostro volgo e impediscono alle persone bennate di dormire sonni tranquilli».(7)

Riferimenti: https://www.liminarivista.it/oltre-la-soglia/frivola-meravigliosa-jane-austen

 

About Arti Libere

Guarda anche

Hans Holbein – Il mistero del Cristo morto nel sepolcro – II parte

di Gaetano Barbella. La Madonna, la madre di Gesù, ci indica la strada per svelare …

Lascia un commento