“Oltre il mare” – Parte II.
Nonostante Adelaide avesse dato alla luce e alla casata una folta nidiata di rampolli, sei figli che, a loro volta, procrearono figli maschi e femmine che arricchirono la famiglia di nuovi e numerosi eredi, nel volgere degli anni, molti come numero ma pochi per rendere più solido e aumentare un patrimonio già grande e già saldo, la famiglia Martinez si estinse.

Costantino Nivola (1911-1988) – Figura femminile
Ciò accadde per via dei nuovi incroci dei loro discendenti con gente certamente meno nobile e meno ricca, ma soprattutto più cagionevole di salute, uomini e donne del luogo provenienti da famiglie soggette a tare ereditarie o minate dalla malaria.
I Puddu-Crobu, in questo modo e dopo tempo, ebbero così a disposizione esclusiva l’ingente patrimonio della casata spagnola.
Ma nei secoli, disavventure varie, specialmente di natura finanziaria, causate dalla pessima gestione del patrimonio avuto in eredità, portarono alla rovina la famiglia Puddu-Crobu, che perse tutto, eccetto quel castagneto che fu, però, abbandonato perché divenuto infruttuoso, soprattutto per l’incapacità dei Puddu-Crobu di coltivarlo e per la scarsa disponibilità di fondi, quelli che sarebbero stati necessari per la sua manutenzione e per la messa a dimora di nuovi castagni che col tempo avrebbero reso più ricca e redditizia la raccolta di frutti.

Francesco Ciusa (1883-1949) – La madre dell’ucciso
Eppure proprio quel castagneto, per lungo tempo, e specie nei periodi di carestia, aveva dato sostentamento alla povera gente, che non aveva molte altre risorse per vivere.
E proprio lì cantava argentina l’unica sorgente d’acqua fresca, anzi gelida, che dissettava e lavava quanti per caso, ma soprattutto per necessità, si imbattessero in essa e che rendeva puliti i loro panni sporchi, che le donne, con una abilità innata, rendevano ancora una volta utilizzabili con “sa lissia”.
Era il castagneto del bosco di Su Cuile, al quale tutta la gente era legata per affetto e per debito di riconoscenza.
Alla fonte, in ricordo dell’antica storia d’amore della bellissima Adelaide, la popolazione diede il nome di sa mitza e’ Dellaria.

Valerio Pisano – Scultura (2024)
Non lontano da quel castagneto e da quella fonte di acqua limpida e fresca si rifugio` il giovane Pericle, in fuga da sa giustizia e dai suoi compaesani, che di lui non avevano grande considerazione ne`stima.
Pericle decise di imboscarsi sulla collina prospicente, che dominava quei luoghi, divenuti ormai per tutti quasi sacri.
Da lassù avrebbe avuto la possibilità di controllare ogni movimento di persone e, in special modo, dei carabinieri.
Vi era salito con fatica fino alla cima, dopo un percorso tortuoso e scabroso, impervio per la presenza abbondante di graniti affioranti talvolta con punte accuminate e taglienti.
L’aveva raggiunta percorrendo carponi l’ultimo tratto della scalata, stando attento a non ferirsi le mani e a non scivolare tra i ciuffi di felce spaccapietre che vi crescevano ostinati tra i radi tratti di terreno libero dai sassi o facendosi spazio tra di essi e da essi.

Augusto Mola – Serie Le sospese
Pericle fu lassù prima del sorgere completo del sole, quando, trafelato, sedette su un solido masso di granito grigio, scelto tra i tanti perché più accogliente per le sue natiche, magre ed ossute come il resto del suo corpo, peraltro vigoroso e scattante come quello delle capre, che salivano agilmente sui crinali impervi per allungarsi sugli alberi, specie sui rami più bassi delle filliree, in cerca delle loro foglie e dei loro germogli per mettere a tacere la fame.
Seduto finalmente su quel masso duro ma non troppo scomodo e utile alla bisogna perché quasi a forma di sedile, Pericle, col fazzoletto bianco di tela ruvida che la vecchia madre aveva preparato per lui con le mani amorevoli che solo una mamma può avere, prese ad asciugare il sudore.
Ma, per quanto facesse, il sudore continuava a colargli profusamente sul viso per poi scendere, in rivoli fastidiosi, sul collo e sul petto.

Gianni Salidu – Figura femminile
E lì, sul torace si allargava in una ampia macchia, che gli inzuppava la maglietta verde militare, vecchia e stinta, indossata senza levarla da troppo tempo, già bagnata di altri sudori e lurida di polvere ma, soprattutto, intrisa del cibo e del vino che spesso gli scendeva dalla bocca.
Pericle si era preso, infatti, l’abitudine, che in realtà era più un obbligo, di mangiare e di bere in fretta, per potersi ecclissare immediatamente alla vista di eventuali araulesi che casualmente, potessero capitare lì sopra o dei carabinieri che in quel luogo sarebbero arrivati non per caso.
Pertanto, gocce di vino e briciole di cibo gli cadevano spesso dalla bocca numerose, scivolando lungo il mento sino al petto. In realtà, era piuttosto difficile che lassù si verificasse il pericolo di incontri fastidiosi, perché su quella collina bisognava andarci proprio apposta e non c’era nulla, lassù, che potesse interessare nessuno.

Francesco Ciusa – Il bacio
Nemmeno i fungaioli e i carabinieri mai avrebvero pensato che quei luoghi così inospitali potessero dare asilo a un essere umano.
Per quanto la valle sottostante fosse rigogliosa di vegetazione boschiva e di sottobosco, tanto da essere assiduamente frequentata dai compaesani e da gente dei paesi vicini alla ricerca di funghi o di legna da ardere per il caminetto, specie antunna e rami secchi di murdegu e ollastu, al contrario quella collina che la sovrastava era arida, tanto che anche le capre la frequentavano malvolentieri.

Concettina Erriu – Donna sarda
Pertanto, se nessuno l’aveva notato arrancare per la prima volta fin sopra quel promontorio nel giorno che l’aveva scelto come punto di vedetta per il suo rifugio, lì sopra non l’avrebbero visto neppure nei giorni successivi e non ci sarebbe arrivata anima viva per lungo tempo.
Ma fra di sé pensava, e se lo ripeteva ad ogni ora, che la prudenza non sarebbe stata mai troppa e che degli araulesi non c’era da fidarsi, e men che meno di sa giustizia.
FINE PARTE II.
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