martedì, 6 Ottobre, 2026 1:33:22 AM

Bivona (VV) – Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi

di Giovanni Francesco Cicchitti.

Nella Galleria Borghese, nella Sala di Elena e Paride, si conserva Minerva in atto di abbigliarsi, dipinto di Lavinia Fontana eseguito a Roma nel 1613.

L’opera, realizzata a olio su tela e di grandi dimensioni, circa 258 × 190 centimetri, si impone per la sua costruzione solida e per la chiarezza con cui organizza il tema mitologico.

La figura di Minerva occupa il centro della scena e si presenta nel momento in cui si prepara a rivestirsi, gesto che introduce una dimensione intima e controllata.

La dea, tradizionalmente associata alla sapienza e alle arti, viene rappresentata in una condizione che unisce autorità e misura, e trasforma l’atto del vestirsi in un passaggio carico di significato.

Le stoffe preziose che la circondano richiamano la sfera della tessitura, ambito che la tradizione antica le attribuisce, e contribuiscono a definire un’immagine che tiene insieme cultura materiale e valore simbolico.

Gli attributi iconografici si dispongono attorno alla figura secondo un ordine leggibile. Lo scudo e l’armatura giacciono ai suoi piedi, mentre l’elmo, trattenuto da un amorino, introduce una nota dinamica e collega il registro divino a quello narrativo.

La civetta, posta sul davanzale tra rami d’ulivo, completa il sistema simbolico e rafforza l’identificazione della dea.

Ogni elemento partecipa alla costruzione di un’immagine coerente, in cui il significato emerge attraverso la disposizione degli oggetti.

Sullo sfondo si riconosce la cupola della Basilica di San Pietro, presenza che colloca la scena in un contesto contemporaneo e conduce il dialogo tra mito e realtà urbana.

Questa scelta conferisce all’opera una dimensione ulteriore, in cui la figura antica si inserisce nello spazio della Roma del primo Seicento e ne condivide il valore simbolico.

Il dipinto si lega con buona probabilità alla committenza del cardinale Scipione Borghese, figura centrale nella formazione della collezione della villa.

La richiesta di un soggetto affine a opere già presenti nella raccolta, tra cui versioni di Venere, testimonia una strategia collezionistica attenta alla coerenza tematica e alla qualità artistica.

Il riferimento a un precedente dipinto eseguito da Lavinia Fontana per la famiglia Altemps appartiene a una tradizione documentaria plausibile, anche se la relazione diretta tra le due opere resta oggetto di ricostruzione critica.

In Minerva in atto di abbigliarsi la rappresentazione mitologica si traduce in una costruzione ordinata, in cui il gesto si carica di valore simbolico e la figura si definisce attraverso un equilibrio tra presenza fisica e significato.
La pittura di Lavinia Fontana raggiunge qui una sintesi efficace tra osservazione e invenzione, e restituisce un’immagine che ancora oggi mantiene intatta la sua capacità di articolare il rapporto tra sapere, identità e rappresentazione.

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