venerdì, 17 Luglio, 2026 10:53:26 AM

Bari – Quel rito dello “squiccio” da Gianni Boccia

di Giovanni Pantaleo.

Le anime elette non sono tali perchè sono speciali. Sono energie che diventano materia quando tra loro comunicano. Non sono necessari chissà quali processi sociali o, per dirla con il linguaggio comune, rapporti interdisciplinari.

Sono anime istintive, direi anche inconsce. E’ solito dire: a pelle. Probabilmente lo avremmo detto e sentito tante volte: “Io quando conosco una persona, sento a pelle se mi è simpatica”.

Asserendo questo, pecchiamo tutti di una modesta presunzione. Nessuno di noi è il metro di misura degli altri, perchè noi stessi, poi, siamo sottoposti a questo esame della pelle.

Archivio privato Boccia (1950)

Ma accade. Succede. Dapprima cortesi saluti, poi scattano strette di mani, sorrisi, insomma un crescendo di comportamenti che permettono gli uni e gli altri di approfondirsi, conoscersi, diciamo anche: studiarsi.

E’ naturale. E l’etologia degli animali e noi che nella catena evolutiva occupiamo il vertice, facciamo lo stesso. Prima che si possa essere accettati dal “branco” sei “annusato” e ascoltato.

Sciolte le “riserve”, accetti e si accettano le presenze nella collettività. La partecipazione e la convivialità affinchè proprio i reciproci “scambi” di idee e considerazioni, diventino interessi comuni.

Si chiama AMICIZIA. Saltando indietro nel tempo, amicus: AM, etimo di AMARE, indissolubile legame tra affetto e stima reciproca.

Qualcuno starà dicendo tra sè e sè: si, vabbè! In che senso vabbè! Tu che leggi, conosci il senso dell’amicizia? Stimi o ami un amico? Al di là del genere, al di sopra di moglie, marito, amante, TU: amico lo sei mai stato?

Posta la domanda, la dimostrazione praticissima della risposta, è riposta (no, non è una rima baciata) in un rito che si svolge quando degli AMICI, si ritrovano per lo “squiccio” (la goccia), al mattino presto di un caffè della città.

Nella nostra città il termine è usato quando basti poco, lo squiccio, per soddisfare un bisogno. Una piccola necessità, che appaga una mattinata.

Pasticceria Boccia – Bari

Un tempo nei bistrot della “Ville Lumière” (siamo più o meno nel XIX sec.) le riunioni tra amici, uomini e donne, lo si finalizzava puramente per stare insieme.

Una ricerca sociale spontanea. Tra i tavoli nascevano idee, progetti. Artisti e non, discutevano tendenze, linguaggi, nuove prospettive che rispecchiavano le trasformazioni sociali.

Anche le guerre nascevano tra i tavoli di un caffè. Becera usufruizione di momenti che avrebbero e che o potrebbero migliorare gli uomini.

Lo squiccio è il rito al quale si incontrano quelle donne e quegli uomini, che insieme, si raccontano i fatti del quotidiano.

Si ridono e sorridono, si ascoltano e si confrontano e a volte, si rattristano anche, perchè come nelle maschere del teatro, il riso e il pianto, sono l’uno l’altra faccia dell’altro.

Quello squiccio racchiuso in una tazzina di caffè, elisir che unisce e riunisce chi dell’altro ha il piacere di stargli insieme.

 

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