martedì, 19 Maggio, 2026 5:22:14 AM

Bivona (VV) – Antonio Corradini – “Dama velata”

di Giovanni Francesco Cicchitti.

Il busto noto come Dama velata, opera di Antonio Corradini, si impone come una delle più raffinate traduzioni in marmo del tema del velo, elemento che definisce insieme forma e significato.

Realizzata intorno al 1720 e oggi conservata a Ca’ Rezzonico, nella Sala Guardi, la scultura presenta una figura femminile il cui volto e il cui busto emergono attraverso una superficie sottile che simula la trasparenza del tessuto.

XVIII sec.

La croce sul petto orienta la lettura verso un’allegoria della Fede cristiana, interpretazione condivisa ma priva di un riscontro documentario definitivo, che mantiene aperta la natura simbolica dell’opera.

Il velo aderisce al volto e al corpo

con una precisione estrema,

e costruisce una relazione continua

tra ciò che copre e ciò che rivela.

La materia, lavorata con rigore, restituisce la consistenza del tessuto e insieme lascia affiorare le forme sottostanti, in un equilibrio che diventa il centro stesso della scultura.

Antonio Corradini (1688-1752)

Corradini sviluppa questo linguaggio

nel contesto della cultura veneziana del primo Settecento,

dove la ricerca sul virtuosismo tecnico

si intreccia con una sensibilità ancora legata a modelli classici.

La sua attività si estende oltre Venezia e lo conduce presso numerose corti europee, mentre la fase finale della sua carriera si svolge a Napoli.

A Napoli entra in rapporto con Raimondo di Sangro per il progetto della Cappella Sansevero, lasciato incompiuto a causa della sua morte.

All’interno di questa traiettoria,

la Dama velata rappresenta un punto di equilibrio

tra controllo formale

e ricerca illusionistica.

Il cosiddetto “velo bagnato” diventa un dispositivo tecnico e simbolico insieme: la superficie marmorea assume qualità epidermiche e costruisce un’immagine in cui la visibilità passa attraverso un filtro.

Il risultato produce una tensione sottile

tra spiritualità e presenza fisica,

che appartiene pienamente

alla cultura figurativa del tempo.

Ca’ Rezzonico

L’opera, scolpita in marmo e alta circa 54 centimetri, si inserisce in una stagione in cui la scultura esplora il rapporto tra materia e percezione con una consapevolezza nuova.

La figura appare raccolta,

definita entro un volume compatto,

mentre la luce scorre sul velo

e ne amplifica la resa tattile.

In questa costruzione, la Fede prende forma attraverso un’immagine che unisce disciplina e seduzione visiva, e affida al marmo il compito di trasformare un principio astratto in presenza sensibile.

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