domenica, 4 Dicembre, 2022 10:09:00 AM

La bacchetta di Christian Deliso

di Flora Marasciulo.

Christian Deliso, direttore d’orchestra.

Chi è Christian Deliso… In realtà è venuto da me spontaneamente chiedendomi l’amicizia su facebook, così ho pensato di intervistarlo e il maestro Deliso si è reso immediatamente disponibile. Credo che possa essere d’esempio a molti giovani, anche se si definisce “diversamente giovane” avendo superato i quaranta. Passione e determinazione sono le qualità che lo contraddistinguono. Attualmente è direttore ospite al Festival dei Palazzi di San Pietroburgo, è direttore artistico della banda della Nato, projet manager e assistente personale del M° Fabio Mastrangelo alla Music Hall di San Pietroburgo, è direttore musicale del Capri Opera Festival e direttore musicale degli Oscar della Lirica. L’amore per la lirica è scoppiato ascoltando Don Giovanni di Mozart mentre la prima opera lirica che ha diretto è stata La traviata a Boston. Napoletano di origine ha intrapreso lo studio del pianoforte diplomandosi al conservatorio San Pietro a Majella e dopo è partito per andare in Germania. Si è presentato ai festival tedeschi chiedendo di assistere alla prova dei direttori d’orchestra. Lì ha conosciuto la moglie, il soprano russo Marina Zyatkova. La carriera di Deliso è stata esplosiva tanto che nel 2007 ha vinto il “Premio Napoli” per la musica come più giovane direttore partenopeo. Ha girato tutta l’Europa e diretto da ospite il Festival di San Pietroburgo, città, dove abita la famiglia della moglie e dove ha portato il caffè, prodotto che l’ha trasformato in un imprenditore. E’ tra i titolari della Torrefazione “Caffè del Sole” diffuso in altre parti del globo. Direi di far parlare il maestro Christian Deliso degustando virtualmente una buona tazzina di “Caffè del Sole”.

Buongiorno Maestro Deliso! Grazie per aver accettato l’intervista! Ci parli un po’ di Lei. Com’è nata la Sua passione per la musica?

È nata per caso, grazie ad un compito assegnato dalla mia prof d’italiano delle medie in cui si chiedeva a noi alunni di scrivere le sensazioni dopo un ascolto della sonata Al chiaro di luna” di Beethoven. Quel disco oggi è conservato come la numero uno di zio Paperone.

Chi sono stati i suoi maestri di riferimento?

Beethoven per la sua capacità di andare oltre qualsiasi ostacolo, e Glenn  Gould per la sua grande capacità comunicativa.

A proposito del linguaggio universale della musica e l’orchestra che ci può dire?

Per me dirigere un’orchestra è qualcosa del tutto naturale come qualcosa che devo fare e mi pesa molto ora non poterlo fare. Mi sono accorto del grande potere universale della musica quando sono andato al Polo nord nel 2019 a dirigere la Artica Sinfonica e mi sono trovato un tenore eschimese che cantava perfettamente “O sole mio” in napoletano.

Lei è legato alla Puglia per il Festival Oltrelirica delle Cave di Fantiano, dove riveste un ruolo fondamentale. Ci vuole presentare questo evento che è diventato un appuntamento per i pugliesi e la lirica?

Vengo da due esperienze molto importanti come il St. Moritz Festival e il Capri Opera Festival. Purtroppo a Capri le cose sono andate male. La mia idea era di fare un festival di giovani per i giovani. Idea che è stata pienamente sposata dal presidente Angela Cuoccio e il direttore artistico Giovanni Leccese. Avremo un grande direttore musicale come Fabio MastrangeloL’obiettivo è di creare una Caracalla pugliese dedicata ai giovani cantanti lirici e formare un’orchestra con maestranze esclusivamente locali.

Quale opera Le piacerebbe dirigere in futuro? Quale opera lirica è la Sua preferita?

Mi piacerebbe moltissimo dirigere tutti gli atti unici di Rossini. Ho già diretto La Scala di Seta e La cambiale di matrimonio. La mia opera preferita è La Bohème. Credo che sia l’opera ideale per far innamorare qualcuno del nostro teatro musicale.

Cosa pensa dei cantanti lirici e quale consiglio potrebbe dare ai giovani che si approcciano a questa disciplina particolare?

Siate manager di voi stessi. Non affidatevi alle agenzie. Non credete che qualcuno possa spendersi per voi. Confidate solo in voi stessi e nel vostro talento.

Durante la sua carriera, ha modo di lavorare in diversi teatri fuori dal nostro Paese. Come si è trovato all’estero e quali le differenze con l’Italia?

All’estero c’è rispetto per il nostro lavoro. Parlo soprattutto dei paesi nordici Russia, Finlandia…in Italia quando dico che faccio il direttore d’orchestra subito dopo mi domandano: “Sì ma come lavoro cosa fai?” penso di aver detto tutto.

Ha conosciuto grandi figure artistiche e di spessore umano, ci vuole ricordare alcune che hanno lasciato un segno nell’uomo e nel musicista?

Zubin Mehta è stato forse il personaggio che più mi ha impressionato. La sua grandezza pari alla sua umiltà. Ho visto letteralmente cambiare l’orchestra nel momento in cui ha preso la bacchetta in mano. Non so cosa fosse: talento carisma….magia. Boh? La stessa umiltà unita a grandezza l’ho trovata nella signora Katia Ricciarelli e nel maestro Andrea Bocelli. Lasciatemi spendere una parola su Bocelli. Mi chiedo ma che male vi ha fatto? Lui è una voce. Pura e semplice. Non ha mai detto di essere un tenore. È un grande artista. Basta con questa querelle. Inoltre grazie a lui il mondo conosce l’Italia e il canto italiano. Bisognerebbe portargli più rispetto.

Ricorda qualche aneddoto legato a personaggi con cui ha lavorato che ci vorrebbe raccontare?

Ricordo il mio primo giorno al teatro San Carlo come assistente del maestro De Simone per un progetto con il conservatorio. Inizia la prova. Nel buio cade l’assistente di palcoscenico nella buca d’orchestra. Il maestro preoccupato che fosse un cantante fa riaccendere le luci. Poi capito che era “solo” l’assistente di palcoscenico fece proseguire la prova mentre il poverino veniva portato via urlando di dolore. Lì ho capito quanto fosse cinico il nostro mondo.

Pensa che la musica possa essere uno strumento di coesione e di crescita?

Si fanno troppe questioni sul valore della musica sul potere educativo della musica sul fatto che la si deve far ascoltare nelle scuole….io sono d’accordo su questo. Ma la musica viene accolta dagli animi predisposti ad accoglierla. La musica non è per tutti. Chi apprezza la classica o l’opera è un’anima eletta che ha una sensibilità superiore alla media. Quindi sì, può essere uno strumento di crescita coesione educazione ecc. ecc…ma se non hai cuori nobili la vedo dura.

Cosa ha provato durante il lockdown? Cosa avrebbe voluto fare? Un momento storico che rende tutto il pianeta una grande casa con gli stessi problemi e la musica che col suo linguaggio universale ci comunica speranza nel futuro e fratellanza fra i popoli.

La musica durante il lockdown è stata fondamentale per la gente. Non tanto per noi musicisti abituati a stare chiusi in casa a studiare ma per la gente comune. L’Italia deve capire che senza cultura si può vivere…ma non c’è crescita. Anzi c’è un imbarbarimento. Sono rimasto stupito dagli addetti ai lavori che hanno visto il virus come unica causa dei mali delle nostre fondazioni. Ma quando il Fus ha fatto ripetuti tagli o i sovrintendenti numerosi buchi di bilancio, questi direttori d’orchestra e registi raffinati….dov’erano?

Che progetti ha per il futuro?

Tanti. Voglio caricarmi sempre di progetti e sfide. Intanto voglio contribuire a rendere il Festival Oltrelirica uno dei più belli del sud Italia. E ci riusciremo. Poi vorrei tanto creare un festival o un polo musicale nella mia città di adozione Scalea nell’alto tirreno cosentino. Un luogo che è un paradiso in terra dove non può mancare la musica. Mi piacerebbe dirigere un po’ di più in Italia…ma evidentemente non sono tanto gradito. Sono un outsider come si dice in gergo. Ma va bene cosi. Sono uno schietto e diretto come avete potuto notare. E forse questo a qualcuno in Italia dà fastidio.

Se c’è una domanda che non Le ho fatto a cui vorrebbe rispondere, si faccia una domanda e si dia una risposta.

Christian Deliso a 46 anni si sente soddisfatto della carriera che ha fatto? Si mi sento soddisfatto. Perché quando guardo i concerti che ho fatto o le collaborazioni artistiche che ho intrapreso penso sempre che ho fatto tutto da solo. E non c’è soddisfazione migliore di non dover chiedere grazie a nessuno. Poi penso: come ho fatto? E mi rispondo. Passione e determinazione. Se non hai queste due cose, puoi essere anche Mozart…ma non vai lontano.

Flora Marasciulo.

 

 

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