martedì, 5 Luglio, 2022 8:58:32 PM

Amelia Milella. Gospel, ode al Signore

di Anna Landolfi.

E’ un pomeriggio di pioggia di fine inverno. Ho dovuto rincorrerla, corteggiandola, per tutti i suoi impegni. Nonostante la pioggia e le reti dei cellulari in tilt, l’unico mezzo che ho per contattarla, è il cellulare. Eppure questo “coso” tecnologico, è utile, ma mi serve funzionate e con la connessione che non va, è una disperazione. Provo e riprovo sempre allo stesso numero, fino a quando si ripristina la linea. L’appuntamento telefonico concordato due giorni prima con Amelia Milella, gospel singer di emozionante spesore artistico e leader del gruppo Black&Blues, finalmente può essere onorato. Non mi sarei mai perdonata se non avessi potuto mantere l’impegno. Rincorrere gli artisti è sempre impresa ardua. Ma ci sono. Poche ore prima, avevo visto un servizio del Tg1, dedicato all’applauditissima esibizione a Roma. Il cellulare suona. Spero solo che la linea non faccia capricci.

Buongiorno signora Milella, sono Anna Landolfi, del web magazine “Arti Libere”, spero abbia tempo da dedicarmi per una breve intervista.

Sì, l’aspettavo. Pochi secondi, entro in macchina, piove a dirotto. Sono a Bari dopo la performance romana e sono ancora stanca, ma ho energie per i prossimi altri concerti. Eccomi pronta…

Quando è rimasta incantata dal Gospel e come ha cercato gli elementi del suo gruppo Black&Blues?

Ho cominciato circa venti anni fa, ascoltando attentamente i cori Gospel, studiando e riflettendo sulla loro filosofia di vita e sulla loro forza spirituale, cantando e modulando rispettando, la storicità del canto Gospel sulla mia voce. Il gruppo nacque circa dieci anni fa, cercando, selezionando voci qui tra i talenti della mia Puglia e affiancata anche dagli amici che condividono con me l’amore per il Gospel. Nel tempo hanno dimostrato e ho dimostrato, che con il nostro studio e lavoro, tutta la professionalità riposta nel canto Gospel e nel quale avevo investito tutta la mia passione e fiducia, ha avuto un fine positivo. Oggi ne sono fiera perchè non sbagliavo.

Il Gospel nasce dall’anima dei Metodisti Cattolici Afro-Americani. Dal suo punto di vista di “tecnico” del canto, la sua natura spirituale, è anche applicata nella vita sociale quotidiana del popolo di colore? Non dimentichiamo che il Gospel nacque negli anni in cui essere “nero” era discriminante.

L’ammirazione nei confronti di chi del Gospel, ne condivide anche una ragione di vita, è senza dubbio di esempio. La religione, la fede, il rapporto che si ha con Dio, non è solo la frequenza della Chiesa, che riunisce, associa, ricompone, la gente. E’ insita della natura del popolo di colore, dicriminato senza ragione, la loro umiltà, la semplicità umana che anche senza il supporto spirituale, viene fuori. E’ la sensazione che si prova nello stare insieme, cantando, ed è il modo migliore per essere vicini a Dio. E’ la Sua presenza che diventa terrena, materiale, vicina a noi e che ci permette di esternare l’altruismo, la disponibilità per il prossimo.

Un’ultima domanda. Se ci si proponesse un po’ di più, intendo con il suo contributo artistico, il Gospel, crede che ci renderebbe tutti un po’ migliori?

Premetto, intanto, che bisognerebbe essere comunque migliori, sempre. Tutti dovremmo avere valori altruistici, sociali e umani, a prescindere dal Gospel. Il Gospel, semmai accomuna meglio la gente. Si è coinvolti con l’amore e la fede, il battito delle mani, il coro, le voci tutte, l’entusiasmo infusi dai canti stessi, che uniscono, sono la forma migliore per affrontare qualsiasi difficoltà. Ma, sottolineo: a prescindere da tutto questo, bisognerebbe essere migliori comunque.

La sua, più che un’intervista, è stata una lezione di umana sensibilità. Noi tutti auguriamo un felice e proficuo lavoro.

Grazie a lei e a voi tutti dell’informazione, per il canto Gospel, invece. Grazie per l’interesse dimostrato. L’augurio è per una società migliore che canti l’amore per il Signore.

La “conversazione” finisce qui e tace anche la voce della signora del Gospel, Amelia Milella. Continua a piovere e ciò che mi circonda assume una connotazione diversa.

Anna Landolfi.

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