RUBRICA DEDICATA AGLI AUTORI NON NOTI:
ALBERTO PISCOPO
di Anna Landolfi.
Dare un’anima alla materia, è una sensazione che rende vivo tutto il Creato. Il poeta che sto presentando, Alberto Piscopo, ha questo merito: l’inanimato mondo delle cose, prendono vita.
Osserva, riflette, dà voce e respiro alla realtà. Osservandosi intorno con la consapevolezza che ad essere in cima alla catena dell’evoluzione, non è l’Uomo l’essere al di sopra del Creato.
Già San Francesco dava voce all’Acqua e al Sole. Quel “Cantico delle Creature“ ode alla Natura.
L’autore con “Urla il mare”, traduce l’acqua come elemento della Vita. Una creatura divina come divino è l’Uomo e quindi tutti figli di una Divinità.
Lontano dallo straripante esibizionismo individuale, il pensiero di Piscopo è al di là della fame del sè. Si perde nell’acqua, le dà carattere. Il mare ha un temperamento che si modula col Tempo.
Le onde, le sue braccia, che approdano sulle rive. Gioca, il mare, s’infuria, urla e all’infinito, sa che è legato alla Terra e la consapevolezza è figlia della Vita.
Noi che solchiamo quelle spiagge lasciando le orme, è il mare che poi le impossessa tornando a riva. E quella dolcezza del bambino che gioca… nulla resterà quando il mare riprenderà la spiaggia.
E’ la semantica delle parole. Alberto Piscopo dà valore e significato ad ogni parola che legate tra loro, infondono la ritrovata serenità che l’autore ci dona.
Urla il mare
sulle quiete rive.
Tace la sabbia
al suo arrivo,
e si lascia andare
al suo invito,
ma ritorna, dopo poco,
sulle sue rive,
dopo aver placato
la sua ira.
Gioca col fanciullo
con il suo secchiello,
e diventa un castello,
con un re e una regina
e un’ancella vicina.
È felice il fanciullo,
ma sa che deve lasciare
quel castello,
quando il mare,
tornerà a urlare
sulle quiete rive.
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