domenica, 27 Novembre, 2022 3:32:28 PM

Deda Cristina Colonna. Il senso dello studio della danza Barocca

di Gianni Pantaleo.

Nel termine “arte”, si concentra un’infinità di comportamenti umani che nel tempo restano indelebili quasi come esaltazioni dello spirito ben oltre la comune devozione. C’è nella storia dell’uomo, un lungo periodo storico nel quale si è vissuti una dottrina atea, sapiente, erudìta, segni di una società che con l’ambiente, viveva e conviveva in equilibrio e armonia della bellezza. Fuori dai contestati periodi di ribellioni e rivoluzioni, c’è un arco temporale che ha celebrato la magnificenza della bellezza. Una bellezza non fine a se stessa ma che dal profondo del pensiero, invadeva e si manifestava con il corpo: la danza Barocca.  Con Deda Cristina Colonna, coreografa, regista  e preziosa studiosa delle opere del XVII e XVIII secolo, restiamo, l’una di fronte all’altro, in un divertissement agréable, di una mattina di primo autunno.

Deda Cristina Colonna

In un contesto di sperimentazione di nuovi linguaggi coreografici, lei porta indietro nel tempo la ricerca artistica in uno dei periodi storici più imponenti per estetica e bellezza: Crede sia necessario lo studio di un’arte così complessa come la danza barocca?

La tecnica della danza è andata ovviamente evolvendosi e la richiesta di livello di prodezza tecnica nel corso dei secoli è aumentata e questo, mi viene da dire negli ultimi anni e in tempi molto recenti, si è ottenuto, a volte, al prezzo di una diminuita musicalità, una diminuita adesione alla materia musicale. Una delle grandi esperienza che il danzatore, professionista o in formazione, fa praticando la danza barocca, è invece l’assoluta necessità, per danzare la musica barocca, di comprendere fisicamente la musica e di usare i passi della danza come un vero strumento di indagine ritmica in cui le qualità del movimento, nascono direttamente dall’adesione del corpo danzante, alla materia musicale e in questo senso, per me, per un danzatore in formazione, la pratica della tecnica della danza barocca è fondamentale perché tutta fatta di piccoli elementi contrastanti con grandi differenze di qualità. Una conoscenza ritmica deve essere molto puntuale e quindi, diciamo che è un accresciuto senso della danza che si ottiene.

Manierismo e stile. Etica ed estetica. Principi o valori della danza Barocca?

Il manierismo, diciamo, è il grande spauracchio, però è l’espressione che privilegia, soprattutto nel ‘600, della sostanza. Questa sostanza prende la forma dell’ornamento per essere espressa e non per la decorazione. E’ proprio per questo che mi piace pensare alla danza barocca come linguaggio coreografico, e mi piace molto usare questo linguaggio con i danzatori che incontro senza “travestirli” da danzatori antichi, perché i danzatori antichi portavano scarpe col tacco e magari parrucche infiocchettate ma non erano travestiti, ma calati nel loro tempo. Anzi “fuggire” dalla maniera, praticando la forma espressiva dell’ornamento. Quindi io sono per una pratica delle arti barocche in cui si capisca che l’ornamento non è accessorio, ma indispensabile per esprimere una sostanza ricca, al contrario di un concetto più superficiale di decorazione, in cui una forma ornata viene appiccicata su una forma che si presuppone già esistente, mentre l’arte barocca senza ornamento non c’è.

Può oggi l’arte barocca avere un valore culturale che induca la società alla visione di una bellezza intesa come equilibrio interiore? Le corti d’Europa hanno vissuto questo status di serenità estetica influenzando la vita d’allora…

Nella comprensione dell’arte barocca, ci si ferma spesso alla considerazione del grande confine che separa l’essere dall’apparire, pensando, forse, in una comprensione post psicologica, post ottocentesca nostra, che in qualche maniera l’essere sia meglio più profondo dell’apparire. Era opinione dei filosofi del ‘700 che quando l’animo delle persone si manifestava, addirittura nel suo modo di camminare, l’essere e l’apparire si confondevano e per apparire bisognava di fatto esserlo e questa per me, è la grande lezione del barocco, l’approfondimento dell’apparenza fino alla radice dell’essenza, quindi una comunicazione diretta tra il centro di gravità del danzatore e la forma ornata. La base del pensiero è appunto, come dicevamo prima, nella forma necessariamente ornata, dove nell’ornamento si esprime l’essere, senza nasconderlo.

Nel tempo la danza e poi tutte le arti visive, hanno “epurato”, destrutturando, forse a torto, le “inutili” finezze estetiche, un riferimento può essere George Balanchine, che proprio nei dettagli, fanno un’opera d’arte. Quasi a intendere che la forma pura sia quella perfetta. E’ d’accordo?

E’ chiaro che se parliamo di esemplificazione e epurazione e parliamo di Balanchine, allora sono d’accordo, nel senso che si tratta di esemplificazione talmente profonda, per esempio all’adesione musicale della danza, che la danza di Balanchine è strutturalmente uguale alla danza barocca originale, non c’è differenza. E’un gesto di epurazione ma ciò che è stato epurato, sono le sovrastrutture le concrezioni post barocche che si sono sedimentate grazie a secoli come l’800, è in fondo anche il ‘900, con l’anima avventurosa e appassionata del’700. Quei secoli “romantici”, non avevano nulla a che vedere. Ricordiamoci che la danza e la musica, erano indivisibili. I grandi capolavori compositivi delle coreografie di Jean Baptist Lully e Jean Philippe Rameau, erano opere molto avventurose, non avevano nulla di estetica romantica che è venuta dopo per contrasto, per reazione. Poi oggi, quando guardiamo indietro, guardiamo la danza barocca necessariamente con il filtro della danza romantica che è una lente che distorce.

La musica e la letteratura. L’arte barocca è un’ode alla magnificenza. C’è del sacro in tutto questo. Sembra quasi avvicini a Dio. E’così?

Sì, nel senso che io penso che la coreografia è una forma meditativa profonda, perché ballando noi proviamo questa grande emozione che nella vita succede così poche volte di trovarci nel momento giusto, nel luogo giusto a fare la cosa giusta. E quindi se questo piccolo paradigma può esprimere un’unità con una forma che se ci fosse nel momento giusto, nel luogo giusto a fare la cosa giusta, allora sì.

Pierre Beauchamp. Oggi che molto del nostro vivere è disarmonico, senza grazia, di pallida quotidianità, avrebbe senso una figura come Beauchamp, maestro dell’incanto?

I maestri di danza hanno questa funzione da sempre, secondo me. Io ammiro molto il lavoro di pedagogia della danza che si fa nelle accademie e questo da un lato. D’altra parte, riconosco e vivo, la funzione della scuola di danza, la funzione sociale della scuola di danza, come una delle ruote che nella società, se mossa da maestri abili, crea ancora queste possibilità d’incanto. Quindi, proprio in un momento in cui la pratica sociale, è vero, è disarmonica, slegata, scollegata, la funzione pedagogica dei maestri, e sottolineo che in giro c’è tanta incompetenza, rimanendo quindi nella costante situazione di stasi sociale, dicevo, là dove esistono bravi maestri che stimolano nei bambini, nei ragazzi, nei giovani anche non destinati alla carriera della danza, dove lo studio della danza è comunque un’esperienza di crescita e maturità, allora esiste Beauchamp.

Oro. Cosa le viene in mente?

Mi viene in mente la profondità. L’oro viene scavato in profondità e la bellezza è una cosa profonda, seria. E’ questo mi viene in mente quando vedo i bronzi di Riace, quando vedo… Stamattina passavo in macchina, vedevo quelle palme bellissime stagliarsi sullo sfondo di quell’architettura imponente del Policlinico di questa città. La bellezza è la natura e la natura e la bellezza sono una cosa seria. Questo esprime l’arte barocca: la trasformazione e l’imitazione della natura attraverso l’arte come un gioielliere che trasforma l’oro in luce.

E’ doveroso l’inchino. E’ omaggio alla distesa discuter che con delicatezza, Deda Critistina Colonna, mi ha concesso. Stupisce quanto non sia banale pensare che la bellezza è frutto di un’interiorità ben più colta che non il dilagante esibire se stessi. L’Arte Barocca non è esibizione e al di là del costume e della storia, ha esaltato il pensiero di un periodo storico che guardandosi intorno, esaltava lo splendore della Natura, riportando, nei dettagli e nell’ornamento, la fedeltà della grandiosità della natura…danzandola.

Gianni Pantaleo.

https://www.youtube.com/watch?v=L3UCvc8zHh0

https://www.youtube.com/watch?v=9UHmqGNuhRY

https://www.youtube.com/watch?v=zTeIE5UVL9g

 

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