giovedì, 18 Aprile, 2024 12:42:05 PM

MATERA – Il DuniEnsemble – Lo splendore della musica barocca

Si può correre nel tempo. Le prospettive sono sempre mirate al futuro. E’ il corso del vissuto degli uomini. I vastissimi campi della ricerca, permettono l’evolversi dello studio.

Studio, poi, finalizzato affinchè migliori la vita stessa dei ricercatori, i quali permettono la conoscenza, diffondendola e applicando quelle sensazioni che noi uomini, percepiamo vedendo, ascoltando e comprendendo che un processo di struttura sociale, può essere migliore se dessimo maggiore attenzione alla bellezza delle arti.

Tra esse, la musica, soprattutto in un periodo storico che ha valutato la bellezza come obiettivo, nella magnificenza dell’arte barocca in tre secoli di splendore artistico.

Il DuniEnemble determina: ricerca; studio; formazione e produzioni di un compositore lucano, Antonio Duni, pioniere di quei secoli, caposcuola, se non avanguardia, riportandolo nel nostro tempo.

E’ un’approfondita ricerca che i fondatori dell’ensemble, Natalia Bonello, Claudia Di Lorenzo e Leonardo Massa, presentano con attenta analisi stilistica e artistica.

A Claudia Di Lorenzo, abbiamo chiesto:

Storicizzare la musica. Non solo ascoltarla. Direi che il DuniEnsemble si prefigga obiettivi didattici e artistici. Questa è finalmente formazione. Quali i reali intenti?

Il DuniEnsemble fondato nel 2003 da Natalia Bonello, Claudia Di Lorenzo e Leonardo Massa si è avvalso, nel corso degli anni, della collaborazione di valenti musicisti attivi nel campo della musica antica come il violinista napoletano Vincenzo Bianco.

Il gruppo prende il nome dal compositore lucano Egidio Romualdo Duni noto operista settecentesco nativo della città di Matera ed è costituito da musicisti attivi da oltre venti anni nel campo della musica antica e dediti allo studio e all’interpretazione del repertorio rinascimentale e barocco.

Claudia Di Lorenzo

L’ensemble propone all’attenzione del pubblico un vasto repertorio che abbraccia tre secoli di musica eseguito con strumenti antichi o copia di strumenti conservati nei più importanti musei europei nonché nelle Accademie Filarmoniche italiane.

Formati con i più autorevoli rappresentanti del panorama musicale italiano ed estero: E. Fadini, J. Christensen, S. Balestracci, M. Gatti, K. Klark, S. Bagliano, V. Daniels, G. Acciai, D. Dolci, E. Onofri, N. Robinson, C. Banchini, i musicisti del gruppo hanno al loro attivo numerosi concerti ed esibizioni in Italia e all’estero per importanti festival di musica antica, oltre che diverse incisioni discografiche e prime registrazioni mondiali.

Nella confusione musicale contemporanea, un “passo” indietro è una necessità. Il DuniEnsemble, quindi,è una prima risposta a quella cultura musicale vuota di contenuti. Ma non è la storia che struttura le arti?

Indubbiamente vivere  con un’ occhio costantemente rivolto al passato in una sorta di oblio senza tempo non risponde alla nostra idea di ricerca.

Ma quando si viene a contatto con un autore precursore della contemporaneità come Antonio, il “passo indietro” è d’obbligo per reinterpretare con linfa nuova la realtà musicale contemporanea.

Vincenzo Bianco

Vivere oggi, dovrebbe fare storia domani, non crede?

Il passato è parte fondamentale della nostra stessa esistenza; serve imprescindibilmente per provare a leggere ed interpretare il presente e saper affrontare il futuro.  

Nella musica barocca, tenendo presente che qualsiasi categorizzazione storica è limitativa, ciò che colpisce di alcuni autori, soprattutto quelli considerati minori, è la loro tenacia nel rompere gli schemi, le regole tradizionali ed avviare una composizione musicale che modifichi abilmente il “vivere sonoro” pur rimanendo in un contesto di tradizione.

Questa caratteristica che connota Antonio Duni in maniera mirabile ed efficace, può essere colta solo ed esclusivamente immergendosi appieno nella  narrazione musicale o almeno in quello che di lui è noto. Chissà quante altre sue partiture anonime risultano sepolte in cantorie e biblioteche.  

Natalia Bonello

Mentore del DuniEnsemble, in questa fase di ricerca dell’ensemble, è Antonio Duni “genio errabondo e bizzarro talento” come descritto da lei. Fratello musicista del noto Egidio Romualdo Duni, è presentato come un “rocker” dell’epoca barocca. Intendo un “eversivo” della musica. Un personaggio attualissimo, quindi…

Poche notizie si hanno, in effetti, di Antonio Duni; Antonio ed il più conosciuto  Egidio Romualdo  sono entrambi figli di Francesco Duni maestro di cappella della cattedrale di Matera dai primi anni del settecento.

Antonio si forma musicalmente a Napoli come era prassi consolidata a quel tempo e nel 1710 entra al Conservatorio della Pietà dei Turchini studiando composizione con Fago e violino con il romano Cailò.

Conseguito il titolo di Maestro di Cappella Antonio comincia a lavorare come compositore e violinista a Napoli.

Di carattere inquieto e pensoso, il musicista infatti lascia Napoli in cerca di fortuna e si dirige a Barcellona, poi a Vienna, ancora Madrid dove nel 1726 diventa  Maestro della Regia Cappella.

In seguito si sposta ancora: Parigi, Trèviri in Germania ancora Madrid dove nel 1736 stringe amicizia a con il celebre cantante e compositore  Carlo Broschi Farinelli diventando direttore e maestro di coro del duca di Osuna.

Di talento  bizzarro, genio ambulante, così veniva definito dai suoi contemporanei, dal 1757 ritroviamo Antonio a Mosca dove riceve il compito dal rettore della università moscovita di fondare il coro dell’Università, incarico questo che lo impegnerà per oltre otto anni.

Leonardo Massa

Ma questa carica così prestigiosa non gli da ancora stabilità e ricomincia a girare il mondo: ancora in viaggio: una breve permanenza a Riga, sul mar Baltico, forse un viaggio in Cina …

Dal 1765 con moglie e quattro figli definitivamente a Schwerin in Germania dove in gravi ristrettezze economiche morirà intorno al 1766 in circostanze misteriose, senza aver messo un punto fermo, a quanto pare, alla sua costante ricerca…

Della felicità? Di una stabilità economica? Di una affermazione professionale che lo potesse distinguere dal suo ben più celebrato fratello Egidio? Noi pensiamo che attraverso la ricerca nella sua  splendida musica si possa aggiungere qualche tassello in più alla personalità geniale e sfuggente di Antonio.

La ricerca. Vincenzo Bianco, violino barocco, Natalia Bonello, flauti storici, Claudia Di Lorenzo, organo e clavicembalo e Leonardo Massa, violoncello barocco non solo musicisti ma soprattutto ricercatori della musica antica.

Il successo che identifica al meglio il DuniEnsemble, credo sia proprio nella ricerca: un’interpretazione non ha emozione se non la si è prima provata durante la scoperta.

Senza rivelare le fonti, quali strategie “investigative” adottate per scavare nel passato?

Spirito di ricerca musicologica, passione per la prassi esecutiva, confronto tra musiche di scuole affini per trovare un “mood” unitario che ridefinisca lo stile di ogni compositore.

Questa la mission del DuniEnsemble. Certo, non abbiamo scelto la strada più semplice, oggi è molto difficile fare ricerca orientandosi verso repertori spesso inediti o non del tutto praticati dalla maggior parte dei musicisti come non è sempre lineare il percorso di riscoperta di autori semisconosciuti.

Lavorare poi su Antonio Duni presenta difficoltà legate alla sua idea artistica: essendo un “genio errabondo” ed un instancabile ricercatore rifugge egli stesso da ogni minima categorizzazione.

Tutto ciò rende la nostra ricerca ancora più affascinante: Antonio precorre i tempi, sperimenta soluzioni armoniche ed melodiche che lo collocano “dentro e fuori” il Settecento , anticipando suggestioni preromantiche.

DuniEnsemble

Dubito fortemente sia solo una “questione” artistica. C’è di più: il DuniEnsemble suona perché c’è amore per il passato. Si rasenta il Romanticismo: sentimento e passione. Ma qui siamo nel Barocco: c’è sontuosità, c’è lo sfarzo dell’oro, manierismo e stile. L’Europa esplode di regalità. E in Italia?

Quando parliamo di periodo barocco intendiamo in primis lo splendore del XVII secolo; nel seicento è l’Italia a dominare la scena italiana con Monteverdi, Cavalli, Cesti, grandissimi autori che hanno inventato il teatro in musica.

(Ricordiamo che la prima opera interamente in musica, la favola pastorale Dafne su libretto di Rinuccini, musica di Peri e Corsi , fu rappresentata in pubblico nel 1598).

Nel campo della musica strumentale Girolamo Frescobaldi sdogana il clavicembalo da strumento di accompagnamento di cantanti e danzatori a strumento solista virtuosistico per eccellenza.

L’Italia occupa un posto di primo piano nel panorama musicale; Mozart stesso compì tre viaggi in Italia e conobbe numerosi scrittori e musicisti esponenti della celebrata “scuola napoletana”.

Dal XVI secolo in poi Napoli si conferma centro di eccellenza europea per lo sviluppo della musica. e tra XVII e il XVIII secolo Napoli si impone ancora come “capitale della musica” grazie al siciliano Alessandro Scarlatti, musicista e prolifico compositore, maestro della Cappella Reale che, stabilitosi in città insieme al figlio Domenico, apporta sostanziali innovazioni armonico-strutturali in campo operistico; con la sua presenza Napoli diviene definitivamente tappa obbligata per i giovani compositori europei.

I Conservatori napoletani sono delle vere “scuole di perfezionamento” dove imparare il canto, gli strumenti ad arco, a fiato ed a tastiera, oltre la composizione e il contrappunto.

Sotto la guida di Francesco Durante, maestro al Conservatorio di Sant’Onofrio, ad esempio si formano a Napoli, la città italiana più cool del XVIII secolo, eccelsi musicisti di tradizione partenopea, tra cui, appunto, i fratelli Duni.

Deda Cristina Colonna (coreografa e ricercatrice della danza barocca), dice: “guardiamo la danza barocca necessariamente con il filtro della danza romantica che è una lente che distorce”.

E’ così con i compositori del XXVIII secolo? Jean Philippe Rameau all’epoca, era un rivoluzionario della musica e Mozart, mi permetto, era il Keith Emerson di oggi.

Durante i primi anni dell’ottocento la letteratura, l’arte rispondono ad esigenze di carattere didattico.

 I testi del passato e quindi anche le partiture barocche, vengono soggetti a pesanti correzioni attraverso le quali si cerca di adattare il testo alle esigenze stilistiche, al gusto dell’epoca ed a rendere tutto più “comprensibile”, meno difficile, più moderno.

Oggi, per fortuna, non è più così; grazie ai “pionieri” della musica antica, (voglio ricordare Emilia Fadini, clavicembalista scomparsa da poco e mia maestra insostituibile, una delle ultime grandi didatta e concertista, fautrice della rinascita della musica antica), la musica barocca viene approfondita e riprodotta in una dimensione storicamente informata cercando cioè, mediante studio delle fonti sia musicali che teoriche e l’uso di strumenti o d’epoca o copie storiche (i flauti e le tastiere del DuniEnsemble sono infatti copie di strumenti storici; mentre il violino ed il violoncello barocco sono strumenti originali restaurati) di costruire, attorno a questa musica, lo stile giusto.

Non si tratta di sedersi al clavicembalo travestiti con parrucca e codino, per intenderci, ma ridare dignità artistica, attraverso suggestioni convincenti, sonorità calibrate ed uno studio filologico calato in un contesto storico, ad un repertorio che per lunghi secoli è stato, come sottolineato da Deda Colonna, deformato dal gusto romantico.

Ci inviti: nel prossimo vostro prossimo concerto. Cosa ci farete ascoltare e dove.

Nel 2019 Il DuniEnsemble ha ultimato la registrazione integrale delle musiche strumentali di Egidio Romualdo Duni per la etichetta Brilliant Classics.

Ad aprile 2023 entriamo in sala di registrazione nel segno del fratello Antonio, attraverso il quale il DuniEnsemble mira a restituire la meritata visibilità alla sua produzione artistica.

Il progetto prevede una produzione discografica ed una edizione moderna  di un  manoscritto a stampa scoperto di recente. Le sonate che incidiamo, sei sonate per violino/traversiere e basso, sono state ritrovate nel 2019 da Thomas Suarez, violinista e studioso nonché discendente da parte di madre della famiglia Duni.

Questo ritrovamento ha dell’incredibile perché nelle scarse biografie di questo musicista fino ad allora non vi era alcuna traccia di questa raccolta. Suarez ha affidato a noi del DuniEnsemble la diffusione e la divulgazione di questo preziosissimo manoscritto a stampa.

Stiamo lavorando tanto ed abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti; a questo proposito abbiamo avviato una campagna di crowfunding (https://www.produzionidalbasso.com/project/alla-scoperta-di-antonio-duni-musico-errabondo-e-bizzarro-talento/) e chiunque voglia sostenere questo nostro progetto è benvenuto.

La musica di Antonio Duni deve tornare a risplendere e se avverrà, è bello pensare che possa anche essere un pochino per merito del lavoro di ricerca del DuniEnsemble.

Claudia Di Lorenzo dà una lettura della musica barocca con attenta visione di quanto l’immaginifica creatività umana, sia la sostanza tangibile di un’arte musicale eterna senza collocazione temporale. Soprattutto quando la stessa visione  è percepita con le sensazioni dell’uomo di oggi, così come quello di ieri, tramandando, grazie a formazioni quali il DuniEnsemble, le testimonianze di un’arte eterna: la fastosità dell’arte barocca attraverso la musica. 

Gianni Pantaleo. 

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