mercoledì, 7 Dicembre, 2022 1:29:39 AM

Divina: Greta Garbo

Di Vittoria Loiacono.

Greta Garbo (1905/1990)

E’ stato scritto di tutto. Pubblicato molto. Miriadi di foto, decine di pellicole, biografie, amanti presunti e inventati. E dopo tanto parlare di lei, scomparve. Venti anni di Greta Garbo. Svedese, l’American Film Institute le assegna il quinto posto tra le star dell’intero firmamento hollywoodiano. Origini umilissime, fu una bambina timidissima, silenziosa, anche un po’ troppo remissiva. Le biografie l’hanno spesso dipinta come una ragazzina quasi border-line. I suoi giochi erano i vestiti della mamma che indossava pensando di essere un personaggio, da sola, nella sua stanzetta di un sobborgo di Stoccolma. Era nata “naturalmente” attrice. Perduto il padre precocemente, lavora nelle botteghe della città e come commessa nei grandi magazzini. Le stelle non nascono improvvise: la sua brillò presto. A 17 anni fu notata per la sua “alterigia”. Il suo comportamento, naturale, era algido, distaccato. Quell’indole di riservatezza e timidezza la rese “divina”. Posò come modella, qualche comparsata in cortometraggi del primo cinema dell’epoca: il muto. E fu notata da un regista, Mauritz Stiller, che la volle partecipe in film di produzioni svedesi. Vinse una borsa di studio e quella le permise di amare la recitazione. Gli anni del cinema muto, non impedirono di rivelare il talento della Garbo. Il sonoro era già una realtà nelle sale cinematografiche ed è unanime, tra i critici, l’assoluta interpretazione della Garbo nei ruoli proposti che le dette fama di grande attrice degli anni ’20.

Paradossalmente, solo agli inizi degli anni ’40 la MGM le fece interpretare un ruolo con il sonoro. Fino ad allora, ben sette film, non le fu data questa opportunità perché l’avvento del sonoro non fu ben accolto dai registi e dagli attori dell’epoca: si pensava che fosse la fine del cinema dare voce all’interpretazione. La Garbo invece ne sentiva il bisogno, nonostante i suoi film muti facevano andare in delirio i suoi estimatori. Ed erano tantissimi in Europa. In realtà il sonoro decimò molto gli attori del cinema. Proprio un suo amato collega, presunto amante, John Gilbert, famoso insieme a lei nei film, perse credibilità interpretativa quando le case di produzione inserirono il sonoro nelle pellicole: il timbro della voce di Gilbert non si rivelò adeguato ai personaggi da lui interpretati. E con lui, molti attori e attrici famosissimi dell’epoca, persero moltissimo quell’allure che il cinema muto conferiva ai personaggi da loro interpretati. Questa nota malinconica, spiega quanto le carriere di artisti quali gli attori, abbiano necessità interpretative molto più approfondite oltre lo sguardo, la mimica, le espressioni. La Garbo non ebbe difficoltà alcuna, anzi, lei stessa ambiva a che le dessero la sua voce nei film. “Anna Christie (1930) girato in America, fu il suo primo film “parlato” e anzi, la stampa dell’epoca gridò al miracolo quando della ormai diva, si sentì la “voce”.

Nonostante il suo forte accento europeo, le case produttrici, si permisero di chiederle di essere doppiata: e qui, Greta Garbo rivelerà a tutte le case cinematografiche, il suo assoluto diniego a essere sostituita nella voce. Diva, famosa e potente, al grande pubblico piaceva e nessun produttore si permise di chiederle nulla. Forte degli incassi che i suoi film producevano alle case di produzione di Hollywood, Greta Garbo si impose per il suo stile sobrio, minimalista, adottando abiti di taglio maschile, cappelli dalle visiere larghe, giacche con la spalline quadre: diventò uno stile. Le espressioni del suo viso erano accennate, il sopracciglio, le labbra, lo sguardo, sfumature del volto, le caratteristiche interpretative erano appena espresse che già bastavano a rendere il ruolo affidatole, di forte realistico carattere. Greta Garbo è stata spia, regina del doppio gioco, assassina, aristocratica, moglie infedele, ammaliatrice e donna irresistibile, cortigiana e prostituta, ogni ruolo era reso unico, individuale, suo. Soggetti che solo lei avrebbe potuto rendere così reali. Nel 1941, la sua ultima interpretazione: “Non tradirmi con me” e forse stanca o anche stufa di Hollywood o forse anche l’insuccesso del film, Greta Garbo a 36 anni si ritirò definitivamente dalle scene. Tutto il mondo del cinema, la stampa, il mondo intero, restò sospeso. E’ incredibile come personaggi di questa portata mediatica, riescano a produrre forti emozioni. Scomparve letteralmente. Le ragioni non sono mai state del tutto spiegate. Rarissime sue foto furono pubblicate sui giornali perché la stampa ma soprattutto il suo amato pubblico, non credeva a questa sua scelta. Inutili i grandi registi che tentarono di contattarla anche dopo anni di silenzio, per un ritorno in scena. Fu accudita a protetta dalla sua amata nipote che tempo dopo la sua morte, dichiarò che semplicemente Greta Garbo era timida, schiva e solitaria e che quel firmamento nel quale si era trovata non le permetteva di essere sé stessa, ma un’altra.

Questa attendibilità di sorta, è avvallata dall’età in cui la diva decise di chiudere con il mondo del cinema. Troppo giovane per esiliarsi, è plausibile che dette più ragione al suo equilibrio di donna che essere un’altra donna che era sugli schermi. 

Vittoria Loiacono

 

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