sabato, 4 Dicembre, 2021 12:00:50 PM

Elogio alla mia…Accidia

 “Accidia” di Giorgio De Chirico (1888-1998)

Forse perché siamo da un anno in una imprevista situazione socio/sanitaria globale, ma questo che stiamo vivendo ci porterà ad un accidioso comportamento umano. Tra i sette vizi capitali, l’accidia è l’emozione meno devastante per un uomo se non per sé stesso. Abbiamo discusso dell’Ira, dell’Invidia, “elogiando” queste emozioni come caratteristiche psicologiche degli uomini. Naturalmente, la Redazione, si “accolla” tutti e sette i vizi, così non si creano allusioni particolari o si brucino “code di paglia”. Sono però convinto che per la “Redazione” di tutti e sette, questo è un “vizio” che proprio non ha. Ad essere sincero, la “redazione” non conosce un amico, un collaboratore o uno qualsiasi dei suoi contatti sociali di lavoro, che soffra di accidia. Eppure in questi mesi, con la prudenza dei contatti sociali, i luoghi chiusi, i rapporti umani ridotti al lumicino, lo stare a casa stufi del “far nulla”, la “noia”, la voglia “saltami addosso” che speri non ti “salga addosso” è una costante quotidiana. Il lasciarsi andare a non fare…niente. Ma come si potrebbe mai…non fare niente? Cioè, se rifletto, ma giammai ci si pasci del tedio vivere quotidiano! Certo, esistono molti momenti di un giorno in cui il “dolce far nulla”, giova alla mente e al corpo, ammettiamolo.

Omar Simpson

L’accidia forse potremmo considerarla anche un “ristori” (mai parola è detta e letta in questi mesi), che rigenera le membra stressate di un essere umano. Lo “stravaccarsi” su una poltrona, l’appisolarsi senza pensieri, zittire la suoneria del cellulare (ci vuole coraggio a spegnerlo, però: non ne saremmo poi così capaci), chiudere la finestra, ascoltare il silenzio. Siamo sinceri: è un rigenerarsi. Ma… (particella che esprime una contrapposizione alla frase composta precedentemente), ma…sicuro che l’accidia non spenga la gioia del vivere? Un tempo, nella Grecia classica, l’accidia era considerata un’aberrazione sociale. L’inerzia era un obbrobrio etico. In una società in evoluzione culturale ed economica in cui ogni componente della società è parte della comunità stessa, essere un produttivo elemento degli insiemi, genera benessere. Nelle società classiche, Sparta, Atene, Persepoli, tutta la comunità era attivamente partecipe alla crescita del popolo. Si deduce quindi, quanto l’accidia sia stata vista come un comportamento anti-sociale in opposizione all’operosità dell’individuo. Di ben diversa interpretazione era considerata l’accidia nel cristianesimo. L’intesa dell’inerzia spirituale, del disinteresse verso il Signore, era considerato un peccato. Ovvio pensare alla potenza della Chiesa che proprio del Divino, rendeva le menti assopite per il solo fine dell’adorazione dell’Altissimo. Potremmo contestare questa tesi, ma è da interpretarla con i parametri sociali dell’epoca.

Melancolia di Albrecht Dürer (1471-1528)

L’Illuminismo scardina questa tesi interpretando l’accidia come una indolenza intellettuale: guai a coloro i quali fanno del proprio intelletto, pensiero dormiente. La considerazione era tutt’altro che atea: il dono dell’intelletto era considerato un dono di Dio e quindi un privilegio dato dal Signore agli uomini. Blasfemia era l’indolenza. Dopotutto, non fu Prometeo che rubò la “scintilla” della ragione agli dei per darla agli uomini? Tutt’altro che accidioso diremmo di Prometeo: uno che si dette tanto da fare per “spargere” la “curiosità”, la “ricerca”, il “fare” per rendere un uomo parte di un sistema riservato agli “eletti”. Certo il poveretto, scoperto, fu punito. Ma nel frattempo gli uomini sperimentavano, costruivano, solcavano terre e viaggiavano perché l’intelligenza non ha confini. Mettiamola così: l’accidia forse non ci appartiene poi così tanto.

“Accidia” di Francesco Maestria, scultore.

E come potremmo fare, sennò? Siamo capaci di restare “muti” con tutti gli strumenti di cui siamo circondati che ci permettono di restare sempre “vicini vicini”? Isolato in una valle protetta da altissime montagne, dove il solo rumore è il vento o il ronzio degli insetti o il belato di greggi…forse fa tanto idillio, è vero, ma nemmeno lì sarebbe presente l’accidia: il solo guardare l’infinito è vita.

La Redazione.

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