Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei principali store online da BELIEVE DIGITAL, mercoledì 6 maggio 2026 è uscito “Pithagóras”, il nuovo progetto discografico del compositore e pianista calabrese Francesco Miniaci, che vede la partecipazione dell’originale orchestra di flauti Falaut Flute Orchestra costituita da 22 elementi tra cui la solista Roberta Ferraro, diretta dal M° Paolo Totti.

L’orchestra di flauti Falaut Flute Orchestra è composta da: Domenico Bencivenga, Alfonso Bianco, Ivana Vaccari, Maria Pia Cultrera, Filomena Gabriele (Flutes I), Marco Saracena, Anna Schiffino, Ilaria Sisca, Emilio Pepe (Flutes II), Greta Gallicchio, Francesca Munno, Alice Manzo, Beatrice Marcellino (Flutes III), Chiara Venturini, Giorgia Talotta, Chiara Rainolter, Lorenzo Sanginiti, Dalila Riillo (Alto Flutes), Simone Franciosa, Anna Piro, Simone Cricelli, Francesco Cirillo (Bass Flutes).
“Pithagóras”, opera originale scritta e orchestrata dallo stesso Francesco Miniaci, è un viaggio sonoro senza confini tra classico e jazz, in cui il pianoforte solista – tra rigore e improvvisazione modale – dialoga con un’insolita e luminosa orchestra di flauti.

Francesco Miniaci
La scrittura unisce equilibrio formale e libertà espressiva in una fusione organica dei linguaggi, dando vita a un paesaggio musicale etereo, dinamico, profondamente evocativo e contemporaneo. Un incontro tra matematica e poesia, tra struttura ed emozione.
Il disco è impreziosito dalle note di copertina del pianista, giornalista, scrittore e critico musicale Davide Ielmini.
“Ricordare d’immaginarsi sempre le note, una raffigurazione mentale del suono desiderato”: lo scriveva Sonny Rollins nei suoi “Taccuini”, raccolta di riflessioni e dubbi pubblicata da Il Saggiatore con la traduzione di Marco Bertoli.
Che sia, questa di Francesco Miniaci, musica per gli occhi non v’è alcun dubbio. Così come non ve n’è alcuno nel titolo del lavoro – visionario ad ampio spettro – che in quel “Pithagòras” trova la giusta corresponsione tra immaginario scientifico (la composizione è matematica dalle infinite concatenazioni probabilistiche) e rappresentazione narrativa.
Miniaci presenta in prima mondiale questo “Concerto per pianoforte solista, orchestra di flauto e flauto solista”, dove l’idea delle melodie danzanti è il perno sul quale prende forma una musica dal corpo cinematografico.
Che fa leva su un ampio bagaglio tecnico – la scrittura sfrutta tanto, e bene, il contrasto tra densità sinfonica e trasparenza cameristica (la massa dei flauti assume, insieme, la vastità e la leggiadria di una compagine corale) – ed espressivo con accenni impressionistici (piano e flauto solista).
Miniaci dirige la parte pianistica come se fosse una costola orchestrale: temi particolarmente incisivi nella loro condotta orizzontale (l’intreccio, nella Parte seconda, tra melodie romantiche e nuances pastorali), ritmi spezzati di ispirazione folk (Est Europa, Irlanda, Oriente), ma anche la mai dimenticata tradizione del prog, con bassi severi e pieni che danno gravità e imprevedibilità al discorso.
Virtuosistico, ben cadenzato e ricco di contrappunti, accoglie il jazz come atteggiamento libero che apre a poliritmie leggere, armonie estese e ritmica a volte “arcaica” (2’22” della Parte Terza).
Gli accordi si risolvono con brillantezza, le linee si intersecano con profondità, le singole composizioni si muovono a “quadri” cambiando mood e spessore di scrittura.
Con le sue proiezioni immaginifiche, questa musica non può non essere figlia del sogno.” Davide Ielmini.
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