venerdì, 14 Agosto, 2026 11:22:42 AM

Gian Lorenzo Bernini, Nettuno e Tritone

di Giovanni Francesco Cicchitti.

Tra il 1620 e il 1623 Gian Lorenzo Bernini realizza il gruppo di Nettuno e Tritone, oggi conservato al Victoria and Albert Museum, opera che segna una fase precoce e già pienamente consapevole della sua ricerca.

Il marmo prende forma come una costruzione verticale, concepita per dialogare con l’acqua e con lo spazio aperto, e destinata in origine a coronare una fontana nei giardini di Villa Montalto a Roma, proprietà del cardinale Alessandro Peretti di Montalto.

Il gruppo raffigura Nettuno e Tritone, divinità marine appartenenti al repertorio mitologico classico, e si inserisce in una tradizione che la cultura romana del Seicento recupera come linguaggio adatto alla celebrazione e alla rappresentazione del potere.

La scelta del soggetto si lega a una committenza colta, capace di riconoscere nel mito uno strumento espressivo e simbolico.

Bernini costruisce la scena come un sistema dinamico in equilibrio. Nettuno emerge con il busto ruotato e il braccio teso, mentre impugna il tridente in un gesto che organizza l’intera composizione.

La figura si sviluppa verso l’alto, sostenuta da Tritone, che soffia nella conchiglia e insieme funge da base viva e mobile.

Il movimento ascensionale si combina con una torsione che attraversa i corpi e definisce una linea continua, capace di tenere insieme energia e controllo.

L’episodio rappresentato richiama l’intervento di Nettuno in favore di Enea durante la tempesta narrata da Virgilio nell’Eneide, tema attestato nella tradizione letteraria e rielaborato dallo scultore attraverso una soluzione formale autonoma.

Bernini trasforma l’azione in un gesto che domina lo spazio dall’alto, costruendo una visione in cui il potere si manifesta come capacità di ordinare il caos.

La superficie marmorea restituisce con precisione la tensione muscolare e la qualità dei dettagli, dalla resa dei capelli mossi al trattamento della pelle, elementi che rivelano una padronanza tecnica già pienamente sviluppata.

La luce scorre sulle figure e ne amplifica i volumi, contribuendo a definire una presenza che si impone nello spazio circostante.

Il percorso dell’opera conduce nel corso del Settecento fuori da Roma, attraverso l’acquisto da parte di un collezionista inglese, fino all’ingresso nelle raccolte londinesi, dove assume un nuovo contesto espositivo.

Questo passaggio testimonia la fortuna della scultura barocca e la sua capacità di essere riconosciuta come modello anche al di fuori dell’ambiente originario.

In Nettuno e Tritone si coglie con chiarezza una delle direttrici fondamentali della poetica berniniana: la trasformazione della materia in azione.
Il marmo diventa il luogo in cui il movimento si organizza e si rende visibile, e la mitologia si traduce in una forma che unisce forza e misura.
In questa sintesi si definisce il valore dell’opera, capace di restituire ancora oggi una visione in cui il dominio sulla natura coincide con il dominio sulla forma.

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