martedì, 18 Gennaio, 2022 11:56:22 AM

Qualis Artifex Pereo

di Adele Dentice.

“Che grande artefice muore” diceva Nerone mentre beveva il suo veleno, così almeno ci racconta Svetonio, consegnandoci l’immagine di un megalomane che, anche durante l’ora della morte, non rinunciava allo showbiz. Così, dal Senato romano fino a Hollywood, ci hanno tramandato il ritratto fosco e al contempo macchiettista di un tiranno pazzo e sanguinario.

Tutti lo conosciamo come l’artefice dell’incendio di Roma, un demonio che gettò l’Impero in un regime di terrore, talmente malefico che dopo la sua morte il senato decise che il suo nome sarebbe stato cancellato “Abolitio Memoriae“. Eppure il popolo lo amava! Solo perché offriva spettacoli gratuiti per secoli la sua tomba fu oggetto di venerazione e di pellegrinaggi?  Affezione all’Imperatore del popolo che sarebbe rimasta immutata  sino al XII secolo quando Papa Pasquale II ne vietò il culto, considerandolo pagano ed eretico.

Ma allora, chi era Nerone? Un deviato o un capo politico innovativo e moderno?

Certo gli avvenimenti privati giovano poco alla sua rivalutazione, fu gaudente con tratti di perversione, ma non basta a farne un diabolico pazzo esaltato, egli incarnava i suoi tempi, dal momento che le sue abitudini goderecce erano abbastanza comuni nella società dell’epoca. Fu accusato di essere il primo uomo di stato a salire sul palcoscenico per recitare, a quei tempi il mestiere dell’attore era equivalente alla prostituzione, e fu protettore delle arti e dello sport, questo dovrebbe rivalutarlo ai nostri occhi; eppure la campagna d’odio ancora pervade i libri di storia.

Ultimo rappresentante della favolosa dinastia Giulio-Claudia fu l’ultimo imperatore il cui trono viene tramandato da una gens. Fu figlio di una spregiudicata e lussuriosa donna, moglie, madre, sorella di imperatori, che gli consegna  a 17 anni  il più grande impero della storia. La Roma che eredita è quella del I secolo dopo Cristo, è una Roma che è molto simile alla nostra civiltà, con tutti i sintomi di un imminente declino; eccessivo consumismo e spasmodica ricerca del consenso, i social media dell’epoca erano il circo e l’anfiteatro, la classe dirigente persa in lotte di potere e la classe lavoratrice poco motivata, una plebe di sfaccendati e i barbari che premono ai confini dell’impero. In questo clima Nerone è stato consegnato ai posteri come una persona malvagia, persecutore dei cristiani, imperatore isterico e dannoso.

 

Fake news.

La storia la scrivono i vincitori, diceva Tito Livio, e, forse, niente di tutto ciò che riguarda Nerone è vero, o lo è solo in parte o è stato esagerato. A Roma il vincitore è il senato che, già dai tempi di Augusto, non amava gli imperatori, non gradendo la nascita dell’impero, che toglieva potere. E così i senatori congiuravano, disprezzavano e denigravano.

L’occasione ghiotta fu l’incendio di Roma, che dette l’occasione di far diventare l’imperatore un bersaglio facile, un politico che, nonostante avesse ribaltato l’accusa sui cristiani, poco amati dalla gente comune, venne stritolato dalla macchina della propaganda. Nessuno nei secoli ha considerato che lui amava moltissimo Roma e che rientrato immediatamente da Anzio dopo la notizia dell’incendio, aprì agli sfollati i palazzi accogliendo i cittadini, oramai senzatetto, nei giardini imperiali. Organizzò carovane di rifornimenti da Ostia, ridusse il prezzo del frumento per gli abitanti. Non si racconta che il giovane imperatore restituì una città dalle vie più ampie per contenere il pericolo di incendi e gli stessi edifici distrutti furono costruiti con criteri oggi diremmo antincendio, più bassi e con materiali meno infiammabili. Ma Nerone era condannato, e non certo per il matricidio o per le aver fatto uccidere Petronio e Seneca con l’accusa di aver ordito una congiura ai suoi danni, su cui si potevano chiudere gli occhi.

Tutto poteva passare, ma Nerone ebbe l’ardire di mettere le mani sui soldi pubblici, accentuando le ostilità con il senato, ma soprattutto con l’altra potentissima lobby che teneva in scacco i senatori, I Pubblicani, i quali gestivano in outsourcing la riscossione dei tributi. Nerone propose la completa esenzione da imposte delle merci che circolavano all’interno dell’impero e il dazio per quelle estere, ma il Senato rigettò la proposta con la scusa che non tutelava gli interessi dell’Impero, in realtà non tutelava le classi più abbienti e soprattutto i potentissimi pubblicani. Sconfitto, Nerone allora impose la “trasparenza” alla procedura di riscossione, in modo che il popolo conoscesse nei dettagli i guadagni dei pubblicani, affidando la giurisdizione degli appalti al pretore a Roma e nelle province ai governatori.

L’altra sfida che lo consegnerà alla morte fu la riforma monetaria, che aveva lo scopo di reagire alla crisi determinata oltre che dalla pressione fiscale dalla diminuzione del denaro circolante. Consideriamo che la politica espansionista fece mancare le risorse del bottino di guerra e la richiesta di metalli preziosi era superiore alla produzione, per cui l’unica soluzione fu la svalutazione della moneta tramite la riduzione del peso grazie anche alla scoperta di una miniera d’oro in Dalmazia; in questo modo il prezzo dell’oro scese a vantaggio di quello dell’argento favorendo le classi sociali medio – basse.

Ed il popolo lo amò. E non solo per le feste, ma la storia, si sa, la scrivono i vincitori.

Adele Dentice.

https://www.focusjunior.it/scuola/storia/antichi-romani/storia-di-nerone-limperatore-romano/

https://www.treccani.it/enciclopedia/nerone-imperatore/

 

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