domenica, 27 Novembre, 2022 3:38:26 PM

Antoni Gaudì

Di Gianni Pantaleo.

Impossibile definire Antoni Gaudì architetto. Nella storia dell’arte, la collocazione di “architetto” non è facilmente collocabile nel contesto “arte”. Le arti sono processi creativi che gli uomini applicano usando strumenti quali la parola (il teatro), la pittura (olii, acquerelli, affreschi…), la musica (il pop, la lirica, il coro…) senza dimenticare secoli di scultura, la terracotta, il legno, il ferro. Secoli se non millenni di “operosità creativa” frutto della sensibilità dell’essere umano. Le testimonianze sono dappertutto, dovunque in ogni luogo del nostro pianeta. Antoni Gaudì del cemento ne fece arte e la applicò all’architettura. Materiale di imponente forza costruttiva adoperato per gli edifici, i ponti, i grattacieli. Acciaio e cemento. Straordinari materiali che invadono le nostre città e gli attuali monumenti. Non dimentichiamo che un tempo il cemento non esisteva ma abbiamo testimonianze di costruzioni millenarie che tutt’oggi ammiriamo per tante ragioni: l’imponenza architettonica, la spiritualità per la quale furono edificati, la potente sfida al tempo. Tra questi, le piramidi. Tuttavia, la “plasmicità” del cemento, permise a fine ‘800, ardite opere urbanistiche che trasformarono gli assetti delle capitali conseguente sviluppo delle economie e dei sistemi sociali sempre più concentrati in spazi urbani che divennero nel tempo grandi agglomerati comunali. Già Parigi, Londra, New York, Madrid, storiche capitali di potenti economie, si avvalsero di architetti che dessero alle città quell’autorità di concentrazione economica, culturale e sociale per definire un complesso agglomerato urbano, ben più che una “città”: le metropoli. Un esempio è stata la Roma imperiale. La dimostrazione agli occhi di uno straniero, della potenza di un impero, fu l’ Anfiteatro Flavio (72 d.c.), noto come il Colosseo.

La Sagrada Familia, Barcellona.

L’imponenza della costruzione e l’innovativa architettura della costruzione (ad ovale), fu considerata all’epoca opera di ingegneria d’avanguardia. Gli architetti sconvolsero con i loro progetti, tutta una serie di soluzioni risultanti artisticamente uno dei capolavori di tutto l’impero. Scriveremmo a lungo di arte della progettazione e avremo tempo per scrivere di arte e architettura e…architetti. Perchè tra i capolavori, ancora oggi in costruzione per la complessità propria del progetto di Gaudì, è la Sagrada Familia a Barcellona. Nato in quella stessa città nel 1852, schivo e riflessivo sin da bambino, Gaudì percorre studi e formazione per la professione che lo consacrò tra gli architetti più fecondi dei primi ‘900. La carriera di “architetto civile” ben presto fece spazio alla “rivoluzionaria” idea che le architettura non necessariamente devono seguire i “diktat” iconografici costanti per la progettazione urbana di una città, di un territorio. Il coraggio professionale di Gaudì, che sovverte alle imposizioni architettoniche dell’epoca, furono dettate da una sua personale spiritualità trasmessa nei suoi futuri progetti. Così come il suo carattere discreto e isolato, i suoi capolavori architettonici, sono l’espressione di quanto più di rispettoso ci sia che lodi la natura, il creato, fino all’eccelsa dimostrazione di fede con la costruzione della basilica “Templo Expiatorio de la Sagrada Familia”, nota come Sagrada Familia.

Casa Milà, Barcellona.

Ma prima, mi concentro su edifici di abitazione civile ai quali i costruttori, affidarono a Gaudì , i loro intenti di imprenditori edili d’avanguardia. Un’avanguardia modernista in parallelo all’art decò e che delle forme aveva già sperimentato molto. Gaudì riscopre la naturale vocazione delle “cose” legate alla natura, al Divino. E’ del 1912 Casa Milà, chiamata anche La Pedrera situata negli ampi viali delle “ramblas” della capitale catalogna. Nei primi del ‘900 il quartiere “Eixample” nacque per il crescente sviluppo urbanistico di Barcellona e sorse incrociandosi con i larghi e luminosi viali chiamati ramblas. Lo sviluppo edilizio permise ai migliori architetti dell’epoca di sbizzarrirsi con architetture che resoro il quartiere uno dei più eleganti e ricercati di tutta la Spagna. Molti sono gli edifici progettati da Gaudì, cito anche Casa Batllò (1906), casa Vicens (1888) e la cattedrale di S.ta Maria de Mallorca, sull’omonima isola (1914). Dalle immagini mostrate, noterete le geometrie che datate nel tempo si rendono morbide e sinuose. Gaudì “perde” quello staticismo della struttura geometrica per confrontarsi con quello che gli circonda: la natura. Potremmo definire quasi “gotico” la sua creatività architettonica, ma nei particolari che adornano finestre e balconate, noteremmo le associazioni floreali, quasi magiche dell’interpretazione dello spazio di come lo interpreta e lo vive Gaudì. Il tempo lo rende sempre meno “sociale”, lo scopo dell’arte nella sua architettura lo concentra in un unico obiettivo: una lode al Signore. Mentre esegue lavori in tutta la Catalogna, Antoni Gaudì, nel suo ritiro dagli studio, progetta la Sagrada Familia, immensa cattedrale di Barcellona, complessa architettura voluta e pensata eterna come eterno è il messaggio che dedica con quest’opera: l’Onnipotente e Unico Signore che dà vita all’universo.

Anna Landolfi.

Casa Vicens, Barcellona

Tutt’oggi la Sagrada Familia è in costruzione. I lavori, iniziati nel 1882 e cominciati quando lui aveva solo 31 anni, procedono con perfetto rispetto del progetto, quasi un’opera artigianale. Si pensa che possano terminare nel 2026. L’ammirazione di quest’imponente chiesa è visibile ai milioni di visitatori che non aspetteranno il futuro per vederla completata. Antoni Gaudì morì a Barcellona il 10 giugno 1926.

 

 

di Anna Landolfi.

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