sabato, 4 Dicembre, 2021 10:58:41 AM

Benedetta Lusito, l’Arte quale entità sacra.

di Gianni Pantaleo.

Si percepisce una nobiltà spirituale quando le si parla. Non mostra sentenziosità, non ha fattezze di cera: è così. Limpida. Parla senza pause. E’ libera. La sua trasparenza è data dalla sua “missione”: recitare. Non ci sono altri fini. Le nasce da “dentro”. Forse lo ha scoperto nel corso del tempo. O forse lo sapeva da sempre. Ma interpretare se stessa è la ragione della sua vita. Ha il privilegio si “scegliere”. Se non è lei a provare emozione in un ruolo, arriccia il naso. Interpretare un’ altra, non le si confà. Benedetta Lusito è lei in scena come fuori dalla scena e questo è una concessione data solo agli dei.

Si confronta con il pubblico “indossando” le emozioni. Alla sua identità di artista, lega anche quella di donna. E’un “valore” aggiunto essere donna e artista in un pianeta, quello dello spettacolo, ancora “dominato” dagli uomini?

In realtà non mi sono mai posta questa domanda, ho lavorato fianco a fianco con musicisti ed attori sia uonini che donne senza mai fare distinzioni, sebbene i capocomici  o i direttori artistici dei teatro siano ancora praticamente tutti uomin. Quando si è sulla scena l’unica cosa che si avverte è la COMPLICITA’, un sostantivo femminile che però se esiste davvero, non ha barriere di esistenza.

Le faccio questa domanda perché è luogo comune, purtroppo, pensare che le carriere delle artiste siano un po’ condizionate dagli uomini: molti agenti dello spettacolo, sono uomini, le regie pullulano di uomini, così molti addetti ai lavori… Non crede che penalizzi un po’ le donne?

Credo di aver risposto un po’ nella prima domanda, se si incontrano menti creative che hanno il cervello ed il cuore ben legati, giuro non si può far differenza che siano uomini o donne.

       Benedetta Lusito (Ph. Michele Giannossi)

Nonostante questo “ambiente” nel quale si “fatica” ad avere un po’ di “luce”, lei brilla di suo. Le si riconosce quindi qualità artistiche proprie. Quali difficoltà ha incontrato nel percorso della sua carriera? Nel senso: le proposte artistiche possono non soddisfare le sue esigenze di artista? Cosa fa? Rifiuta?

Brillare di luce propria è forse la cosa più difficile che esista a giorno d’oggi, perché ahimè sembra che a brillare siano coloro che ricevono luce riflessa… i media hanno un immenso potere e sembra che se non si baipassi attraverso di esso, si resti “condannati” al voler brillar di luce propria. Credo di considerare ancora l’Arte come una entità sacra, una sorta di religione che ci permette di dire la verità su di noi e sul mondo, cosa che senza questo mezzo diviene difficilissima se non impossibile. In genere fino ad ora mi è capitato raramente di rinunciare a delle proposte perché ne ho ricevute, sebbene poche, ma perlomeno inerenti al mio gusto e soprattutto al mio sentire, l’anima prende il sopravvento. Una cosa la so per certo, si avrei rifiutato se mente e cuore non fossero stati uniti nell’avcettare una proposta.

Cantante, danzatrice, attrice…apprezzo questa sua poliedricità artistica. In tutta sincerità: avrebbe potuto fare altro nella sua vita?

Natura mi ha donato la giusta energia artistica che poi per me è quella vitale, ma credo di non essere stata del tutto riconoscente a Lei… le mie paure e il timore di non essere all’altezza mi han bloccato più volte e per dare ascolto ad esse, spesso invece di venire allo scoperto, mi sono nascosta… forse era solo più semplice per evitare il potenziale sapore acre dell’essere giudicata o della sconfitta… da un po’ di tempo a questa parte anche grazie a chi mi ha ricordato quello per cui sono venuta al mondo, ho ripreso a volermi far RI – conoscere, perché purtroppo nel nostro mondo, sparire per del tempo equivale a non esistere più… ho provato a fare anche altri lavori ed a parte l’insegnante di recitazione e di canto (che adoro fare) che mi permettono di portare me stessa, in toto, ai ragazzi, il resto che ho fatto, non ha mai fatto venir fuori dentro di me la forza emotiva che sento dentro quando sono sul palcoscenico.

Quindi, lei, nasce artista? Lo ha sempre saputo?

I miei genitori ci avevano visto giusto, volendomi mandare in Accademia ed al Conservatorio, devo molto a loro per avermi permesso di studiare, ma sebbene ho proseguito i miei percorsi musucale e teatrale, sento di essermi preclusa delle possibilità perché inizialmente (già grande) non sono mai stata certa di chi fossi.

I fratelli Bennato, Bregovic, cito i più noti. Ma anche tante partecipazioni a festival internazionali, concerti, collaborazioni televisive. Alla domanda precedente, se permette, rispondo io: non avrebbe potuto che essere artista. Altro, non avrebbe potuto fare. E sa perché? Perché lei è anche insegnante e per farlo è necessario avere predisposizione alla didattica. Cosa trasmette ai suoi allievi? Il palcoscenico non è solo esibizione…

Non posso che ringraziarla per le sue parole e non le nascondo che mi emozionano tanto, in questo momento storico in cui essere artisti sta significando quasi accettare una condanna per quanto sia difficile vivere di Musica o di Teatro, ancora di più. Ciò che sento però è di non mollare perché quando mi ritrovo dinanzi ai miei ragazzi così pieni di vita, di sogni e di speranza, sono la prima a dire loro di mollare perché a qualsiasi sogno o desiderio forte di voler ESSERE ARTE  se davvero lo si sente dentro come qualcosa di inarrestabile  che ci fa battere il cuore al solo pensiero, non si deve mai rinunciare, basterà solo sapere che potrebbe essere molto dura, ma che ciò non dovrà spaventare perché si va avanti preparati a combattere. La musica ed il Teatro meritano tutto ciò.

Alleggeriamo l’intervista. Rendiamola, come dire…un po’ personale. Ma come sono i fratelli Bennato? Esigenti? Pignoli? Danno di…testa? Voi artisti non siete così facili. Un backstage di uno spettacolo con loro, ce lo racconta?

Ho lavorato con entrambi i fratelli e di certo, sebbene con i loro modi differenti, mi hanno permesso di crescere molto. Quello in Taranta Power è stato per me un venir fuori dalla campana di vetro che mi ero creata, ho anche iniziato a farmi chiamare con il mio nome di Battesimo, quello di mia nonna Benedetta… questo vuol dire che ho trovato artisti che son stati molto esigenti, ma io sentivo di averne bisogno, sentivo di volermi mettere in discussione ed in gioco ed anche essere “cazziata” qualche volta mi è servito. Vi sono moltissimi ricordi di backstage sia con Eugenio che con Eduardo, sebbene il mio periodo più lungo di lavoro (tre anni) è stato assieme ad Eugenio, e ognuno di essi e rimasto impresso nella mia mente e sarebbe da raccontare. Il litemotiv però è stato sempre lo stesso, si RESPIRAVA MUSICA anche nei camerini, anche durante le cene post concerto che immancabilmente divenivano dei secondi concerti privati… una chicca… ho Ballato la Pizzica su di un tavolo!

                        Ph. Gennaro Guida

Goran Bergovic, straordinario musicista bosniaco. Suppongo sia stata un’esperienza che lascia un segno. Tradizione, cultura, fede, culture della sua terra, terra martoriata, sofferta. Non è cosa da niente per un musicista. Trasmetta a noi, adesso, le emozioni che le ha suscitato il maestro.

Un onore per me essere riconosciuta tra la folla dal maestro dopo più di un anno trascorso da un concerto fatto in Libano in cui con Eugenio interagimmo con lui sul palco… Goran Bregovic è una persona  umile sebbene sia un grande ed il suo invito a prendere un caffè dopo un suo concerto a Bari (in cui ero tra il pubblico) per chiedermi cosa stessi facendo musicalmente parlando, dopo tanto tempo trascorso dalla collaborazione avuta assieme”, è un ricordo che serbo con tanta emozione.

Lei sa che quando la vediamo in scena, restiamo…incantati? Non mi fraintenda, si pone così naturalmente che non ha la consapevolezza di essere così spontanea: lei è così! La sua spigliatezza, convince perché non è artefatta. Personalmente la considero dote straordinaria per un’artista. Lo capiscono quando affronta un’audizione? O le doti della “stangona” tutta ciglia e anchilosata, sono i requisiti prevalenti per uno spettacolo? Per dirla tutta, siamo un po’ stufi del…niente.

Emozione pura questa intervista, ancora grazie di cuore… forse ha ragione, quando son sul palco vien fuori così tanto di me, che per assurdo scivola al pubblico così immediatamente da non riuscire a realizzarlo… ciò che spero sempre ogni volta che son sul palco o durate audizioni  è che ciò ho dentro possa arrivare, ed anche se dovesse giungere ad una sola persona del pubblico io ne sarei, sempre, infinitamente felice.

Ha un percorso artistico notevole e diversificato. Alla cultura pop e folk, lei propone anche repertori di cultura del territorio. Questo è un bel messaggio. La sua terra, le influenze delle culture mediterranee, il sole, il suo danzare la sua terra. Cosa non siamo ancora capaci di presentare al pubblico della Puglia? Le chiedo e la prego: polemizziamo su come non siamo ancora capaci di “vedere” la nostra terra

Forse potrei essere di parte nel parlare della Puglia , in, quanto proprio da essa io son partita, la mia parte artistica ha iniziato a venir fuori proprio dall’emozione di ascoltare i canti della mia terra, dal guardare la danza della mia terra, dal voler parlare della mia terra e quindi forse” non a caso” sarà giunto l’incontro con il maestro Eugenio Bennato. La stima verso di lui e verso maestri come Matteo Salvatore o i Cantori di Carpino o Andrea Sacco, Enzo Del Re, alcuni dei quali ho avuto la fortuna di conoscere, è cresciuta con il tempo e ormai da anni nei miei concerti ne faccio omaggio… vi son brani musicali che mi accompagnano sempre…

Adesso però alle emozioni che ci ha donato, mi permetto di emozionare lei: torni nel tempo, indietro con la memoria. I suoi maestri. IL maestro, o maestra, che ha “formato” e “preparato” il suo percorso di attrice, cantante, danzatrice, professionista quale è…

Ho avuto la fortuna di poter lavorare con Maestri per me molto importanti da Bennato a Iurij Alscitz, da Goran Bregovic ad Andrea Buscemi ma mai potrò dimenticare il giorno in cui son giunta al Teatro Abeliano e Roberto Petruzzelli mi ha fatto salire sul palco e dopo avermi fatto parlare di me, mi ha accolta nel suo gruppo di studio, di lì è partita la mia iniziazione vera al teatro comunata poi con Vito Signorile… non finirò mai di ringraziare entrambi per avermi offerto una possibilità.

Bene, un’ultima domanda. Alle emozioni…i sogni. Uno solo: ce lo confida? Nulla di personale, ma un sogno da realizzare in teatro. Magari qualche agente ci legge e…

Ho vari progetti sia musicali che teatrali, che curo personalmente ed assieme a musicisti di grande peso artistico… ne vado fiera… non ultimo un prigetto in cui canto Milva che per me è un icona di espressione musicale e teatrale… in più sto ultimando la riscrittura di un mio spettacolo da solista intitolato le mie Beatrici in cui parlo di donne e delle loro intimità usando di ognuna la lingua madre… e poi e poi e poi… Cosa dire se non che il sogno resta sempre lo stesso, poter giungere a più gente possibile, per CONDIVIDERE!

What else? Si spiega da sola. Si apre da sola. Spoglia di giudizi e pregiudizi, non teme di raccontarsi. Questa la sua trasparenza. E’ come l’acqua. La guardi dall’alto, la guardi dal basso e poi la giri e rigiri nel bicchiere e vedi solo e sempre trasparenza. La luce l’attraversa. Non brilla di luce propria. Non è diva. E’ la luce che la rende divina. E’ stato scritto pochi paragrafi fa: è un privilegio riservato agli dei.

Gianni Pantaleo.

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