di Gaetano Barbella.
Avvincente storia, questa della chiesa della Madonna dell’Orto, una delle più belle di Venezia del sestiere Cannaregio, quasi una storia da contrappasso se si esaminano le vicende dei religiosi che l’ebbero in custodia.
A cominciare da coloro che la fecero edificare a fine XIII secolo,
la Congregazione degli Umiliati,
facendola sorgere nel sestiere di
Cannaregio.

La Madonna dell’Orto di Venezia.
La chiesa era intitolata a San Cristoforo ma oggi è nota con il nome popolare di Madonna dell’Orto, in seguito a un cambiamento deciso dalla diocesi di Venezia al tempo in cui si verificarono fatti straordinari di questa Madonna.
Sulla dedica della Chiesa a San Cristoforo, il santo patrono dei viaggiatori e dei traghettatori, dovette incidere il fatto che l’edificio si affacciava sulla laguna e le isole che si vedevano in lontananza.
Ma poi ci fu la svolta con la nuova dedica e già questo sembra fare da abbrivio alle vicende dei religiosi coinvolti in un vortice penalizzante che la storia poco soppesa, ma che all’occhio di un acuto osservatore non sfugge.
Tuttavia è una cosa che fino a quel momento non sembra risalire a qualche fatto apparente, ma che poi si palesa proprio con la storia legata alla Madonna dell’Orto, ritenuta miracolosa.
Veniamo perciò ai fatti che si resero in atto al tempo in cui la sua statua venne scolpita su committenza del parroco di Santa Maria Formosa.
Lo scultore che fu incaricato si chiamava Giovanni De Santi, ma nel corso di quest’opera al parroco non piacque e la rifiutò.
A questo punto la scultura rimase incompiuta, cosa che indusse il suo autore a sistemarla provvisoriamente nell’orto della sua casa.
Ed ecco il segno che si cercava per dare sostegno alla mia idea sul contrappasso ai danni dei religiosi, accennato all’inizio.

Facciata della Chiesa della Madonna dell’Orto.
Chi deve avervi dato l’avvio è proprio quel prete al quale non piacque la scultura della Madonna in questione.
Ma fu tale la sorpresa dei fatti meravigliosi che di lì a poco sopraggiunsero, per giustificare il mio pensiero.
Fu la moglie di Giovanni De Santi
ad accorgersi del fatto straordinario
che la statua emanava strani bagliori durante la notte.
Apriti cielo, perché in un baleno si diffuse questa notizia in tutta Venezia e il luogo divenne meta di pellegrinaggi.
Ma si aggiunse qualcosa a creare maggior clamore, perché avvennero alcuni miracoli con il verificarsi della venerazione popolare.
Tutto questo indusse poi il vescovo della sede della cattedrale cittadina a chiedere al De Santi di spostare la statua in un luogo riparato preoccupato per la forma impropria di culto che andava manifestandosi con la sua venerazione.
Di qui l’artista, certamente di male animo verso il prete che rifiutò la sua opera scultorea, messa poi in disparte nel suo orto, colse l’occasione per rifarsi dello sgarbo subito su altri religiosi, i frati di San Cristoforo, di qui la causa primaria del mio ravvisato contrappasso.

Particolare della facciata con la statua di San Cristoforo.
Fu così che l’artista cedette la statua ai frati di San Cristoforo, ma a condizione che alla sua morte venisse sepolto nel luogo dove è posta nella chiesa.
Non solo, perché aggiunse che gli fosse celebrata in perpetuo una messa in suffragio e infine, che gli fosse corrisposto il prezzo del suo mancato pagamento del lavoro scultoreo, che era di 150 ducati, una somma piuttosto notevole.
I frati accolsero le prime due richieste ma, non potendo soddisfare la terza richiesta in danaro, per essi ci fu la scuola di San Cristoforo che intervenne alla spesa pattuita.
Il 18 giugno del 1377 la statua venne solennemente trasportata in chiesa che, due anni dopo, fu restaurata a spese del Maggior Consiglio.
Solo nel 1414 la chiesa prese il nome di Madonna dell’Orto su decisione del Consiglio dei Dieci.
Ma circa mezzo secolo dopo cominciarono a verificarsi delle misteriose penalità, questa volta colpendo gli Umiliati, perché vennero scacciati con decreto del Consiglio dei Dieci approvato anche dal Pontefice a causa dei “loro depravati costumi”.

Dipinto del Pordenone conservato nelle
Gallerie dell’Accademia diVenezia,
raffigurante san Lorenzo Giustiniani e altri santi
Di conseguenza la chiesa passò nelle mani della pia congregazione dei
Canonici Regolari di San Giorgio in Alga.
Anche questa subì una sorte avversa, poiché venne soppressa nel 1668 e la chiesa passò l’anno dopo nelle mani della Congregazione dei Monaci Cistercensi, provenienti dall’abbazia di San Tommaso dei Borgognoni.
Si deve credere che la catena delle sconosciute penalità cessassero sul conto dei religiosi della Madonna dell’Orto? No.

Facciata della chiesa della Madonna di Loreto
Nel 1787 anche i Cistercensi smisero di essere attivi per questa chiesa che divenne di pubblica amministrazione con a capo un rettore ed alcuni sacerdoti.
Nel 1810 la chiesa dichiarata oratorio di San Marziale, fu restaurata nella facciata nel 1845 e i lavori del resto dell’edificio furono iniziati ma non portati a termine.
Di qui non mancò un altro affronto ostile alla casa della Madonna dell’Orto, perché essa fu ceduta ai militari per diventare un deposito per paglia e vino.

Chiesa di San Marziale – Venezia
Solo nel nel 1864 la sorte della chiesa (quasi sconsacrata) cambiò,
venne restaurata da quel porcile che era diventata,
e col decreto patriarcale del 12 luglio 1875
venne dichiarata parrocchiale al posto della
Chiesa di San Marziale che divenne quindi rettoria.
Fine della reprimènda, finalmente! Dal 1931 la parrocchia è affidata ai padri della Congregazione di San Giuseppe (padri giuseppini) di San Leonardo Murialdo, come immaginare che sia cessato il malefico sortilegio contro il clero.
A questo punto mi sono convinto che la palese ostilità verso tutti i religiosi, certamente originata dal quel prete che mal giudicò la statua della Madonna, poi chiamata da tutti con l’appellativo di dell’Orto, dovette essere della Madonna stessa, senza dubbio.

Madonna dell’Orto. Lato sinistro della navata –
Dio Padre in Gloria (circa 1590)
Domenico Tintoretto.
Non solo per questa ragione, ma anche e soprattutto perché non si dovette sentire di casa nella chiesa dove fu collocata, quasi come una povera Madonna, scolpita come era così grossolanamente dalla cintola in giù, compreso il suo Bambino.
Ma un particolare a riguardo fa pensare,
il fatto che lo scultore ebbe il tempo di ben definire il
Piedino dell’Infante
che sporge come un immaginario
fiore dalla rude pietra simile a roccia,
se si osserva il dettaglio mostrato di seguito.

Dettaglio del Bambino e del Suo piedino.
Si nota il legame delle Sue mani con il Piedino
Oggi mi viene in mente un velato segno di un progetto spirituale legato al futuro.
Forse è questo il momento, poiché sto cercando di far emerge per intero la statua della Madonna dell’Orto, l’opera apparentemente incompiuta di quel Giovanni De Santi, al suo esordio.
Ma, in verità, forse il De Santi non intendeva presentare il Bambino interamente vestito, eccetto le dita del piedino.
Come supporre che l’intera statua sarebbe stata avvolta dal “mistero”
e, come si dice della Madonna di Betlemme,
la madre di Gesù che fu trasportata dagli Angeli a Loreto
presso Recanati insieme al Figlio,
anche la Madonna dell’Orto
ebbe la stessa sorte miracolosa in merito al Piedino
e fu trasportata idealmente qui a Venezia.
Forse è questo il velato progetto che si lega a questo fatto.
Ritornando al “disappunto” che si ravvisa nella Madonna dell’Orto, la chiesa fatta per lei al sestriere di Cannaregio, a differenza dei sui “abiti” grossolani, ospita ben altre Madonne, Gesù e Santi,
tutti di opere prestigiose di famosi artisti, tra cui spiccano le opere del Tintoretto, con ben sue 10 tele.
Egli abitava e lavorava nel vicino Campo dei Mori e le cui spoglie riposano nella cappella absidale della navata sinistra della chiesa.
Ecco la realtà della povera Madonna dell’Orto, quasi un’ortolana in una casa di signori come una serva. E come poteva reggere al confronto del Tintoretto, Giovanni De Santi, un oscuro artista, colui che la trasse dalla tenera pietra?
Ma Lei sapeva tutta la sua storia, da sempre, allorché Venezia stessa andava formandosi come tante isole galleggianti nel passato remoto.
Ma solo nel presente ha potuto prendere forma
per apparire ai veneziani col suo Figlio
per dire la sua parola d’insegnamento
e attendeva con pazienza chi la notasse e così parlasse di lei.
Naturalmente la Madonna dell’Orto non intendeva trasferirsi in un altro luogo, sia perché questo non dipendeva da Lei.
Sia perché sarebbe rimasta dov’è ora la sua statua nella chiesa in cui è continuamente venerata, ma col pensiero, e sto alludendo all’immaterialità, legata al Piede del Suo Bambino che è l’uomo della carne mortale dell’esistenza terrena, il suo futuro.
L’uomo non ha modo di concepire visibilmente la sua immaterialità legata alla Madonna e il Suo Bambino, ma essa avviene comunque attraverso l’arte e, naturalmente, attraverso la religione con la sua ritualità sacrale e clericale.
Una sorta di patto legato alla pietra
delle isole di Venezia.
Che importa legarlo alla mente, perché il legame è con il suo corpo e basta una stretta di mano perché è in questa sede la giusta memoria con un patto di sangue.
Che significa questo? Basta l’accordo come in un’orchestra.

Il patto di Venezia presagito dal suo antico Doge per l’avvento
del nuovo uomo immortale, questo può significare
il Piedino della statua della Madonna dell’Orto.
Opera dell’autore.
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