martedì, 31 Gennaio, 2023 11:54:09 PM

Lasciate che volino le note nei luoghi di culto

di Anna Landolfi.

Una riflessione è doverosa. Non con polemica, nè con disappunto.

Da sempre il piacere di ascoltare la musica è per gli uomini una necessità indispensabile per la serenità individuale. Chi non canticchia? Chi, anche stonando, non si cimenta con un labiale per imitare quello o quella cantante che spopola in tv. La musica è un bisogno. Proporla nelle piazze, nei teatri, nelle case, è un’operazione di benessere intimo. Bravi fanno le Istituzioni a offrire alla cittadinanza, concerti con lo scopo di aggregare la comunità per un’ora con gli intenti di stimolare la cultura di un territorio, il sapere della musica di compositori noti e meno noti, fare suonare giovani musicisti.

L’organizzazione di un concerto è una di quelle fasi più complessa. Mentre negli spazi adibiti alle prove, i musicisti cercano l’armonia degli strumenti diretti dal maestro direttore, altri si adoperano con le lungaggini burocratiche, per far sì che l’orchestra, la banda, il cantante, i gruppi, abbiano un luogo dove esibirsi. L’apprezzamento è per gli Assessorati e le Pro Loco che volentieri si predispongono per far sì che una data, un teatro, un luogo insomma, sia messo a disposizione per l’artista. Attenzione: a volte, tante volte, la disponibilità è volontaria, non ha lucro e questo nobilità gli artisti per i quali lo scopo ultimo di un concerto, sia un omaggio alla comunità del luogo.

Bene. Tutto questo il contesto nel quale gli organizzatori si adoperano per programmare un concerto. 

Mozart dirigeva nelle chiese. Händel esibiva le sue composizioni nelle immense cattedrali d’Europa. Questo nei secoli scorsi. Poi gli anni delle bands che con i moods e i bassi elettrici, accompagnavano sacerdoti della cultura pop che osannavano il Signore con canti “ribelli” al consumismo imperante, diabolico dio della materia. Un modo per avvicinare gli uomini ai valori con la fede.

Ma cosa accade quando un muro di solidi mattoni non scalfiscono l’entusiasmo di chi propone un’arte come la musica?

Musica che è il mezzo di comunicazione tra gli uomini, tra l’altro!

L’ostracismo che si incontra non è ragionevole. Si potrebbe pensare che il diniego di alcuni gestori di spazi, sia dovuto alla tutela dello spazio stesso. O anche alla prudenza della, ahimè, non ancora debellata pandemia. Può anche darsi che il rifiuto sia che…il gestore non gli importi nulla e che la “sacralità” di un luogo sia riservato a quei pochi che possono degnamente “calpestare” quel luogo.

Forse che durante una messa un organo o un coro restano muti?

Abbiamo attraversato un perido buio causa pandemia. Per chi ha fede, la Chiesa era un conforto importante. Impossibilitati a frequentarle, l’attesa è stata paziente. Alla voce del Signore si sarebbe aggiunte le note. Quali le ragioni perchè in un luogo sacro, esse non debbano volare? Accade quindi, che alcune chiese non ospitino chi delle note è un professionista: questo non rende la fede vicina al fedele.

Dov’è la differenza delle note? Esse sono note!

Una pomeridiana domenicale di una delle bande più amate di un piccolo comune alle porte di un grande capoluogo di regione di un’isola d’Italia, ha avuto la presenza di un pubblico che si è entusiasmato e commosso, ospitati in un’associazione che si occupa di cultura del territorio, durante le esecuzioni di composizioni di Bar, Bortolano e Mangani, dirette da un giovane maestro sardo.

La formazione bandistica, da sempre, si prodiga per soddisfare il suo pubblico con esibizioni professionali con un valore aggiunto: l’emozione. Difficoltà di esecuzioni in altri luoghi sono le oscure negazioni di coloro i quali non percepiscono queste emozioni, tarpando le ali a quelle note che proprio in luoghi quali quelli di culto, dovrebbero librarsi tra gli archi e le volte di tempi, case del Signore.

L’auspicio, al di là della fede, è che gli uomini prendano consapevolezza di quanto la musica, sia un messaggio di concordia, dando libertà alle emozioni, al di là di personali scelte che nulla hanno a che fare con una comunità.

Il fine, è il benessere della comunità.

Anna Landolfi.

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