sabato, 4 Dicembre, 2021 12:01:31 PM

Nico Salatino con “La giara” di Luigi Pirandello

di Anna Landolfi.

La Compagnia Vincenzo Tisci diretta da Nico Nalatino, sarà in scena domenica 3 ottobre, al Nuovo Teatro Abeliano, con una delle commedie meglio conosciute dal grande pubblico teatrale: “La giara”, novella composta nel 1906 da Luigi Pirandello e riproposta in teatro dopo dieci anni.

Con la narrazione di una vicenda assurda, pur nella sua comica drammaticità, “La giara” fa parte della raccolta di “Novelle per un anno”.

“Il ricco e litigioso Don Lolò Zirafa, sfrutta la propria ricchezza per trascinare continuamente in tribunale i suoi nemici. La compravendita di una giara costituirà l’ennesima occasione per Lolò di citare in giudizio i suoi avversari. Questa volta la situazione prenderà una piega diversa, ai limiti del grottesco ed il protagonista sarà costretto, suo malgrado, a soccombere al corso degli eventi”.

Nella trasposizione teatrale è quasi d’obbligo l’utilizzo del dialetto che, nella versione originale del 1916 era quello agrigentino, in quanto aiuta a focalizzare l’attenzione su situazioni paradossali e al limite del grottesco caratterizzando i personaggi con una vera e propria fissazione maniacale. La fine della vicenda vede una soluzione umoristica con la quale l’autore sbroglia le intricate vicende narrate che richiamano fortemente le tematiche verghiane de “la roba” e personaggi quali Mazzaro’.La commedia in atto unico, ha in questa rappresentazione, la “voce” del nostro dialetto, il barese. Una ragione culturale che riporta le vicende in un qualsiasi altro territorio contadino non dissimile per tradizioni e comunità sociale, da qualsiasi altro territorio dalla cultura agreste. La trasposizione, quindi, trascina il pubblico riconoscendosi nelle proprie origini linguistiche e popolari.

E’ stato chiesto al regista, Nico Salatino:

Perché la giara?

La scelta non è casuale. E una delle novelle di Luigi pirandello, intrisa di leggerezza drammaturgica e ambinetata in un contesto di sana ingenuità contadina, dei terriotrii agresti dove il quotidiano è intriso di fatica e lavoro. Non è un dramma, ma sicuramente i fatti narrano una vicenda grottesca che coinvolge il pubblico, divertendolo. Il pretesto è un’ analisi introspettiva il cui riferimento è una giara. Zi’ Dima, riparando una giara, resta incastrato nella stessa senza uscirne, una situazione comica di quanto a volte, siamo noi stessi “vittime” proprio dei nostri comportmenti innocenti e ingenui. La scelta è stata per narrare “questo” Pirandello dando la possibilità di usufruire, con la nostra inflessione linguistica, la tipica espressiva di ogni regione italiana. L’opera in originale è in dialetto agrigentino, ma l’autore stesso dichiarò che i fatti narrati sarebbero potutti essere interpretati in una qualsiasi altra inflessione linguistica, perché oguna delle comunità territoriali, ha simili vicissitudini caratterizzanti la vita della nostra Italia. Pirandello diceva: “Se non siete siciliani, non sforzatevi di parlare il siciliano. Di qualunque regione voi sitate, parlate la lignua della vostra regione.”

 

Si intende, quindi, che ciò che accade ne “La giara”, può accadere in un qualsiasi altro luogo?

In Sicilia come in Puglia. Il dialetto è la cultura di un popolo, le sue tradizioni, il suo modo di vivere.

E’ una commedia adatta anche ai bambini?

I bambini ridono quando vedono un uomo chiuso in una giara che lui stesso stava riparando e quanto tutt’intorno succede per tirarlo fuori.

Anna Landolfi.

Regia e interpreti:

Nico Salatino, regia;

Attori: Nico Salatino, Anna Maria Tisci, Anna Maria Damato, Aldo Fornarelli, Pinuccio Lobuono, Michele Mongelli, Roberto Ripoli, Lucia Scarli;

Scene e costumi Monica Angiuli
Tecnico audio/luci Damiano Pentassuglia
Organizzazione alla Produzione Gianni Pantaleo
Web press Anna Landolfi

Teatro Abeliano, Bari, 3 ottobre 2021, h. 18:00

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