sabato, 4 Dicembre, 2021 1:16:06 PM

Patriza Mottola, attrice, regista. “The Mirror” opera prima

di Gianni Pantaleo.

E’ l’espressione corretta: finalmente! Finalmente torniamo agli autori. A quel cinema che “appaga”, che aiuta a riflettere, a “capirci”. Nulla di contradditorio alle “frivolezze” sgambettanti e sane dentature di smaglianti sorrisi…finti. Non è sempre detto che il cinema sia “finzione”. Il cinema “prende” dalla strada una vita e la propone a chi non si è accorto che quella vita…potrebbe essere la sua. Patrizia Mottola fa questo.

“The Mirror”, diretto da Patrizia Mottola.

Le opere prime hanno un’emozione: sono battesimi d’arte. Il percorso per un’opera cinematografica ha uno spessore senza dubbio solido. Un percorso casuale o previsto quello di essere attrice?

La mia scelta di essere attrice è un percorso fortemente desiderato fin dall’infanzia.

Prima di concentrarci su “The Mirror”, gli studi intrapresi l’hanno aiutata nel lavoro di attrice. E’ convinta che per intraprendere la carriera del cinema siano necessari gli studi quali le Accademie o corsi di recitazione?

Per intraprendere una carriera cinematografica è fondamentale studiare e continuare a farlo. Il problema è che nelle scuole manca un lavoro a 360 gradi, un lavoro che parta dalla conoscenza psicologica e fisica dell’attore, dallo studio vocale, della respirazione, della dizione, dei gesti, del controllo della postura. Per poi passare alle conoscenze più tecniche come le inquadrature.  il lavoro sul testo, come passare da un campo largo ad un primo piano. Bisogna sapere danzare con la telecamera, giocare con lo sguardo, questo è il lavoro dell’attore.

Lei è attrice e regista, quindi di fronte ad un talento, comunque suggerisce lo studio?

Io studio sempre, il talento non basta, bisogna coltivarlo ogni giorno per tutta la vita. La fluidità è data dal lavoro continuo, dal volersi perfezionare studiando.

The backstage.

Quanto è difficile nel mondo del cinema, l’improvvisazione? Sempre tornando alla domanda precedente, crede che il talento abbia davvero bisogno di studi? Mi scuso per queste domande, rasentano un po’ la polemica. Le sono poste per una ragione: lei è una professionista e il “dissenso” ai numerosi e, purtroppo, infruttuosi talent, mercifica l’arte rendendola alla “portata” di tutti. Il senso è: possibile che doti naturali si perdano in vuote esibizioni senza preparazione accademica?

I più bravi danno l’impressione di improvvisare ma in realtà si preparano tutto, lavorano talmente tanto fino ad essere sciolti e autentici.

La strada del cinema è tortuosissima. Leggo di lei numerose partecipazioni a produzioni cinematografiche e doppiaggi. Non per tutti gli operatori di questa arte è così. E’ più “faticoso” attendere che arrivi il lavoro o “cercare” il lavoro?

Non bisogna mai stare fermi. Quando non si lavoro è necessario studiare sempre, fare provini, lavorare sul proprio corpo, sulle voci e sulle emozioni, bisogna affinare tutte queste tecniche, giorno dopo giorno, per poter arrivare a fare teatro, doppiaggio, audio libri, scrittura creativa.

“The Mirror”, lei è regista: quando “sente” un’attrice, il bisogno di essere regista?

Quando hai l’esigenza di esprimerti di metterti totalmente in gioco, di far capire e dimostrare tutte le tue potenzialità per ottenere il massimo devi donare il tuo pensiero, la tua visione, la tua esperienza.

Marisa Brogna, Emiliano Boschetti e lei. Tre nomi direi imponenti nel giovane universo del cinema d’autore. Questa “combinazione” è la genesi di “The Mirror”. Ci racconti di come siete riusciti a farne un film. La “curiosità” è data dal fatto che di solito, intorno ad un tavolo, in un salotto, seduti in un caffè, nascono progetti geniali…

Intorno ad un tavolo Emiliano (Boschetti, mio marito) decide di voler raccontare la nostra storia  e Marisa  (Brogna) decide di volerla scrivere. Io credo che possa, come uno specchio, riflettere la realtà,  fatta di relazioni, passioni, incertezze, e farla rivivere anche ad altre persone.   

The backstage.

Leggo: “…tratto da una storia vera”. Un fatto noto o è stata una ricerca tra le moltitudini di storie di ognuno di noi?

E’ la mia storia, la mia vita vissuta dove possono specchiarsi e ritrovarsi milioni di artisti.

Il cast. Antonio Veneziano, Anna Cuculo, Ilaria Boschetti, Pier Giuseppe Francione, Lidia Selci, Fabio Cursio Giacobbe e Michele Azzarito. Le sono sincero: noti o non noti, si ha un profondo rispetto per gli attori per una ragione: ognuno “crede” nel proprio lavoro, ma soprattutto, ha avuto fede nel film. Lei, “IL” regista, ha apprezzato questa dedizione

Tutti hanno creduto profondamento nel progetto ideato da Emiliano Boschetti, con dedizione e assoluta professionalità.

La protagonista del film, Emanuela, “…riprende contatto con la realtà quando si rende conto che il suo lavoro e la sua vita privata diventano un tutt’uno e lei rischia di perdere sè stessa e la sua famiglia”. Non pensa che circondati dai social, dai web, da finte carrozze, maschere di principi sbiaditi e principesse con scarpette di plastica, la realtà la possano perdere un po’ tutti? Ho sensazione che il film sia anche un monito, una “parabola” educativa. Bel messaggio allora…

Esatto è questo l’obiettivo di The Mirror. Essere un monito, lasciare un messaggio indelebile, il volerci liberare dalle maschere, essere autentici, non dimenticare le relazioni, la famiglia. Trovare spazio anche per sè stessi,  non solo per il lavoro e  la ricerca del successo. Non sono una bella macchina, un gioiello a darci la felicità.

“Una passione si trasforma in ossessione”. C’è del romantico in questa frase, potrebbe spaventare, ma non è così. E’ un atto d’amore il film? Per chi?

Il film è un atto d’amore per mia madre che ho amato profondamente. È un atto d’amore verso l’arte, verso l’animo umano che è continuamente in combattimento con i sensi di colpa, le paure, le convinzioni limitanti. È un atto d’amore verso sè stessi e il coraggio di inseguire i propri sogni.

The backstage.

“…il coraggio di inseguire i nostri sogni.” E’ uno sprono. Personalmente mi incoraggia. Provo gratitudine durante l’intervista che ha permesso una semplice riflessione: è corretto pensare che i sogni sono l’altra “parte” di noi. Ma sfuggono. Inseguirli è il fine delle nostre vite.

Gianni Pantaleo.

 

 

 

 

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