domenica, 27 Novembre, 2022 3:47:10 PM

Giovanni Ferruccio Labella, Bari e i suoi usignoli… 3^ parte

di Giovanni Ferruccio Labella.

Al 1878 risale invece il debutto in Alfonso nella Favorita di Gaetano Donizetti al Teatro Civico di Fossano del baritono Barese Federico Salvati. Dopo aver conseguito lodevolmente lo studio presso il locale conservatorio, intraprende un’intensa carriera lirica. Nell’aprile del 1879 è a Bologna, dove debutta nella parte di Arbace nello Jone di E. Petrella, seguito da due grandi ruoli verdiani, Il Trovatore come Conte di luna e I due Foscari nel personaggio del Doge. Infine, nel novembre dello stesso anno, sempre nel capoluogo romagnolo, prende parte alla prima rappresentazione di Mignon. In seguito è Valentino in Faust di Gounod e Laerte nel Re di Lahore di Massenet. Nel 1880 è apprezzato interprete in due nuovi ruoli verdiani, Carlo nell’Ernani e Amonasro nell’Aida, rispettivamente a Mantova e a Pisa. Dopo aver interpretato Gonzales nel Guarany di Gomes, è partecipe in prima persona di un evento storico. Debutta al Teatro alla Scala di Milano la sera del 26 Dicembre (all’epoca era il giorno dell’inaugurazione) creando il ruolo di Amenofi, l’avventuriero Assiro, nella prima assoluta del Figliuol Prodigo di Amilcare Ponchielli, affiancato dal tenore Francesco Tamagno (primo Otello verdiano), dal soprano Anna D’Ageri e da Edward De Reszke.  Nello stesso teatro, l’anno successivo, lo attende un nuovo importante debutto verdiano: è Paolo nel Simon Boccanegra, ancora con Tamagno e Victor Maurel. Successo di critica e pubblico. La carriera di Federico Salvati prende il volo. Nel marzo del 1882 è ingaggiato in alcuni teatri americani. E’ applaudito nel Barbiere di Siviglia, Traviata, Lucia di Lammermoor, Favorita, Ugonotti, Mignon, Dinorah e in particolare nei tanto amati ruoli verdiani quali Aida, Forza del destino, Trovatore, Un Ballo in maschera, Rigoletto. New York, Philadelphia, Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro, Santiago del Cile, sono i teatri del lungo tour. Rientrato in Europa, è presente nella stagione lirica del 1883/4 a Lisbona, dove interpreta magistralmente La Favorita, Un Ballo in maschera, Il Barbiere di Siviglia e Lucia di Lammermoor. Questi ultimi due ruoli cantati anche a Vienna all’Hofoper e a Roma al Teatro Costanzi.  Nel 1896 la sua voce è ammirata a San Pietroburgo al Teatro Acquarium come Valentino nel Faust. Ancora un successo! Rientrato in Italia un nuovo importante debutto. Nel 1898 subentra nelle recite della prima mondiale di Fedora al Teatro Lirico di Milano, nel personaggio di De Siriex, diretto dallo stesso autore Umberto Giordano, con un cast “stellare” formato da Gemma Bellincioni ed Enrico Caruso! Così scrive Matilde Segre:

L’opera ebbe molto successo anche fuori d’Italia, in particolare a Parigi. E’ il lavoro più riuscito di Giordano dopo l’Andrea Chenier. Quando aveva diciotto anni ed era ancora un collegiale, Giordano era stato affascinato dal dramma di Sardou, che aveva ascoltato al Teatro Sannazzaro nell’interpretazione di Sarah Bernhard. Aveva già allora chiesto all’autore il permesso di musicarlo, ma la risposta era stata: “On verra plus tard!”.

Nel 1899, è applaudito in Fedora al Lirico di Milano, dove si esibisce anche nelle Nozze di Figaro di Mozart e nella prima rappresentazione dello Joseph en Egypte (Giuseppe in Egitto) di Etienne Nicholas Mehul, riscuotendo ammirazione, consenso e successo. Federico Salvati che si era esibito a Bari agli esordi della carriera in un concerto nell’ottobre del 1881, è stato applaudito e omaggiato con tutti gli onori nella sua città natale, al Teatro Piccinni, nel gennaio del 1900, dove ha deliziato il pubblico barese nella difficile parte di Guglielmo Tell di Rossini e nell’opera Ivan di Pasquale La Rotella. Una carriera longeva. Il 21 febbraio 1931 è ancora in piena attività. Infatti, a Parigi, prende parte alla prima rappresentazione dell’Idomeneo Re di Creta di Mozart presso la sala da concerto del conservatorio nel ruolo di Grand’Petre, diretto dal maestro Paul Sacher.

Infine, necessitano di essere ricordati due bassi lirici Michele Fiore e Andrea Mongelli.

Michele Fiore, basso (?-?)

Di Michele Fiore si ricorda soprattutto la longevità vocale, poiché la sua carriera è durata oltre mezzo secolo. Debutta a Bari al Teatro Niccolò Piccinni come Fernando nel Trovatore nell’anno 1896. Successivamente canta nella Forza del Destino a Monopoli e nei Lombardi alla Prima Crociata a Lodi. Ancora al Piccinni è interprete di Un Ballo in maschera, Bohème, Lucia di Lammermoor, Norma, Traviata, Aida, Gioconda, Rigoletto e L’Africana. La voce di Michele Fiore si adatta perfettamente ai ruoli del grande repertorio italiano, maggiormente nelle opere verdiane e in quelle da basso comico. Il personaggio di Don Bartolo nel Barbiere di Siviglia, Il Re in Aida, Monterone e in seguito Sparafucile in Rigoletto, Il sagrestano nella Tosca, Raimondo in Lucia di Lammermoor e lo Zio Bonzo nella Madame Butterfly, sono i ruoli più frequentati e apprezzati. L’agenda teatrale è fitta di contratti. Nel 1901 è in America meridionale, dove nei teatri di Manaus e di Belem canta nel Guarany, Fedora, Ernani, Manon Lescaut. Nel 1903 è in Egitto, al Cairo canta Ramfis in Aida e poi a Bari in Otello e nuovamente nell’America meridionale San Paolo, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Montevideo, Rosario di Santa Fè. L’elenco di nuove opere nel repertorio aumenta di anno in anno, di stagione in stagione. Si menzionano Loreley, Erodiade, Wally, Iris, Walkiria, Parsifal, La Forza del destino, Maria di Rohan, La Dannazione di Faust, Don Pasquale, Elisir d’amore, Il Matrimonio segreto e tantissime altre. Michele Fiore è un cantante completo, non solo per la vastità del suo repertorio, ma anche per la facilità e bravura con cui s’immedesima nei tanti ruoli. Come documentano le date degli spettacoli, viaggia da una parte all’altra dell’Italia (Palermo, Messina, Roma, Firenze, Ascoli Piceno, Pavia, Rovigo, Ancona, Trieste), in Europa e in particolare nell’America Latina. Un’attività intensissima. Nell’aprile del 1907 è Zuniga nella Carmen a Padova, Samuel in Un Ballo in maschera a Novara, e a Cremona ne Gli Ugonotti. Poi Brasile, Cile, Argentina, Perù dove si esibisce puntualmente ogni anno sino al 1930, quasi spingendosi ai confini del mondo, come in Australia (Sidney e Melbourne) nel 1932. Nel maggio del 1914 a Budapest interpreta Aida, Don Pasquale, Rigoletto e Otello. Nel 1916 a Lisbona aggiunge al suo repertorio La Fanciulla del west, La Sonnambula e Andrea Chenier nel 1928. E ancora Nizza, Lugano, Losanna, Ginevra, Valencia e Barcellona, senza mai tralasciare la terra natia come il Teatro Politeama Greco di Lecce nella stagione del 1912 e il Teatro Alhambra di Taranto nel 1915. Un rapporto davvero speciale è mantenuto con il Teatro Petruzzelli di Bari, dove il Nostro artista prende parte a quasi tutte le stagioni liriche fino al 1940. In questo teatro, Michele Fiore, che non ha mai smesso di studiare, esordisce in nuovi titoli, quali I Puritani di Bellini nel gennaio del 1934, Le Astuzie d’amore di Casavola nel febbraio del 1936, Cecilia di Refice e Ginevra degli Almieri di Peragallo nel 1938, Fasma di Pasquale La Rotella e Caracciolo di Vittadini nel 1939, sino all’Imperatore Altoum dalla Turandot pucciniana andata in scena nel gennaio del 1940. La voce di Michele Fiore può essere ascoltata in alcune famose arie tratte dall’Elisir d’amore, Il Barbiere di Siviglia e dalla Forza del Destino.

Andrea Mongelli, basso (1901-1970)

….e Dulcis in fundo Andrea Mongelli.

Il celebre basso Andrea Mongelli è nato a Bari il 16 dicembre 1901. Dopo il soprano Licia Albanese, è il cantante più famoso degli artisti lirici baresi del XIX secolo. Una voce potente, dal timbro caldo, con una tecnica ineguagliabile che l’ha visto applaudito nei maggiori teatri d’Italia e all’estero, dapprima come basso e di seguito, nella seconda parte della carriera come baritono, accanto ai più grandi interpreti del melodramma. Ancora giovanissimo, fresco di studi musicali, esordisce al Teatro Petruzzelli nel 1918 ne La Gran via di Joacquin Valverde Duran e successivamente, nel 1922, il primo di un grande debutto, a Lecce è apprezzato nel ruolo di Mefistofele nell’opera omonima di Arrigo Boito. La gavetta è di breve durata. Notato per la particolarità della sua voce e l’elegante presenza scenica attoriale, è chiamato a ricoprire il personaggio di Ramfis in Aida nel novembre del 1926. Di seguito nella stagione del 1928, è al Teatro dell’Opera di Roma, dove interpreta il personaggio di Zuniga nella Carmen accanto a Miguel Fleta e Benvenuto Franci. E’ il primo capitolo di numerosi successi e soprattutto l’inizio di una lunga e feconda collaborazione con vari teatri. Si menzionano: La Sonnambula con Tito Schipa, Toti Dal Monte e Lucia di Lammermoor con Fleta, Dal Monte, Stracciari, diretta da Gino Marinuzzi. Nel 1932 è chiamato al Teatro alla Scala di Milano per la prima assoluta di Palla de’ Mozzi di Marinuzzi con Gilda Dalla Rizza, Galliano Masini e successivamente per un’altra prima rappresentazione in Maria d’Alessandria di Giorgio Federico Ghedini, andata in scena a Bergamo nel 1937. Andrea Mongelli vanta una carriera internazionale.

E’stato scritturato nei maggiori teatri del vecchio continente, Praga, Budapest, Norimberga, Bonn, Stoccarda, Magdeburgo e poi in Australia e in quelli dell’America settentrionale e meridionale. Tra i suoi compagni di viaggio si ricordano Beniamino Gigli con cui ha cantato Aida alle Terme di Caracalla e una Gioconda a Sanremo nel 1940; Gina Cigna, nel Mefistofele a Nizza nel gennaio del 1929; Lina Pagliughi, in Lucia di Lammermoor a Bergamo nel 1937; Maria Caniglia, nel Don Giovanni a Firenze nel 1942 diretto da Herbert von Karajan e La Fanciulla del West a Napoli con Mario Del Monaco nel 1951; Rosanna Carteri, in Carmen a Trieste nel 1949; Maria Callas, in Aida a Rovigo nel 1948. Infine con Renata Tebaldi ha interpretato a Parma e a Bologna Lohengrin nel 1946, il Mefistofele a Parma nel 1948 e all’Arena di Verona nel 1950, L’assedio di Corinto (di Gioacchino Rossini) a Roma nel maggio del 1951. Andrea Mongelli è stato anche un apprezzato interprete di opere wagneriane, eseguite in lingua italiana com’era uso dell’epoca. Oltre a Tristano e Isotta e a Lohengrin, si rammentano L’Oro del Reno e Walkiria all’Opera di Roma nel 1939 con Giulio Neri Giuseppina Cobelli diretti da Tullio Serafin e Sigfrido al Teatro alla Scala nel febbraio del 1943. E’ stato particolarmente applaudito nei ruoli di Don Magnifico dalla Cenerentola, Don Pasquale, Faust, Zaccaria dal Nabucco, Padre Guardiano dalla Forza del Destino e Jago in Ernani[1]. Per dovere di cronaca Andrea Mongelli, nel 1955, ha raggiunto il traguardo delle 7100 recite in uno spettacolo d’opera! A causa di un improvviso malore, si è spento a Roma il 12 febbraio 1970, ancora attivo nel pieno della sua maturità artistica. La sua voce è stata documentata in numerose opere live, quali I Puritani con Mario Filippeschi e Virginia Zeani, trasmessi da Trieste nel febbraio del 1957 e la registrazione dell’opera completa in studio della Fanciulla del West di Giacomo Puccini nel 1958 con il soprano svedese Birgit Nilsson, Giovanni Gibin, Gabriella Carturan e i complessi del Teatro alla Scala sotto la direzione del maestro Lovro von Matacic.

Giovanni Ferruccio Labella.

NOTE PER LA REDAZIONE:

Fonti-Bibliografia-Testi consultati:

1)Bruna Castagna, Giuseppe Dammacco e Domenico Mastronardi in Centro Studi Baresi di Alfredo Giovine, Bari 1968.

2)Lucia Abbrescia e Federico Salvati in Gherardo Casaglia Almanacco, sito internet del prof. Gherardo Casaglia, Parigi 30/01/2021 .

3)Lucia Abbrescia, Federico Salvati, Giuseppe Dammacco, Michele Fiore e Domenico Mastronardi in La Voce Antica, sito di Roberto Marcocci 28/01/2021.

4)Andrea Mongelli in (varie biografie) G.Cigna, M.Caniglia, M.Olivero, M.Del Monaco, R.Tebaldi Azzali, Parma 1987-2002; T.Schipa Loggia de Lanzi Firenze 1994, M.Callas Marsilio 1995, B.Gigli Zecchini 2005, M. Filippeschi Bongiovanni 1994, G.Neri Ruggimenti 2020. (Biblioteca personale).

5)Forgotten Opera Singers sito i Cantanti lirici dimenticati 08/02/2021.

In copertina: Andrea Mongelli.

 

 

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One comment

  1. Letto 1-2 e 3 parte di Bari e i suoi usignoli, grande lavoro che hai fatto Giovanni. Bravo, saluti Daniela

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