martedì, 27 Luglio, 2021 7:53:15 AM

Sergio Lasaponara, la musicalità di un interprete

di Giovanni Ferruccio Labella.

      Sergio Lasaponara, direttore d’orchestra.

Qual è stato il suo primo approccio con la musica e con quali docenti si è formato?

Sinceramente non ho memoria di quale sia stato il mio primo approccio con la musica. È come se mi avesse accompagnato da sempre, iniziando dal pianoforte giocattolo che mi è stato regalato nei primi anni di vita, dalla musica che usciva dalla radio e che riascoltavo nella mia mente quando ricordavo i primi anni trascorsi nel mio paese natale. Poi c’è stato l’incontro con la “Signora Milite”, mamma di una mia compagna di classe delle scuole elementari che veniva a scuola per insegnarci a suonare il flauto dolce, contagiandoci con la sua passione per Beethoven e portandoci una sera nel mondo magico del Teatro per assistere al Barbiere di Siviglia di Rossini. La “Signora Milite”, come l’abbiamo sempre chiamata in famiglia, è poi divenuta la mia prima insegnate di pianoforte. La mia formazione pianistica, dopo i primi tre anni di “signora Milite”, è proseguita in modo piuttosto irregolare, a tratti “naif” a causa di continui cambi di docenti all’interno delle scuole di musica fino all’incontro con Olga Taronna, quella che sarà la mia vera insegnante di pianoforte.Ricordo ancora il primo incontro con questa signora veneziana seria, austera e dai modi aristocratici che per le prime due lezioni si è limitata ad ascoltarmi e ha poi esordito dicendo: “Bambin se vuoi andare avanti con gli studi, qui c’è tutto da rifare….” È stato cosi che all’età di 19 anni mi sono messo a ristudiare da zero la tecnica del pianoforte, come fossi un bambino alle prime armi, studiando ed approfondendo il repertorio pianistico, scoprendo la musica da camera ma soprattutto cambiando completamente modo di suonare, imparando a far cantare lo strumento, a dare un senso musicale a qualsiasi cosa uscisse da quella tastiera cercando il respiro in ogni composizione che affrontavo, riuscendo a prepararmi per il diploma dopo 4 anni di studi nel conservatorio “B. Marcello” di Venezia . Ancora grazie a lei ho conosciuto Agostino Montalbano, tecnico accordatore del conservatorio di Venezia e del Teatro La Fenice.

 

             M° Donato Renzetti.                                  M° Paolo Troncon.

Con lui mi sono diplomato in “Accordatura strumenti a Tastiera” al Conservatorio di Rovigo e ho fatto esperienza seguendolo nei primi anni di lavoro in Teatro. Terminati cosi gli studi accademici, impegnato nell’avventura di trovare una collocazione nel difficile mondo del lavoro musicale, ho proseguito la mia formazione approfondendo lo studio dell’armonia (Paolo Troncon), clavicembalo (Lia Levi Minzi), musica da camera (Luigi Michieletto). Altro insegnante di rilievo è stato il M.° Gianfranco Ferrara che mi ha preparato all’esame di Storia ed Estetica musicale, facendomi scoprire uno strumento molto originale come l’organo ed introducendomi nell’affascinante mondo della filologia musicale. Sono quindi entrato in contatto con la direzione d’orchestra, studiando principalmente con Francesco Mander, Vram Tchiftchian, Josè Vilaplana: da ciascuno di loro ho appreso la tecnica dello studio, dell’osservazione della partitura, dell’ascolto e delle regole musicali che mi accompagnano ancora oggi quando affronto lo studio di una nuova partitura. Poi il mitico incontro con il M.° Donato Renzetti, cui devo molto di ciò che sono diventato.

Quali insegnamenti ricorda del maestro Donato Renzetti?

La risposta è molto semplice: ad essere un direttore! Tre anni di accademia con Donato Renzetti sono stati una scuola di vita dove si impara sì la tecnica per risolvere la maggior parte dei problemi che si trova ad affrontare un direttore davanti all’orchestra, ma soprattutto ho appreso che il dono della musicalità innata è sprecato senza uno studio metodico ed approfondito. Gli ascolti dei suoi racconti di vita vissuta, aneddoti e barzellette sono stati importanti al pari degli insegnamenti accademici e questo è stato a mio parere un insegnamento fondamentale, cioè che l’uomo non prescinde dal musicista.  La direzione d’orchestra non si impara. Lo stesso Renzetti dice che “direttori si nasce”: si può imparare la tecnica gestuale, come rapportarsi con i professori dell’orchestra, come gestire una prova, ma sul podio bisogna essere se stessi per poter trasmettere con pochi essenziali gesti quello che fa la ‘magia’ della direzione d’orchestra.

Lei è pianista, accordatore di strumenti a tastiera, direttore di coro, di banda e d’orchestra; quindi è un’artista a tutto tondo?

Credo che il termine “artista” indichi “colui che usa la propria arte come mezzo d’espressione”. La curiosità mi ha portato a cercare varie forme per poter far musica, e posso dirmi fortunato di poterli usare tutti senza limiti: suonare il pianoforte come se avessi un’orchestra a disposizione, lavorare con i ragazzi della scuola media come se fossero musicisti d’orchestra, intonare le voci di un coro tenendo presente i principi acustici dei suoni armonici che si usano per accordare un pianoforte… Tutto questo rende interessante quello che si fa.

                                           Orchestra di Padova.

Tra i compositori del suo repertorio, Albinoni, Bach, Boccherini, Cherubini, Frescobaldi, Marcello, Pergolesi, Saint-Saens, Scarlatti, Tartini, quale predilige?

Sicuramente Beethoven (eredità della sopra citata “signora Milite”), confermato da quella sensazione inspiegabile che si ha ad ascoltare/suonare/dirigere la sua musica. Studiandone poi la vita si resta affascinati da come un uomo si può spingere nella ricerca e sperimentazione raggiungendo risultati così incredibili al punto da cambiare a quei tempi la figura professionale del musicista. Non ritengo poi banale citare anche Mozart, musicista che ci insegna cos’è la bellezza e l’equilibrio delle forme (ritengo che oggi più che mai ci sia bisogno di tutto questo). Trovo che anche Chopin fosse un compositore che conoscesse in modo approfondito il pianoforte e le sue risonanze armoniche tanto da essere ritenuto uno dei più grandi autori, nonostante abbia scritto solo per questo strumento, portando le sue composizioni a livello di un lirismo di pura poesia. Come non inserire J.S.Bach?…, ma mi devo fermare qui perché ogni compositore che ho affrontato li ho studiati, suonati ed amati per quello che ci hanno lasciato.

Il suo lavoro lo porta a confrontarsi con i giovani. Qual è la sua esperienza di docente?

Sicuramente imparare da quelli che considero “piccoli musicisti ricchi di idee” ma soprattutto la soddisfazione di sapere che li sto educando a pensare: la musica non si insegna, fa parte di noi; per essere un musicista dobbiamo imparare ad ascoltare, a porsi delle domande ed a prendere decisioni che non si fermano a “giuste o sbagliate” ma a farci raggiungere obbiettivi per creare il “bello” di cui l’uomo necessita per sentirsi vivo.

Sono stato informato dai miei “servizi segreti” che lei ha origini Salentine. A cosa non rinuncerebbe: a uno squisito pasticciotto nella suggestiva piazza Sant’Oronzo a Lecce o a un gustoso spumone in una splendida località marina contemplando l’azzurro del mare? A proposito, Mare Ionio o mare Adriatico?

Difficile da rispondere…. Ma la mia passione per le città, luoghi da visitare, persone da incontrare e sentire le loro storie mi fanno propendere per il pasticciotto a Lecce! Per rispondere alla seconda domanda, senza dubbio direi il mare Adriatico, dove ho imparato a nuotare.

 

Domanda di rito. Da un anno, a causa della pandemia assistiamo a teatri chiusi, sale vuote, pubblico a casa. Cosa si aspetta dopo l’era Covid?

A mio avviso non è stato il Covid che ha chiuso teatri, cinema e luoghi di cultura ma chi ha gestito quest’emergenza. Con questa premessa penso di aver risposto: purtroppo non mi aspetto nulla di buono. I teatri, nonostante siano ritenuti tra i luoghi più sicuri per quanto riguarda i rischi di contagio, quali vettori di cultura, sono fondamentali al benessere psicofisico (e di conseguenza a rinforzare il sistema immunitario). Questo aspetto pare non interessi minimamente ai nostri governanti, senza considerare le innumerevoli persone disoccupate che fanno parte dell’indotto e al momento non vedono futuro. Non voglio essere pessimista, mi limito ai fatti, e questo alimenta ancora di più in me la convinzione che insegnare ai giovani a suonare, a pensare, ad avere il gusto del bello ed essere cittadini responsabili possa un domani veramente cambiare in meglio il mondo malato in cui viviamo.

Giovanni Ferruccio Labella.

 

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2 comments

  1. Come sempre bravissimo il mio caro amico Giovanni Ferruccio Labella, sono sempre molto interessanti le tue pubblicazioni che mi danno modo di scoprire sempre di più. Grazie e ciao Daniela

  2. Francesca (Roma)

    Un ringraziamento speciale al mio carissimo amico Giovanni Ferruccio Labella per le sue preziose pubblicazioni sono perle di notevole sensibilità culturale, nel mondo di oggi così sterile sono una vera linfa di vita. Grazie

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