sabato, 4 Dicembre, 2021 1:07:43 PM

Silvia Marti, la necessità di capire con la danza

di Gianni Pantaleo

Ha ragione: lei si pone domande. Tenta di capire. Comprende. E danza le risposte. “Clorophilia”, ultimo lavoro presentato per la rassegna di danza contemporanea “ESPLORARE2021” a Bari, al Teatro Kismet OperA, trasmette allo spettatore quella consapevolezza, da artista quale è, di quanto intorno a tutti noi, quello che sembra un naturale contesto spaziale, altri non è che la connessione di noi con l’ambiente. Potrà sembrare retorico e scendere in “piazza”  a fare “chiasso”, non basta. Pragmatica, sensoriale, spirituale, la visione di Silvia Marti per lo spazio del quale è lei stessa parte vivente, si pone delle domande, dichiarando: “…l’ artista è un visionario, vede quello che gli altri non riescono a vedere”. Ha ragione. E lo dimostra con tecnica e studio profondo quasi rasentando quella “filosofia naturalistica” che agli inizi del ‘900, poneva l’uomo come parte della Natura. Lei coreografa contemporanea, coglie lo spirito pre-ambientalista dei Van Gogh, dei Gaughen, dei Monet, che tanto caratterizzarono e dimostrarono con le loro opere, l’insieme dell’uomo parte della natura e quindi “figlio” dell’ ambiente. La danza non è finalizzata a se stessa: Silvia “racconta” con la danza, quella saggezza di quanto cuore e ragione, convivano nello stesso stato d’animo. E lei lo fa con “Clorophilia”.

Proporre al pubblico una riflessione su quanto è accaduto a tutta l’umanità, è un messaggio di fiducia su noi stessi. Pare un messaggio altruistico, un’opera “pensata” per il pubblico incoraggiandolo a “riviversi”. Ha vissuto anche lei questo disorientamento quando siamo stati costretti a “chiuderci” nelle case?

Stiamo vivendo un periodo surreale per certi versi, nessuno mai avrebbe immaginato una situazione del genere,siamo stati travolti da un turbine repentino di eventi, distanziamento sociale, no contact, una battaglia con l’ invisibile, ma come in tutte le battaglie abbiamo avuto i nostri eroi, le migliaia di persone che hanno combattuto, la perdita, il dolore. Lei sa benissimo Gianni, la fatica che si fa nel nostro”lavoro”, oltre a cercare di far crollare delle barriere sociali, educazionali, penso che l’ arte in generale abbia il compito di illuminarci, di farci vedere attraverso il buio, di riempirci il cuore e l’ anima, di dare una speranza, ma anche di dire la verità delle volte anche amara. Per questo è nata CLOROPHILIA, mai come in questo momento abbiamo apprezzato tutto quello che non abbiamo potuto avere, e  abbiamo apprezzato tutto quello che avevamo già, CLOROPHILIA si è un messaggio altruistico, di forza, pensato principalmente per tutti noi. Abbiamo il dovere di proteggere, tutto quello che consideriamo poco importante come l’ ambiente naturale, i paesaggi, la natura chiede il conto prima o poi, dobbiamo imparare a restituire quello che ci viene donato.

Il riferimento alla natura, a quella linfa che premette la vita del regno vegetale, quel regno il quale l’uomo abita, è un forte messaggio ecologista. E’ tardi perché si prenda “coscienza” che stiamo calpestando questo regno?

Il mio dovere di essere umano è quello di accudire, di proteggere, non di distruggere. Il nostro ambiente, la natura, gli oceani, gli esseri viventi hanno bisogno di noi del nostro aiuto, una responsabilità forte, vivere nel nostro piccolo spazio ci ha insegnato che la natura è indipendente, libera, e noi dobbiamo vibrare, connetterci con essa. La linfa è l’ amore. Certo che dobbiamo agire in fretta, siamo al collasso, un viaggio di non ritorno, bisogna agire, agire, agire…

Lei dice: E se tutto questo fosse una sorta di evoluzione necessaria tramite l’esperienza diretta in prima persona?” Una domanda potente. Dimostra lungimiranza, da artista, si dimostra premonitrice. Questa lungimiranza, caratterizza il suo “essere” artista? Non crede che gli “artisti” siano un po’ più speciali di altri professionisti?

Caro Gianni tutto questo esiste per insegnarci qualcosa, le esperienze, il dolore, l’amicizia, tutto quello che viviamo ci serve. Le domande sono il fulcro principale di un artista, andare in fondo, all’interno di noi, l’artista è un visionario, vede quello che gli altri non riescono a vedere. Un invito all’ascolto questo è CLOROPHILIA. L’artista nasce tale perche forse si fa qualche domanda in più, perche ha la necessità di capire, di esprimere con qualsiasi mezzo la propria essenza, un outsider e talvolta un incompreso, siamo tutti artisti della nostra vita. Noi scegliamo lo strumento che più ci serve ed è per questo che ci vuole intuito.

                 Giulia Federico, Simona Cutrignelli, Antonella Martina.

“Clorophilia” si presenta come un turbinìo di sensazioni. Emozioni profonde che si fondono intorno all’uomo. Citazioni come l’acqua, le rocce, la terra, la pelle…il corpo. Nulla di tutto questo è “fuori posto”, tutto è parte di un unico organismo: il nostro pianeta. Sa che il suo lavoro ha “sconvolto” un po’ le “coscienze” degli spettatori? E’ stato un monito “spiegato” con la dolcezza delle sue coreografie. Era il suo “intento”?

Sconvolgere? Allora vuol dire che ho fatto un buon lavoro, di cui essere fiera, sono una persona sensibile, mi metto sempre dalla parte di chi guarda, bisogna vestirsi di mille abiti. Non mi piace creare opere “ammiccanti”, il pubblico va scosso in qualche modo. HO preferito optare per un gesto, un movimento sincero, che potesse riferirsi alla bellezza della natura, senza competere, emulare, chi mi conosce e chi lavora con me, sa quanto la mia mente sia un labirinto, dovevo donare all’ opera un linguaggio autentico scevro da strutture mentali, proprio come gli elementi della natura.

Silvia Marti si è presentata alla rassegna “Esplorare2021” con questa concezione che è un atto d’amore per la Natura. Non posso non pensarla “elemento” della Natura: è lei la linfa? Vedendola in scena, ci ha resi vivi, ci ha “donato” vitalità. L’artista ha questo compito: “svegliarci” dal torpore del quotidiano grigio, sommesso, muto di pensieri…sa come si chiama questo suo lavoro? Parabola: spiega un concetto difficile con uno più semplice, immediato, fantastico, fatto di gesti e suoni. Lei lo ha fatto con la danza. Ho la sensazione che la sera del 7 ottobre scorso, quegli applausi erano di gratitudine. Li ha “percepiti”?

Prima di tutto grazie Gianni per queste bellissime parole, la linfa come dicevo nel primo pensiero è l’ amore, l’ essenza di cui siamo fatti, dobbiamo fluire come l’ acqua, essere saldi e mutevoli come le roccie, radicarci, essere il vento.abbracciare questo pianeta che ci ospita. Ringrazio di cuore Domenico Iannone per averci invitato con questa produzione,è stata la prima volta nella mia città, Bari, da cui sono scappata in gioventù, quindi ho avuto un grandissimo regalo, un ritorno a casa, fatto di amore, di amici, e di tutti quelli che c erano. Grazie a te Gianni per la sensibilità e la poesia che abitano in te.

Il senso di gratitudine appaga. Posso (umilmente) tentare di spiegarla così: la sensazione che si coglie durante uno spettacolo, che questi possa essere di musica o prosa o durante un vernissage, una performance o anche assistere al nascere del Sole, alla Luna che appare poi…e l’acqua, le rocce, la terra, la pelle…il corpo, ecco, queste sensazioni di coloro i quali hanno la consapevolezza di essere solo una piccola parte di questo unico “organismo” che è la Natura, questo…fa crescere. Silvia Marti è maestra.

Gianni Pantaleo.

Regia, concept Silvia Marti
Coreografia Silvia Marti e Kodance/&KO
Danzatrici Giulia Federico, Simona Cutrignelli, Antonella Martina
Costumi & Arredi Ocus Pocus
Fotografia Ylenia Annunziata
Direzione organizzativa Grazia Privitera
Una produzione ACSD Kodance/&KO

https://www.youtube.com/watch?v=8lwwB9d52CY

https://brancacciodanza.com/wp-portfolio/silvia-martiradonna/

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