domenica, 4 Dicembre, 2022 10:08:23 AM

“Su Cuntzertu de Abbasanta”: le voci della Sardegna

Di Anna Landolfi.

Su Cuntzertu de Abbasanta, Abbasanta (OR)

Mi ero preparata per un interessante servizio redazionale, pensando di sentirmi pronta, o meglio: documentata. Da giorni ad ascoltare, studiare e sfogliare numerose pagine non solo dal web, ma anche dalle polverose pagine delle “enciclopedie” che nelle nostre case, ancora riempiono le librerie. Non ho nulla sulla ricerca attraverso il web, ma ho sempre il dubbio dell’attendibilità delle informazioni. Tutti scrivono di tutto e purtroppo non conoscendo le “firme” degli autori degli argomenti richiesti, sfoglio pagine di enciclopedie, le polverose, vetuste enciclopedie. Il servizio che il caporedattore mi ha “imposto” di documentare, è sui “Tenore”, i caratteristici canti sardi. Non soddisfatta, continuo la ricerca mentre il mio orecchio comincia a “comprendere” che quelle voci così profonde, sono modulate dalle gole. Un’abilità non certo facile e molto faticosa. Approfondisco la ricerca, mentre comincio a capire che quei canti hanno dei suoni così potenti che li “senti” dentro. Scopro così i Tenore de Abbasanta, un comune della provincia di Oristano: i “Su Cuntzertu de Abbasanta“, cinque cantori con ognuno estensioni vocali e timbri diversi. La nuova formazione nasce nel 2019, ma già dal 1991 allora col nome “Su Cuntzertu Abbasantesu”, parteciparono a manifestazioni sul territorio nazionale e, orgogliosamente, oltre che in Europa, fin nel lontano Giappone (1991). Numerose le presenze in città quali Torino, Padova, Cremona, Monaco di Baviera, Norimberga, Göteborg, Bruxelles, Kyoto, Nagoya e Tokyo. Un’ ultima riflessione: i canti sardi hanno necessità di essere ascoltati dopo una profonda conoscenza della storicità del territorio. Ho sempre conosciuto l’isola per lo splendore delle sue coste, del mare, la Sardegna vissuta col sole dell’estate: mi sono sbagliata. Ichnusa, Sandalia, Cadossene…Sardegna, scopro così i nomi con i quali le antiche popolazioni chiamavano l’isola. E capisco così che la Sardegna non è parte di una storia, ma è la Storia.

 

Su Cuntzertu Abbasantesu, Tokyo (1991)

L’intervista che segue è a Franco Piras, leader e voce solista dei “Su Cuntzertu de Abbasanta“.

Sig. Piras, le origini del canto a tenore. Può spiegarcelo?

“Come ha origine il canto a Tenore non e dato saperlo, se infatti per quanto riguarda la datazione delle launeddas questo è possibile grazie al ritrovamento di un bronzetto a Ittiri (SS), raffigurante appunto un suonatore di questo strumento a fiato risalente al VII° – VI° secolo A.C. Altrettanto non lo è per il canto a tenore. Ho fatto questa considerazione perché le tre canne che compongono le launeddas insieme formano “unu Cuntzeretu“ e le singole canne sono chiamate “Tumbu Mancosa” e “Mancosedda“ corrispondenti a  “Bassu Contra” e “Mesuoghe”. A noi piace pensare che, al più di altre forme di canto polivocali, come quello presente nella Repubblica di Mongolia (ZUVA), le voci del canto a Tenore non sono altro che l’imitazione delle voci della natura, per cui su Bassu sarebbe l’imitazione del muggito del toro, sa Contra del belato della pecora e sa Mesuoghe il sibilo del vento.”

Canti pastorali a chi erano dedicati? (posso considerarli canti dei pastori?)

“Prevalentemente di trattava di poesie (sonetti o versi ottonari e in decasillabe (Mutos versi settenari, genere di canto diffuso in Sardegna n.d.r.), canzoni d’amore dedicati alle fidanzate o mogli. Il canto a tenore rappresenta il pastoralismo”.

I componenti del coro, variano di numero?

“No, la formazione di canto è formata esclusivamente da quattro voci: Sa Oghe e Sa Mesu’Oghe (la voce e la mezza voce): sono due voci acute naturali dotate di fantasia musicale, che guidano e combinano il gutturale duetto. Su Bassu e Sa Contra. (Il Basso e sa Contra): queste due voci maschili sono entrambe voci gravi gutturali che possiamo definirle artefatte, nel senso che non sono voci di petto come succede per il baritono e il basso del coro polifonico ma si ottengono spingendo forzatamente l’aria contro le corde vocali facendole vibrare. La sonorizzazione di queste due voci avviene nelle cavità nasali per quanto riguarda “Su Bassu” e nel cavo orale per quanto riguarda “Sa Contra“.

 

“Su Bicchiri” ballo tipico della zona del Guilcer.

Caratteristica dei canti sardi è l’assenza degli strumenti. Sbaglio? Perchè?

“No nella forma più arcaica della musica sarda troviamo (Sas Launeddas o Benas ), tre canne che vengono suonate usando la bocca come zampogna una tecnica molto antica ancora oggi molto usata specialmente nella zona sud della Sardegna (Campidano). Di questo strumento sono stati trovati dei bronzetti e quindi databile all’era nuragica”.

Tenore (cuntzertu): vocalità diverse tra territori? (barbagie?)

“Le vocalità non cambiano sono le stesse, cambia il modo dell’esecuzione del canto nei tempi rispettando l’antica tradizione locale tramandata di padre in figlio. Se Tenore è il termine con cui questo sodalizio viene  definito e quindi più conosciuto, non dobbiamo dimenticare che altrove viene chiamato diversamente, per esempio a Fonni (NU) si chiama Cuncordu, a Thiesi (SS) si chiama Cunsonu, a Mamoiada (NU), Hussertu, a Seneghe (OR), Cuntrattu, e qui nelle nostre regioni il Guilcer e su Barigadu, si chiama Cuntzertu, parola di origine latina che arriva dalla preposizione semplice “cum” e dal verbo “sero” (is, serui, sertum, ere) che significa congiungere, annodare, intrecciare. Questo termine sottolinea perfettamente il fatto che l’armonia deriva dalla gradevole combinazione dei suoni emessi dalle voci del quartetto”.

“Laudes a sa Tuva” in occasione della festa per Sant. Antonio si accendono Sas tuvas, alberi cavi di querce ormai a fine vita e improduttive.

I testi dei canti: su cosa si concentrano le canzoni? E’ corretto chiamarle canzoni?

“Assolutamente si. Sono canti d’amore raramente di protesta”.

 

L’attuale gruppo canoro, storicità e attuali componenti.

“Ricollegandoci alla vecchia formazione cambia solo il nome con l’aggiunta di un nuovo componente che va a sostituirne uno vecchio e quest’anno saranno 35 anni che le nostre voci cantano l’amore e le lodi al Cielo.”

“S’isperantzia” dedicata alle vittime del Covid19

PREGANDE SEMUS TORRA DE CANTARE / DAGHI CHE COLAT CUSTA MALADIA / AUGURANDE A CHIE PATIT DE SANARE / SOS CH’ISCURTADES CUSTA OGHE MIA

PODINDE GASI TOTTUS CRAS TORRARE / A PRENNER PARIS SA PUBBLICA IA / E BOS BIDERE ALLIRGOS AFFESTARE / S’ INCHIDA SUBRA CUSTA PANDEMIA.

STIAMO PREGANDO DI TORNARE A CANTARE / QUANDO PASSERÀ QUESTA MALATTIA / CON L’AUGURI CHE CHI SOFFRE POSSA / QUELLI CHE ASCOLTANO QUESTA VOCE MI

RIUSCENDO UN DOMANI TUTTI TORNARE / A RIEMPIRE INSIEME LA PUBBLICA VIA / E POTERVI VEDERE ALLEGRI FARE FESTA / PER LA SCONFITTA DELLA PANDEMIA.

Ringrazio il sig. Franco Piras:  Oghe e Contra (Voce solista e Baritono artefato) e tutti i componenti:

Silvano Flore: Mesu Oghe (Mezza voce)

Thomas Piras: Bassu (Basso artefatto)

Giuseppino Cocco: Mesu Oghe (Mezza voce)  

Si ringrazia la presenza di Agostino Putzolu: Contra (Baritono artefato), nuova importante figura della formazione Su Cunzertu de Abbasanta.

Terminata l’intervista, la sensazione provata è che non so ancora…nulla. Non mi basta. Ho bisogno di approfondire ancora più l’anima sarda. Ma non con la “presunzione” di carpirne la sua essenza, la sua spiritualità, gli usi, i costumi, la sua cultura, ma per amore di un’isola unica in tutto il Mediterraneo. Allo stato attuale, gran parte dei componenti che facevano parte dei Su Cuntzertu Abbasantesu, oggi transitati nella nuova formazione Su Cunzertu de Abbasanta, sono presenti in numerose manifestazioni, continuando una storicità di tradizione mai interrotta. Sardi si nasce…amarli s’impara.

Anna Landolfi.

 

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