mercoledì, 7 Dicembre, 2022 1:02:13 AM

Le arti?

La Redazione.

La Venere di Milo, Museo del Louvre, Parigi.

Ho dubbi quando mi si “parla” di arte. Non nascondo il mio timore di essere convinto che la parola “arte” non definisca nulla. Per il mio lavoro, sono spesso con gli “artisti”. Di molti, non capisco in realtà, cosa facciano per campare. Terribile il termine “campare”. Ma è così. Per vivere bisogna “campare”, cioè lavorare per “guadagnare per comprare il pane” (sembra un’equazione). O meglio, spero che il termine “campare” indichi sopravvivere, lavorare per vivere. Invece anche con la “fame” addosso, difficile trovare un “artista” che non smetta di dire “io sono un artista” piuttosto che dire sono “un emerito disoccupato”. Perché l’arte non paga! Mi dispiaccio pensarlo, ma l’arte ti fa “tirare” a campare. Rigida premessa questo editoriale. Eh sì, perché di questo mi devo occupare: presentare al pubblico un artista. “Arti Libere” nasce con questo fine: presentare ai lettori, gli artisti. Cioè coloro i quali si occupano di farci sorridere, piangere, divertire ma anche riflettere, pensare, leggere, vedere…toccare. Eh sì: toccare. Ero al Museo di Arte Contemporanea di Roma e dappertutto c’erano cartelli con su scritto: “Vietato toccare”. Ma come si fa a non toccare un oggetto! Vuoi capirne la consistenza, la materia con cui è stato fatto l’oggetto, percepire al tatto la “ruvidità” dei colori ad olio, la “freddezza” del marmo, del ferro, il “calore” del legno e anche la dolcezza di un suono. Quanti provano sensazioni al tocco della seta. Tutti i sensi coinvolti di fronte ad un oggetto. I profumi. I sapori… Un’opera d’arte. Bene: nella storia dell’arte, si contemplano numerosissimi artisti diventati artisti dopo la loro…morte. Cioè, mi chiedo, ma tra tutti quelli che conosco, non posso aspettare che muoiano perché debba considerarli artisti. Con quale metro di misura, essi sono giudicati? Chi è più “artista” dell’altro? E vanno in scena, espongono tele che pochissimi compreranno. E suonano, cantano e si rompono le mani tra scalpelli e fiamme ossidriche (intendo gli scultori). Non “navigo” in chissà quali rivoli di…denaro (non fiumi, ormai i fiumi si sono prosciugati per moltissimi), ma in questo lungo periodo nel quale tutto il pianeta è coinvolto, sento quanto, soprattutto chi lavora nelle arti, è più di altri nello sconforto più profondo. Il sistema “arte” non è materiale, non è tangibile, non produce “cose” e si penserà, quando questo “silenzioso” lamento dell’arte cesserà, a fare tornare a sorridere il pubblico, ad aprire i musei, ad ascoltare le voci che cantano e recitano e tanti, tanti applausi di fiducia nel futuro. Non che agli “artisti” i fiumi si riempiranno di acqua, ma a loro ne basterà un bicchiere per dissetarsi.

La Redazione.

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