domenica, 27 Novembre, 2022 5:00:34 PM

Ugo Liberatore…ne ha fatte di tutti i colori

di Gianni Pantaleo.

Ci sono storie di vita che hanno bisogno di essere raccontate. Non perché siano più interessanti di altre. Ogni vita è una storia, tutti siamo un “racconto” perché ognuno è unico. Ma certe storie…certe storie hanno una valenza in più: sono incoraggianti, fomentano speranza, aiutano a vivere quella vita che ripetuta ogni giorno, uguale a quella del giorno prima e la stessa del giorno dopo, può migliorare, provando a cambiare il point of view, della nostra. E se hai pazienza e ascolti chi ha da raccontare, ne sei appagato nell’animo e rifletti, fiducioso, che dopotutto…tutte le vite valgono la pena di essere vissute.

Lo ha fatto Ugo Liberatore. Così, senza impegno, senza velleità culturali. Nessuna presunzione colta, moralistica. Non pontifica, né ha la presunzione di mondare i peccati degli uomini. Anzi! Non sono sicuro che operazione sociale stesse proponendo, ma è stata una performance, un vernissage, una personale “human exibition” di se stesso perché sentiva il bisogno di raccontarsi. Con la musica e con la pittura. Ugo Liberatore è un artista “anomalo”. Non segue correnti artistiche. Non è pop, nemmeno impressionista. Un concettuale? Ma per favore! Trans-avanguardia? Ma daiiiiii… Difficile confinarlo in un contesto artistico, Ugo Liberatore è un contemporaneo non perché “vive” oggi, ma contemporaneo perché se fosse vissuto cento anni fa, sarebbe stato contemporaneo di quel secolo e lo sarebbe anche domani. Un paradosso? Semplifichiamo: Ugo Liberatore, sarà sempre lo stesso nel tempo. Perché, direte. Ma perché non è artefatto. Tutto qui! Le sue tele, i suoi cuoi, i suoi legni, la sua musica, i suoi sassi, le conchiglie, le foglie…i suoi colori, la curiosità che la vita gli ha permesso di vivere, tutto questo è naturale. Non ha bisogno di pensare cosa fare: la fa e basta. Si fa da solo “favola” e salta da un’era ad un’altra, padrone del tempo. Perché? Ma come? Un altro perché? Ma perché è curioso! La curiosità rende viva la vita. S’incanta. Quanti di noi s’incantano ancora? Certo che avrà vissuto e provato bastonate e delusioni, avrà sicuramente anche pianto. Embè? Ma lui, mentre agitava le mani, le braccia, andando su e giù per le fila di sedie tra i presenti, mica ha fatto sì, che le delusioni o le “mazzate” lo prostrassero. Le accetta, ne prende atto. E’ consapevole.

Ma questo, signori, è il gioco della vita. Non c’è viltà nel suo vissuto. Affronta. Non si volta alle vicissitudini. Ha armi per lottare: i sogni e i colori. Sperimenta. Attraversa percorsi. Prova tutto. Perché non dovrebbe farlo? E’ peculiarità dei curiosi. Magari si caccia anche nei guai. E come volete raggiungere quella saggezza di vita se non percorrete strade non asfaltate? Comoda la strada maestra! Girate l’angolo! Provate la via cieca. La luce, siete VOI! Ugo Liberatore dimostra tutta la sua luce con quel pomeriggio, invitando amici, non pubblico, ma amici. Si racconta con uno straordinario aprirsi anche ad estranei, cosa alquanto complessa quando non sai chi hai di fronte. Questa sua intimità scoperta, lui lo ha fatto. Non ha temuto giudizi, né commenti. E mentre sullo schermo, scorrevano le strade della sua vita percorse con gessetti e pennelli, strappava risate tra gli amici, coinvolti nelle sue emozioni. Ha storia, questo il valore di “Ne ho fatte di tutti colori”.

Maurizio Triggiani

Da sin. un ospite, Ottavio Fabris, Antonello Vannucci, Ugo Liberatore, Maurizio Triggiani.

La riscoperta del salotto. Quello stare insieme intorno ad un Lp, con Le Orme, tra tarallucci e vino. Con sempre qualcuno pronto a mettere su i Genesis o un altro che chiedeva gli Emerson, Lake e Palmer. Con quegli anni di ideologie libere dai diktat del perbenismo borghese. Quel comune piacere di starsene sdraiati su tappeti di erba, senza sentirsi pecore. Inno alla città. Ridanciana, goliardica, furbacchiona Bari, nelle burle parole dei testi di Antonello Vannucci, esponente di una storia delle band baresi che con Ottavio Fabris, sofisticato ricercatore e musicista della nostra città, attraversavano gli anni di una Bari da bere girovagando tra il Tikal, La Dolce vita e il Tropicana (storici locali della movida barese degli anni ’70/’80 n.d.r.). Attenti però: non è stata un’operazione nostalgica: “Ne ho fatte di tutti colori” nasce da una causa comune che è legata alle arti, dalla musica alla pittura. Tra gli ospiti, il prof. Maurizio Triggiani, storico dell’Arte Medievale e archeologo, presenza importante per i numerosi lavori dell’artista incantato dall’epoca medioevale, tema ricorrente nei quadri dell’artista e dall’autrice delle poesie scritte per l’evento e da lei interpretate, Elisabetta Lamanna, educatrice e colta letterata. Ecco cosa semina durante la sua vita, Ugo Liberatore e la ragione di presentare questo raccolto di emozioni, è lo scopo per trasmetterlo ai giovani. Generazione figlia di una didattica espressa con tecnologie sempre in evoluzione ma che, al prezzo che si paga, è meno attenta ad una presenza conviviale, quella che si chiama amicizia.

Gianni Pantaleo.

https://artilibere.info/ugo-liberatore-il-mio-medioevo/

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