mercoledì, 7 Dicembre, 2022 1:51:17 AM

Andrea Simone De Nicolò, l’inchino ad un futuro maestro

di Anna Landolfi.

Non c’è un’età perchè si debba considerare rispetto per un talento. Attendere che questi maturi la sua formazione artistica è vano. L’attesa spesso, lascia scìe deludenti. Osservi, ascolti, apprezzi il momento, l’opera, l’esecuzione del giovane artista, ma saggiamente aspetti che il talento, cresca, maturi. Non è sempre così. La consapevolezza di sapere che si è un talento, non sempre determina la sua crescita professionale. Semmai, proprio perchè talento, ci si “pasce” sapendosi eletto dagli dei. Questa è una delle ragioni perchè mi confronti con l’artista interessato, soprattutto se giovane, perchè alla sua dote innata, possa comprendere anche il suo pensiero. Lo faccio con le parole, perchè questo invece, è il mio dono. Così osservando le mani di questo giovane pianista, distraggo l’attenzione da quelle dita che accarezzano i tasti e gli parlo, chiedendo curiosa, chi è Andrea Simone De Nicolò. E chi altri se non lui a spiegarsi.

Ho dato immediata visione alle sue performance pianistiche. Poi, sono andata a scorrere il suo percorso di studi. Non ho avuto dubbi: presentarsi al pubblico necessita di preparazione notevole. Storicizziamo allora Andrea Simone De Nicolò: chi per primo ha compreso le sue doti musicali?

Buongiorno. Anzitutto voglio ringraziare lei e l’intera redazione del prestigioso magazine per cui lavora, per avermi voluto riservare un articolo. Venendo alla sua prima domanda, ricordo che i miei genitori sono stati i primi a chiedersi se non fosse il caso di approfondire le mie doti musicali. Ricordo, in particolare, che una docente si espresse in termini sprezzanti, altri due insegnanti invece dissero che avrei potuto intraprendere gli studi sistematici perché scorsero in me del potenziale.

Quindi subito in Conservatorio?

Ho incominciato relativamente tardi a studiare pianoforte, avevo dieci anni. Le prime lezioni, soprattutto per gioco e divertimento, le presi da un ragazzo che a sua volta frequentava il conservatorio. Dopo alcuni mesi incominciai così a prendere lezioni dal Maestro Piero Cassano, al fine di prepararmi all’esame di ammissione ai corsi preaccademici del Conservatorio di Bari. Il Maestro Cassano mi ha fornito utilissimi insegnamenti di tecnica pianistica.

                            Andrea Simone De Nicolò

C’è stata, dunque subito, una grande fiducia sulle sue capacità. Immagino i suoi genitori. Saltiamo veloci allora al suo primo concerto. No, non alle sue emozioni, quelle le descriverà poi durante l’intervista, ma quelle dei suoi genitori. Sono mamma, mi trasmetta con l’empatia che la caratterizza, quella stessa emozione provata da loro? Dove e cosa interpretò al pianoforte?

Il mio primo saggio l’ho tenuto a Trani. Si trattò di un evento organizzato dall’Associazione Musicale “Domenico Sarro” ed in quella occasione suonai alcuni brani tra i quali uno studio di Bertini, un valzer di Clementi e la Bourrée di Bach. Ricordo gli occhi lucidi della mia mamma, durante gli applausi, al termine della mia esecuzione.

Ha un elenco imponente di premi. Frutti di studio. Congratulazioni. La sorpresa è la sua giovanissima età. Non è impossibile, ma testimonianze di musicisti giovanissimi, futuri compositori e stelle eterne nella storia, sono tutt’oggi nella memoria. Con molta sincerità: ha delle mete? Se sono sogni, ce li confida?

Il mio sogno è di suonare in Russia che, secondo me, è una specie di patria del pianoforte, e collaborare con i teatri.

Lei rappresenta il talento di questo territorio: la Puglia. Questa terra è genesi di arti. Saranno state le influenze delle civiltà classiche, quelle arabe, saranno stati i domini normanni, ma lei rappresenta la summa di un’arte antichissima: la musica. La più istintiva delle arti dell’uomo. Che sensazione prova ad esserne testimone? L’arte senza la storia non giustificherà il futuro, le pare?

La ringrazio per considerarmi un testimone pugliese della musica, in effetti non so se lo sono realmente o se riuscirò mai ad esserlo. D’altra parte, spero che la Puglia e, più in generale, l’Italia siano territori capaci di riservare attenzioni e spazi a chi effettivamente li meriti, sia per il talento che per l’impegno. Non credo che questa sia una cosa banale e scontata, anzi.

La sensazione che provo, senza esserne condizionata dalla sua età, è di essere di fronte ad un professionista ben datato. Non mi fraintenda, ma parlare con lei, che è sempre in tour tra concorsi, masterclass, concerti e premi, ovvio che è già un professionista del palcoscenico. Ma sa che mi rende fiera? Allora, facciamo così e perdoni la mia ovvia fiducia: quali i palcoscenici che desidererebbe calcare?

Le dicevo prima che mi piacerebbe tantissimo suonare in qualche sala di concerto in Russia, tuttavia sono molto felice ogni qual volta ho modo di suonare in teatro, sia in Italia che all’estero.

Ora sarò impertinente: solista in orchestra? Concerti da camera? Docente? È un ventaglio di prospettive. Quale la migliore meta ambita?

Bisogna essere molto prudenti e tenere i piedi ben saldi a terra, altrimenti è notevole il rischio di delusioni anche molto cocenti. Certamente suonare da solista con l’orchestra è il massimo per ogni pianista, ma sarò felice se potrò esibirmi in qualche formazione cameristica. Ci proverò con tutte le mie forze sebbene non dovrò perdere di vista l’obiettivo dell’insegnamento. Studiare musica e suonare sono cose bellissime, però bisogna anche pensare a come viverci in maniera dignitosa. Non vorrò pesare sul bilancio della mia famiglia un solo giorno in più del necessario.

Il pianoforte: la sua infinita sonorità permette emozioni straordinarie. Nel corso dei secoli, lo strumento è stato il nobile protagonista di corte. Nei suoi studi, posso chiederle quale il periodo storico sente, più vicino al suo animo? Mozart? Chopin? Debussy? Satie?

L’idea di incominciare a suonare pianoforte mi è venuto dopo aver visto un documentario di Piero Angela su Mozart. Tuttavia, tra gli autori che lei ha citato, mi ritrovo soprattutto nella vena intimistica di Chopin. Ho in effetti una concezione molto discreta della musica, un’idea che non sempre collima con certe spettacolarizzazioni dei giorni nostri che, ritengo, con il pianoforte sono proprio fuori luogo. Tra gli interpreti, prediligo assolutamente i grandi pianisti del secolo scorso: ad esempio, Michelangeli, Horowitz, Hoffmann, Arrau.

Le sue mani. Nei demo visti e ascoltati, corrono e accarezzano la tastiera. Questa è tecnica. Non voglio sembrarle sdolcinata, i suoi mentori: possiamo citarli?

Tra i miei mentori voglio citare anzitutto il Maestro Giuseppe Campagnola, del Conservatorio di Bari, che ritengo sia non solo un artista raffinatissimo ma anche un uomo di grande spessore morale. Desidero qui ringraziare anche il Maestro Margherita Porfido, con cui studio clavicembalo, perché grazie ai suoi insegnamenti ho conseguito importanti risultati anche nell’ambito della musica antica, che a me piace tantissimo. Si tratta di professionisti ed artisti di grandissimo valore e, soprattutto, persone che mi vogliono davvero bene e mi danno forza e sicurezza per affrontare tutte le prove.

Compito dei docenti è educare e sensibilizzare alla disciplina delle arti i propri allievi. Nella domanda precedente ho menzionate il termine mentore, la figura che meglio intende colui il quale educa non solo all’arte ma anche alla formazione umanistica dell’allievo. Lei non può essere solo un “pianista”. Per trasmetterci quelle emozioni, le note che lei produce, sono cariche di sensazioni. Le sensazioni le trasmettono gli uomini. Chi il suo mentore?

Ho la grande fortuna di avere dei docenti che non solo sono bravissimi ma sono anche delle bravissime persone, mi vogliono bene e mi sostengono in ogni modo, anche sul piano morale, perché non sempre le cose vanno come si vorrebbe. Sono loro i miei mentori, oltre ai miei genitori, al mio fratellino Giosuè ed ai miei nonni, che fanno sempre il tifo per me e mi invitano a guardare sempre in avanti.

Nasce al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Tempio della storia della musica in Puglia. Dal Maestro Giovanni Capalbi, ispiratore del Conservatorio, nel tempo poi il m° Amilcare Zanella e poi Giovanni Antonioni, Ferdinando Sarno, il Maestro Marco Renzi, Francesco Monopoli, Gianpaolo Schiavo fino ad oggi il Maestro Corrado Roselli, direzioni egregie. Senza dimenticare Nino Rota. Che sensazioni prova, adesso lei, di fronte a queste imponenti figure artistiche? Le do tre sostantivi: ammirazione, riverenza, apprezzamento.

I nomi che lei mi ha appena fatto sono nomi di giganti della musica, dinanzi ai quali esprimo tutti e tre i sentimenti da lei citati. Se devo menzionarne solo uno, sicuramente scelgo la riverenza.

Ha una strada ben tracciata. Percorrerla, con l’entusiasmo che dimostra, non le sarà piena di sassi. E se dovesse trovarne, saprà schivarli. Ma…di fronte a un bivio? La sua determinazione, quale percorso intenderà prendere?

Sono consapevole che i meccanismi di selezione non sempre sono limpidi e lineari come dovrebbero e non solo per fortuna o coincidenze. Immagino che avrà compreso a cosa mi riferisco. La mia determinazione sarà quella di proseguire lungo un percorso essenzialmente individuale in cui collocare il confronto con gli altri in una dimensione che non lo faccia diventare un cruccio e porre al centro il gradimento di chi, in futuro, vorrà ascoltarmi o prendere lezioni da me.

Applaudo in cuor mio, per quanta lezione apprendo da questo giovane musicista. La sua maturità eccola nel suo pensiero. Ha la consapevolezza di quanto faticose siano le strade da percorrere e più che difficili, tortuose. Percepisco bene la determinazione a volere affrontare quei complessi percorsi che incontrerà domani. Andrea Simone De Nicolò è frutto di una combinazione di intelligenze e sensibilità incontratasi non casualmente: i suoi genitori. E’ evindente che se non si è seduti alla destra degli Dei, comunque si è presenti alla loro tavola.

Il dovere dell’informazione, soprattutto questa mirata alle arti, è quello di presentare al lettore, personalità che, spenta al momento, la luce su di essi, resta ancora il bagliore aspettando si ripresenti ancora…sulla scena. E di Andrea Simone De Nicolò, si aspetterà presto una nuova luce.

Anna Landolfi.

Ph. Gianmarco Di Maio.

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