giovedì, 18 Aprile, 2024 1:34:00 PM

BARI – Massimo Carrieri – La mia idea di fare musica

di Gianni Pantaleo.

Vive la sua professione di musicista come la certezza che non avrebbe potuto fare altro. Ed ha ragione. Ci sono nelle nostre vite, varie opzioni di cosa faremo quando saremo grandi.

Sogni e desideri di fare o essere quello che vorremmo. Non capita mica che ci si riesca e qualsiasi sia la strada che sarà poi intrapresa, resta la strada che sarà percorsa con la consapevolezza che quella sarà la propria via maestra.

Massimo Carrieri conosceva già e senza identificarsi in un mito o in una celebrità, la intraprese, la scelse e la percorre perchè il suo lavoro è fare musica.

Luis Bacalov e Massimo Carrieri

Leggendo la sua carriera artistica, colpisce la frase: “…la sua idea di fare musica”. Rende materia il concetto di fare musica. Una bella sensazione. All’ascolto, infatti, non è solo l’udito coinvolto, ma tutto il corpo. E’ un legame che ha sempre avuto con la musica?

Dedicarsi alla disciplina musicale richiede un coinvolgimento totale della persona, mente e corpo devono lavorare in perfetta sintonia affinché la gestione dei sensi coinvolti risulti fluida, efficace e coordinata.

Per questo motivo le mie attenzioni rivolte a tale aspetto della professione hanno avuto col passare degli anni un peso sempre maggiore, da giovane ammetto di essere stato meno sensibile all’argomento.

C’è stato un momento in cui ho avvertito l’esigenza di un benessere psicofisico più profondo e consapevole, mi sono avvicinato allo yoga e ad uno stile di vita più salutare trovando un giovamento che ha influenzato anche il mio rapporto con la musica, sopratutto nella preparazione e gestione della performance.

Bari, Times Zones 2020

Il senso, maestro, non era certo di un’astrazione artistica. E’ che le sue esecuzioni sono musicalmente percepite come vibrazioni che attraversano l’ascoltatore. Queste emozioni derivano da una preparazione accademica?

Le emozioni derivano dal nostro vissuto, da ciò che ci muove interiormente, dalla propria sensibilità. La musica si propaga attraverso le onde prodotte da un corpo vibrante, fisicamente avviene un vero e proprio spostamento d’aria, e ci attraversano: quando all’interno di quelle onde si riesce a veicolare il proprio mondo interiore si raggiunge la perfetta sintonia tra il palco e l’ascoltatore.

La preparazione accademica ti fornisce gli strumenti affinché questo collegamento possa funzionare nel miglior modo possibile e comunicare efficacemente ciò che vogliamo esprimere: la vera magia avviene quando avverti un’unico respiro tra te e il pubblico.

Lei nasce in una delle places meglio note come la città del Barocco. Martina Franca e il Festival. Ha respirato arte. Storicizzare con la musica periodi di fermenti artistici, comporli, eseguirli, non crede sia una mission? Lei, come molti suoi colleghi, siete testimoni e mentori, di quanto gli uomini fanno…

Martina Franca e la annessa Valle d’Itria sono ormai riconosciuti come luoghi permeati da un’energia particolare: tra ulivi, terra rossa, muretti a secco, trulli e testimonianze architettoniche del periodo Barocco.

Il Festival della Valle d’Itria ha poi difatti impreziosito la cultura del luogo diffondendo arte e bellezza in tutte le sue forme.

Tutto questo non può non lasciare una traccia, un’eredità, non a caso è un territorio che negli ultimi anni ha generato una moltitudine di talenti nelle arti, ma non solo, che si sono distinti in ambito nazionale e internazionale.

La radice che mi lega a questa terra vive tra i miei spartiti, nel tempo penso si sia anche rafforzata andando proprio alla ricerca di un suono che mi collegasse a queste latitudini.

Non vivo l’attività musicale propriamente come l’atto interpretativo di un processo storico, riuscire a divulgare, difendere e far comprendere ai contemporanei la bellezza e l’importanza di questa nobile arte è già una mission.

A maggior ragione se osserviamo il “maltrattamento” che subisce di questi tempi…tuttavia penso che la massima ambizione per un creativo sia lasciare ai posteri una testimonianza del proprio passaggio attraverso le proprie opere, sarebbe il regalo più bello.

Piano City Palermo

Sa perché le è stata fatta la domanda precedente? Perché è, non nel vero termine della parola, riduttivo pensare che un musicista suoni e basta.

La sua presenza in notissime orchestre sinfoniche, la ricerca e la composizione di una interiorità spirituale tradotta in note, l’uso di strumenti quali l’organo, il più vicino degli strumenti all’Immenso, le permette di esprimersi come persona, come uomo.

Una dote non comune. Gli artisti sono spesso visti come dei, lei è più umano. Ne è consapevole?

La ringrazio intanto per il complimento. Le dirò…negli anni mi sono fatto spesso alcune domande: come intendi svolgere questa professione? Con quali valori? Con quale atteggiamento?

…ho sempre pensato che ci debba essere una corrispondenza tra quello che si è e quello che si fa, tra l’uomo e l’artista. Cerco di vivere il mestiere e l’ambiente musicale con semplicità, naturalezza, in maniera coerente con la mia persona, nel bene e nel male.

Pan-American Suite. E’ un dialogo tra gli strumenti. Dirige dando libertà di espressione ai suoi musicisti. Dà loro la facoltà di liberarsi. Tutti giovanissimi.

La domanda è doppia: come si pone e come la accolgono i giovani musicisti? Nella clip video c’è un professionismo inusuale per un target così fresco di artisti…

I musicisti coinvolti in quella session sono tutti studenti del Conservatorio di Milano, una eccellenza italiana dell’alta formazione musicale alla quale sono molto affezionato e a cui devo tanto.

La Pan-American Suite è una partitura che apre a spazi di improvvisazione nei quali i solisti possono liberare le proprie abilità strumentali,  dando un ulteriore apporto creativo alla composizione e impreziosendo l’esecuzione.

Con loro mi pongo “da collega”, in quel momento siamo lì per lavorare tutti insieme ad una creazione, lo vivo come uno scambio perché penso si impari reciprocamente, cercando di tirare fuori il meglio da ognuno, me compreso.

La dimensione orchestrale necessità innanzitutto di un clima armonioso, credo che occorra vedere loro come singole persone e non come delle figure al servizio di qualcun altro, questo il punto di partenza.

E’ anche vero che oggi c’è una generazione di giovani musicisti già dotati di grandi abilità tecniche ed interpretative, alcuni giovanissimi.

Aspetto probabilmente dovuto ai cambiamenti portati dall’era digitale che hanno favorito lo scambio di informazioni, la diffusione e reperibilità dei materiali di studio, la conoscenza.

Bari, Time Zones 2020

“Musiche del mondo”. Mi colpiscono le parole. Musicista universale intendo musicista dei popoli?

La mia curiosità nei confronti dell’universo musicale è totale, se apriamo i nostri orizzonti il mondo in cui viviamo è una fonte inesauribile di suoni e culture da cui attingere ed ispirarsi.

Il mio approccio al pentagramma non guarda ad un genere in particolare, ho sempre rifiutato le “etichette”, bensì cerca gli ingredienti più adatti per poter confezionare l’idea musicale che ho in mente. Questi possono arrivare da ogni latitudine o anche, guardando indietro, da ciò che ci ha preceduto.

New York. Atterra. Respira. Ritornano le parole world music. Subito a suo agio nella metropoli del mondo?

Ho un rapporto particolare con la grande mela… La prima volta nel 2004 fu insieme ad altri due musicisti in un weekend abbastanza avventuroso che non starò adesso a raccontare, ci muovemmo da Boston dove frequentavamo il Berklee College of Music.

Naturalmente fu un impatto entusiasmante e dentro di me scattò subito l’idea di tornarci presto, magari avendo più tempo a disposizione.

L’occasione arrivò a distanza di qualche anno quando mi ritrovai a fare il mio primo concerto all’estero proprio lì, in quella metropoli, e chi l’avrebbe mai detto!

Tornare a NY in concerto con la propria musica, ero eccitatissimo solo all’idea, un sogno che si realizzava.

Colsi così l’occasione di fermarmi per un po’ e nel mentre successe un piacevole imprevisto che mi ha portato a tornarci dopo pochi mesi e a viverci per un periodo ben più lungo, ma qui si entra anche nella sfera privata…

La mia esperienza americana è stata assolutamente positiva, l’ho vissuta bene e mi ha regalato bellissimi momenti di vita e professionali, mi sento davvero fortunato da questo punto di vista.

Le faccio una confidenza, uno dei pochi rimpianti che ho è quello di non essermi fermato lì quando a Berklee mi fu offerta una possibilità…ma questa è un’altra storia.

Le sue esecuzioni sarebbero da recensire una per una. Un’intervista mira a presentare l’artista. Posso però azzardare un’ultima domanda: Times Zone 2020, “Si dolce è’l tormento”, l’improvvisato duetto con Chick Corea, in ognuno dei concerti lei muta il suo rapporto con il pianoforte.

Due amici. Sentimenti. Emozioni. Anche tanta ironia nelle briose esibizioni jazz. Chi dei due è l’amico che aspetta l’altro per farsi una bella chiacchierata con le note?

Il mio rapporto con lo strumento muta perchè “lui” mi segue fedelmente nei miei capricci, mi torna a seconda di come lo tratto, oggi può essere allegro e ritmato, domani calmo e riflessivo, l’altro ancora irrequieto…

Le dico la verità, non siamo poi così amici come sembra…come tutti i rapporti d’amore a volte ci si ama, altre ci si odia, però si continua a stare insieme perché si è consapevoli che non si può fare a meno l’uno dell’altro, ed io l’ho scelto.

Capita anche di restare separati per un periodo, generalmente sono io ad allontanarmi perchè “lui” è un pò ingombrante, se non stai attento ti assorbe tutte le energie e non lascia spazi…

Io ho bisogno di riempire la mia vita anche d’altro, esigenza che nel tempo ha assunto sempre più rilevanza, diciamo con l’età adulta.

Poi quando ci ritroviamo scatta la passione provocata dall’assenza, e magari ho tante cose da raccontargli, le stesse che “lui” poi a sua volta racconterà davanti ad un pubblico…Penso che sia più “lui” ad aspettarmi, ma una cosa è certa, non l’ho mai tradito.

Massimo Carrieri ha una forte identità territoriale. La si percepisce nelle sue esecuzioni. E’ calore delle origini natìe. E’ sempre se stesso anche quando è in piazze o teatri di altre culture, testimone della sua Puglia.

Non è casuale l’acclamazione che riceve: è un riconoscimento alla sua naturale carriera di pianista e compositore. Certa è la sua preparazione musicale, dedizione che gli permette di eseguire e partecipare a numerosissimi concerti con colleghi di notevole importanza artistica.

Un merito che incoraggia chi della musica è depositario di arte e cultura a disposzione di tutti.

Gianni Pantaleo.

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