martedì, 27 Luglio, 2021 8:35:25 AM

Giuseppe Vignolo, Alessia Maria Russo: poesie…non di autore

di Anna Landolfi.

Il sapere umano non ha confini. Quando ci si ritrova soli con se stessi, a riflettere, a sognare, nella serenità meritata, anche le più comuni parole che vengono in mente, diventano versi se composte una con l’altra. Non sono necessari chissà quali “studi” per potere avere quell’istintivo sentimento quale è la poesia. La poesia è uno stato d’animo. Poesia è l’azzurro del mare. Poesia è il suono dell’acqua. Poesia è il canto dei bambini, poesia è il respiro che ognuno di noi ha quando, la sera, chiusi gli occhi, ringrazia il Cielo di un giorno passato. Non sono necessari studi letterari, nemmeno un titolo che rappresenti una scuola. Allontaniamo questi stereotipi, le emozioni non hanno una “scolarizzazione”. Le emozioni sono manifeste anche senza la penna e chi ha il “coraggio” di metterle su carta, è un uomo che si abbandona al sentimento.

Giuseppe Vignolo, poeta già presentato in una edizione precedente, propone questa composizione di forte empatia provata. Deduciamo un coinvolgimento fisico dal contenuto “sofferto”, mistico, senza tralasciare la speranza di una comunione di sentimenti tra gli uomini. Non si fraintenda il dolore “sentito”, già Oscar Wilde e Dante stesso, percepivano quanto la sofferenza sia la via inevitabile per il raggiungimento della quiete dell’anima. L’auspicio del poeta, è un orizzonte, meta di una pace interiore per coloro i quali egli chiama fratelli.

Giuseppe Vignolo

Ascesa dagli inferi…in cerca di Pace

Cammino aggrappato alla vita,

mi accompagna il silenzio assordante

dei miei incubi.

Ho inzuppato il pane nel sangue,

ho rincorso chimere senza volto

Porto con me il dolore delle vedove,

delle madri, di famiglie intere

di un pianto senza lacrime,

arido come il deserto,

il deserto del mio cuore.

Cammino tra cadaveri senza volto,

non voglio, non posso ricordare i loro nomi

ma erano uomini, nacquero tra le speranze

caddero nell’oblio del loro assassino.

Adesso voglio che il silenzio diventi verbo,

parola generatrice di vita, di amore,

di fratellanza nella disuguaglianza.

Adesso, dimentichi degli antichi dolori,

prendetemi per mano e portatemi sulle ali degli angeli.

Voglio volare leggero tra le nuvole, tra le stelle,

essere rapito dalla luce dell’infinito che da esse emana

e, almeno per un attimo, essere un tutt’ uno con

“Amor che move il sole e l’altre stelle “

e vivere un eterno momento di felicità

mano nella mano con le sofferenze di un mondo che non le ascolta.

Voglio vivere in pace,

inzuppare il pane nel pozzo di Giacobbe e condividerlo

con i miei ritrovati fratelli

e pace sia.

Lei è una giovane studentessa, futuro ingegnere. A inizio servizio, spiegavo quanto il sapere umano non ha confini. Quei confini alludevano alla preparazione “culturale”, ma preferirei sottolineare “emozionale”, che identifica ognuno di noi. Questa convinzione ha una sua ragione: posso essere una sartina, posso essere una insegnante, un’operaia, una ricamatrice, un medico, una professionista manageriale, tutto potrei essere, al di là della “cultura”, al di là di quell’arte per “pochi”, ben al di là di quella “intellighenzia” (ambito o gruppo di intellettuali ideologicamente impegnati n.d.r.), ma i miei sentimenti non sono diversi dai tuoi, perchè quelle stesse emozioni che tu provi, io, nella mia semplicità, non potrò fare a meno di esternarle spogliandomi di un ruolo che una società mi ha imposto. Alessia Maria Russo, sensibile giovane donna, si lascia trasportare dalla ragione al sentimento, con la consapevolezza che il “calcolo”, l’infinito universo del “computo” al quale dedicherà la carriera, non le impedirà di esternare l’amore per le sue origini, nonostante un futuro di dubbi e incertezze. La composizione poetica, è un monito ad ascoltare anche i propri sentimenti. Soprattutto a quei giovani che lasciano le proprie terre sperando di trovarne altre migliori. Alla ragione, la poetessa, ascolta il suo cuore.

 

Alessia Maria Russo

Perchè studio nella mia terra…

E’ buffo, mi dicono,

perché hai scelto di studiare i numeri

se scrivi poesie?

***

E perché vuoi farlo qui,

se quei numeri funzionano meglio

a latitudini diverse?

***

E’ semplice, gli rispondo,

perché quei numeri sono nel mare,

nel vento e nel calore della mia Terra.

***

E senza di lei, questa mia poesia

non sarebbe così vera

e così mia.

Anna Landolfi.

Voci: Giuseppe Vignolo per Ascesa dagli inferi…in cerca di Pace

Laura Sanna per Perchè studio nella mia terra…

Si ringrazia Anna Pibiri per la ricerca degli interpreti per la rubrica “Poesie…non di autore”.

In copertina: Vincet van Gogh (1853-1890). “Iris” 1889.

Le immagini e i testi potrebbero essere soggetti a copyright.

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