sabato, 4 Dicembre, 2021 1:30:44 PM

La trilogia delle metamorfosi: un capolavoro di Andrea Camilleri. I parte

di Valeria Cristiano.

La Trilogia delle metamorfosi è una raccolta di tre racconti, in cui il Maestro Andrea Camilleri si misura con un diverso modello narrativo. Ed è come al solito grandioso. Come lui stesso ci ha dichiarato, Camilleri non è mai stato capace di inventare dal nulla una trama: ha sempre preso spunto da fatti di cronaca, anche del passato, o come in questo caso, da miti e leggende siciliane. Nei tre racconti il Maestro si occupa di metamorfosi, più o meno riuscite, in cui le protagoniste sono tre donne. Ma attenzione, solo ad una prima lettura. Riflettendoci un po’ su, è evidente che realmente protagoniste sono le coppie, le relazioni, i sentimenti. Camilleri ci fa entrare in profondità in questo ambito, con la leggerezza che gli è abituale anche quando tratta argomenti scabrosi. Il linguaggio che adopera anche in questo caso è quello che è stato definito “pastiche linguistico”, la cui origine è stata svelata da lui stesso. Camilleri abitava a Roma, dove lavorava come programmista regista alla RAI, e quindi aveva abbandonato l’uso del siciliano. Tuttavia, andando a trovare il padre ricoverato in ospedale, si rese conto che dopo averlo salutato e ragguagliato sul lavoro e su aspetti generali della sua vita in italiano, la lingua cui era ormai abituato, nel dialogo più profondo col padre si mise a parlare in siciliano.

La cosa non mancò di stupirlo. Ci pensò su e si rese conto che per lui la lingua dei sentimenti e delle emozioni era solo quella con cui era cresciuto, il siciliano. E fu allora che prese l’avvio questa splendida sperimentazione linguistica. Del resto, i dialetti o lingue locali, sono sintetiche ed espressive ben più dell’italiano. Ma torniamo alla Trilogia. I racconti sono tre: “Maruzza Musumeci”, “Il casellante”, “Il sonaglio”. Nel primo la protagonista della metamorfosi è Maruzza, la donna sirena. Nel secondo la protagonista è Minica, la donna che vuole diventare albero. Nel terzo protagonista è l’amore di una capra-donna che diventa poi donna-capra verso il giovane pastore Giurlà.

“Maruzza Musumeci”

Se è vero che protagonista della metamorfosi è Maruzza, è pur vero che il protagonista di tutta la narrazione è Gnazio Manisco, bracciante agricolo che a vent’anni parte per l’America, ci resta per venticinque anni in cui impara a parlare in inglese, fa il manovale e poi trova il modo di farsi apprezzare per le sue capacità di potare gli alberi, e va a lavorare per la Municipalità di New York. Proprio questo però gli fa incrociare il cammino con “uomini di rispetto” che gli chiedono di uccidere gli alberi per brame di tipo edilizio. Al suo rifiuto tentano di ucciderlo, ma Gnazio ne esce con una gamba rotta, una zoppìa permanente ed un cospicuo risarcimento assicurativo. A questo punto, ben sapendo che la condanna a morte verrà eseguita, Gnazio torna in Sicilia, dove ormai non conosce più nessuno e tutti lo hanno dimenticato. Ma non importa, c’è la terra, il sole, la natura che ricorda e che ama. Acquista un terreno “speciale”, che dicono poggi direttamente sul mare. Inizia a coltivarlo, costruisce una casetta, e poi cerca moglie affidandosi ad una sensale. E qui arriva Maruzza, proposta dalla sensale. Bellissima, alta, con lunghissimi capelli biondi, giovanissima. Gnazio ha superato i 45 anni, ed è zoppo, si sente troppo vecchio e troppo brutto per una bellezza così straordinaria, ma si mette in gioco perchè appena vista la foto di Maruzza si è innamorato. Non è così che succede anche adesso? Nell’innamoramento, fino a quando non sappiamo se saremo accettati e come, e quanto, siamo tutti fragili, ci sentiamo troppo di qualcosa e troppo poco di qualcos’altro. Maruzza però risolve in fretta il dubbio di Gnazio, lo accetta e promette di sposarlo. Lui ingrandisce la casa, costruendole un piano superiore con balcone affacciato sul mare, prepara tutto per il suo arrivo, incluse due grandi cisterne che dovranno essere riempite di acqua di mare quando Maruzza si sente sirena, il che accade per pochi giorni all’anno. Gnazio accetta come grazia ricevuta tutto ciò che da Maruzza gli arriva e accetta anche queste sue stranezze, senza metterle in discussione e senza tentare di cambiarla, né prima del matrimonio né dopo. E così dovrebbe essere in tutte le relazioni d’amore. Quando finalmente sono marito e moglie, Gnazio sperimenta le gioie dell’amore vissuto e l’ardente desiderio di Maruzza che corrisponde al suo, in tutto e per tutto. E mi viene in mente una riflessione contemporanea dello psicologo Luca Mazzucchelli, il quale afferma che bisogna considerare l’amore, l’atto di amare cioè, come una competenza, che si esprime nel fare tutto perchè l’amato sia felice. Impostando anche azioni educative in questo senso, sicuramente l’amore inteso come donazione e generosità si diffonderebbe e renderebbe tutti più felici. E torniamo a Maruzza e Gnazio, dalla cui unione nascono quattro figli, di cui una, Resina, sirena come la madre e che come la madre canta struggenti canzoni con l’aiuto di una conchiglia. La vita scorre serena e un mattino Gnazio al risveglio si rende conto che non sente niente: niente uccellini, niente rumori che da sempre accompagnano il risveglio, neppure il respiro di Maruzza.

Che succede al mondo? Esce fuori e trova tutti i suoi animali intorno a lui che lo guardano, si siede sotto il suo ulivo preferito e si rende conto che al mondo non è successo nulla, è lui che sta morendo…il suo ultimo pensiero è per la sua adorata Maruzza.

Fine prima parte.

Valeria Cristiano.

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