Inaugurata il 18 aprile la mostra intitolata “Franco Fanelli. Acqueforti e altre metamorfosi” con la presenza dell’artista e curata da Flaminio Balestra, all’interno del Castello Malatestiano di Longiano.
L’esposizione propone un percorso intenso attraverso oltre quattro decenni di ricerca artistica (1983–2025). Le 42 opere selezionate costruiscono un racconto visivo rigoroso e potente, che restituisce l’evoluzione del linguaggio di Franco Fanelli e la profondità della sua indagine segnica.

Con questo progetto, la Fondazione Tito Balestra conferma il proprio impegno verso l’arte dell’incisione, offrendo al pubblico un’occasione unica per confrontarsi con un autore che ha fatto della grafica incisa un linguaggio vivo e contemporaneo.
Sin dalle opere giovanili degli anni Ottanta («Orione», «Eco nella cava», «Luci nel deserto», «Il sogno di Arthur Gordon Pym», «Mausoleum») emergono i temi che scandiranno la ricerca di Fanelli: una natura pietrificata eppure metamorfica;
la costante presenza di fonti letterarie (dalla narrativa alla poesia, da Edgar Allan Poe a Paul Celan, dalla poesia e alla drammaturgia elisabettiana a Joseph Conrad, da Jorge Luis Borges a Carlo Emilio Gadda); una geologia sempre sul punto di tramutarsi in architettura immaginaria.
Anche i ritratti di pugili, lottatori e rappers afroamericani realizzati negli anni Duemila sono connessi con suggestioni letterarie, mentre la passione per il mondo tardo antico e per la sedimentazione archeologica si manifesta già alla fine degli anni Ottanta, con le monumentali, inquietanti «Sibyllae», per proseguire con gli immaginari «Vasi cinocefali» e con l’abisso che si apre tra le forme affioranti nella cava de «Il sogno dell’archeologo» (2010-11).

Vaso cinecefalo – 2011
I grandi incisori del passato, da Hercules Segers a Goya, da Piranesi a Redon costituiscono per Fanelli i principali punti di riferimento non soltanto tematici ma anche tecnici, alla luce di una pratica dell’incisione calcografica intesa come scavo psichico e fisico, e laddove le grandi matrici di rame (così come le stampe che ne derivano) sono solcate e tormentate da abrasioni, pentimenti, integrazioni, stratificazioni segniche e materiche.

Gli archeologi
La mostra, proveniente dal Museo Internazionale della Grafica di Castronuovo di Sant’Andrea, dove si è svolta lo scorso anno, accoglie infine opere recenti.
È il caso dei fogli del 2025, come «Ara», «Gli archeologi», «Yorik e il Lanzichenecco» o «Teatrino (per Furio Jesi)».

Tom Corbin IV o Davy Jones – 2004
Così Fanelli traccia il consuntivo di oltre quarant’anni di attività incisoria: «Sono rimaste, a orientarmi, le ossessioni di sempre.
In breve: l’incisione calcografica come atto scultoreo, il “pentimento”, il dubbio e l’ignoto come modus operandi.
Persistono la passione per epoche e situazioni di transizione, dal mondo tardoantico alla geologia come archeologia naturale; l’attrazione per il meticciato, il palinsesto, la sovrapposizione, l’osmosi (fra vero e falso, oppure come pastiche, rinzaffo, “risarcimento”, prelievo e riutilizzo di materiali icono-grafici “di spoglio”).

Scena per centauri – 1991-1994
Continuo a pensare allo scavo come metafora del vivere; alla complessità come ricchezza; alla verticalità come ricerca, giacché individuo nella profondità l’antidoto all’orizzontalità fasulla di ciò che spesso ci illudiamo sia viaggio quando nel migliore dei casi è solo gita turistica o aziendale.

Frankfurter Zoo
Meglio, allora, il naufragio come condizione esistenziale legata alla conoscenza. Mi piacerebbe essere plurale come Meaume, l’incisore di Bruges narrato da Pascal Quignard, gravido di ogni possibile segno e visione, nomade dalla luce fredda della scuola del Reno a quella dorata del Tevere.»
La mostra è visitabile fino al 14 giugno
con il biglietto del museo orari di apertura del polo museale
Fondazione Tito Balestra
dal martedì alla domenica ore 10-12 e ore 15-19
Info. 0547665850
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