sabato, 4 Dicembre, 2021 11:21:18 AM

Oliva Contemporary Dance Project: LUCE È VITA

di Giulia Volturno.

Nella città di Bari presso il Teatro Kismet OperA e il Teatro Radar di Monopoli è partita dal 7 ottobre la terza edizione di ESPLORARE 2021, una rassegna di danza contemporanea allestita e promossa dall’Associazione AltraDanza. Il progetto curato dal coreografo della Compagnia AltraDanza, Domenico Iannone, con la direzione organizzativa di Gianni Pantaleo, nasce con lo scopo di accendere i riflettori sia sulle compagnie già note e radicate nel mondo dello spettacolo coreutico contemporaneo, sia sulle compagnie, sui coreografi, danzatori e danzatrici emergenti. Il fine di questa programmazione è sicuramente quello di sensibilizzare il pubblico riempiendo i teatri, appassionandolo allo stile contemporaneo e alle realtà ballettistiche pugliesi. Il pubblico sta rispondendo abbastanza bene, tenendo conto che il balletto contemporaneo attira solo un target limitato di persone, resta comunque di nicchia, anche se contrariamente i più giovani dovrebbero essere più coinvolti da questo tipo di performance.

Una delle compagnie inserita nel programma serale è: Oliva Contemporary Dance Project diretta da Michele Oliva e Francesca Dario, con la funzione anche di coreografi. Il titolo della coreografia portata in scena è: Luce è Vita. Si tratta di un percorso danzato che parte dall’analisi della luminosità in tutte le sue sfumature fino ad arrivare all’oscurità, relazionandosi con il concetto primario legato alla vita e alla rigenerazione dell’essere vivente e del cosmo fino ad arrivare a quello distruttivo della morte.La luce, da sempre, è stata associata ad un significato simbolico religioso e filosofico, viene assunta come fonte essenziale fisica e metafisica nel senso spirituale. La luce è la fonte indispensabile per l’essere vivente, peculiare e necessaria affinché l’individuo possa continuare ad esistere. C’è una equivalenza tra luce e vita che a volte appare declinata in maniera metaforica in vari significati, è matrice di rivelazione e di scoperta, significa mostrare, rendere manifesto, quindi, la luce ci riporta alla verità rendendo visibile l’invisibile, rischiarando le ombre umane. 

La partitura coreografica di Michele e Francesca può essere interpretata come un viaggio in cui “le sensazioni umane sono comandate dalla luce” – citando le loro parole – “essa è il fulcro principale, e ogni suo colore corrisponde ad un umore, sensazione”. Quando la luce viene a mancare e l’oscurità prende il sopravvento, non c’è scampo per l’essere umano che finirà la sua corsa di vita fino ad incontrare le tenebre e quindi la morte.

 

                    Luca Contini                                          Nunzio Perricone

Per tutto il balletto si procede attraverso un percorso dominato, in ogni passaggio, dalla luce che ha un ruolo narrativo rilevante sulla scena, esplicitando delle situazioni elaborate grazie ad assoli, passi a due e passi a tre, che si traducono in interazioni dei corpi resi visibili da una danza articolata bella e sincera, grazie alla professionalità della danzatrice e dei danzatori: Francesca Dario, Nunzio Perricone, Luca Contini. I danzatori, interpreti visibilmente coinvolti nell’azione emotiva e gestuale, affiatati nella totalità dell’azione, raggiungono la pienezza del desiderio umano di considerare la vita carica di luce concepita come speranza. Il lavoro coreografico è l’esempio di come la gestualità nella danza sia in grado di creare, in maniera indipendente rispetto all’uso del linguaggio parlato, una comunicazione silenziosa tra esseri viventi.

Il dialogo messo in scena dai danzatori è fatto di azioni definite che li rendono non ibridi nel loro fare, ma definiti nella interessante partitura e azione del corpo, come protagonisti evocano una cultura del movimento fatta da un insieme di gesti in grado di narrare quello che avviene solitamente nella vita quotidiana di ognuno di noi. Sono messi al centro dell’attenzione squarci interiori di vita vissuta dominati dalle ansie e dalle paure, fatti di sentimenti e situazioni contrastanti in cui solitamente si alternano momenti di conquista o di sconfitta, azioni di forza o di debolezza, d’amore e di odio.

Complessivamente, quello che si è realizzato è un lavoro denso di gestualità, una danza non astratta, ma ricca di movimenti pensati, articolati che sono un concentrato di pura azione fisica, dominata da una carica di sentimenti, pulsioni di vita, un climax che svela il dinamismo della vita stessa.

La tecnica, utilizzata nelle coreografie da Michele Oliva e Francesca Dario, apre la strada a una forma di movimento capace di coinvolgere tutte le dimensioni del corpo, insistendo sul rapporto tra il corpo fisico e il corpo emotivo. I danzatori mostrano una armonia indiscussa, una forza evocativa che trascende il gesto, fino ad arrivare all’essenza della danza, al significato più intimo del gesto che nasce dall’inesauribile mistero che c’è tra l’amore per la vita e per la morte, tra il tutto e il nulla. Il tempo interiore dell’uomo e della natura rivelano il senso ultimo del mistero del reale, si rivela la contraddizione e l’ambiguità come l’essenza più insita della filosofia suprema della vita.

                                        Francesca Dario

Il motore pulsante della coreografia è mosso da una elaborazione fisica intensa, che non si abbandona all’improvvisazione, ma contrariamente si avverte una ricerca funzionale e mirata dell’azione, così da esplicitare concetti importanti, difficili da esprimere emotivamente, a maggior ragione attraverso l’evoluzione coreografica. La scena è dominata dai movimenti della testa, del volto, espressioni e silenzi, si assiste al dissolversi delle figure e delle situazioni, l’azione è sacrificata all’espressione lungamente perseguita dai sentimenti dell’anima. Sembra che in questo caso la danza diventi più umana, più vissuta, si approfondiscono e si rafforzano i mezzi d’espressione, quindi, si offrono al pubblico confidenze personali sotto forma di evocazioni sfumate, tratti delicati che si riassumono in una bella danza, e come diceva Rudolf Nureyev: “Per me la purezza dei movimenti non era abbastanza. Avevo bisogno di espressione, più intensità, più mente”.

Giulia Volturno.

In copertina: Michele Oliva

Bari, Teatro Kismet, 11 ottobre 2021

Oliva Contemporary Dance Project di Michele Oliva & Francesca Dario

Balletto: Luce è vita

Coreografia e regia: Michele Oliva e Francesca Dario

Danzatori: Francesca Dario, Nunzio Perricone, Luca Contini

Musiche: A.A.V.V.

Costumi: Francesca Dario

Disegno luci: Alberto Salmaso

https://www.olivacontemporarydanceproject.com/

Le immagini e i testi potrebbero essere soggetti a copyright.

 

 

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