giovedì, 2 Febbraio, 2023 9:35:32 AM

ARTEMIS DANZA di Monica Casadei α-BINARY/NOVILUNIO••

di Giulia Volturno.

Anche quest’anno al Teatro Kismet OperA di Bari si sta svolgendo la rassegna di danza contemporanea “ESPLORARE2022″, organizzata da Domenico Iannone coreografo e direttore artistico della Compagnia AltraDanza. Protagoniste in scena sono diverse compagnie che stanno esibendo interessanti proposte coreografiche, una miscela di differenti lavori autoriali creati anche da giovani coreografi, un’ottima esposizione in grado di mettere in evidenza nuovi talenti.

Grazie a questi eventi, a partire dalle relazioni con istituzioni e con un’ampia rete di collaborazioni, coreografi, danzatrici e danzatori hanno l’occasione di mostrare le proprie esperienze in campo e le proprie creazioni artistiche, continuamente in divenire e in cerca di diverse identità, riconducendo lo sviluppo delle pratiche corporee a una rinascita e a una nuova consapevolezza del corpo sulla scena.

Ogni coreografo firma la propria creazione rendendola personale e per mezzo della scrittura fisica diventa autore del proprio lavoro, si mette a disposizione dei danzatori e dà vita ad un lavoro assolutamente collaborativo e coinvolgente condividendo gesti, azioni e narrazioni con il pubblico.

Ogni lavoro, realizzato con lo stile di danza contemporanea, si basa sulla ricerca gestuale punta a sviluppare l’affiatamento dei danzatori, a ritrovare la risonanza con l’altro. I corpi sono impegnati in un’avvolgente dialogo vivente fino ad ottenere un così profondo riconoscimento di sé stessi, in favore di un incontro comune e del diverso.

Di solito il piacere di vedere danzare suscita la voglia di danzare e oggigiorno i corpi in movimento ci offrono una performance basata su un linguaggio moderno in continua evoluzione, sempre più interpretativo e legato alla nuova tecnologia.

Tirando giù la maschera della finzione teatrale, i danzatori sono sempre più schietti e nudi, semplici e lontani dalla manieristica ricerca della forma e del costume, ma proiettati verso l’elaborazione di un prodotto ricco di sperimentazione.

In scena non si comunica solo l’amore, il tradimento, l’etereo mondo delle ninfe ma i danzatori manifestano in maniera realistica: il bene e il male, il bello e il brutto, il buono e il cattivo, la luce e il buio e così via in un modo nitido e singolare.

Anche in occasione della messa in scena delle due coreografie della Compagnia Artemis Danza di Monica Casadei.

Monica Casadei.

 α-BINARY e NOVILUNIO•• il pubblico è uscito da quel teatro arricchito da una nuova consapevolezza di fare e guardare la danza. Ambedue le coreografie sono interpretate da due danzatori, una donna e un uomo, che ruotano su concetti e temi intimi e profondi, come ad esempio l’oscurità che si propaga durante il novilunio e la metamorfosi dei corpi protesi in nuove figure per  α-BINARY.

Non è facile coordinare i ritmi del fisico e quelli del pensiero che è sempre più veloce e complesso, ma la danza con tutti i mezzi del corpo ci riesce mettendo alla prova tutti i processi interni ed emozionali, anche quando deve esprimere concetti più complicati e, a tal proposito, i due lavori sono stati un interessante banco di prova in questa direzione.

La prima interpretazione, α-BINARY, riguarda la possibilità di fare e disfare due corpi.

La danzatrice Jessica D’Angelo e il danzatore Salvatore Sciancalepore, impegnati in un lavoro di ricerca di una gestualità singolare, hanno messo insieme le proprie forze fino a creare un corpo androgino, altro dall’essere donna o uomo e come afferma la stessa coreografa Jessica D’Angelo:

“Uniti dall’inizio alla fine, i performer perdono le proprie identità, creandone nuove e impossibili, in un groviglio di carne che si districa solo per potersi nuovamente aggrovigliare, lasciando così a chi osserva la possibilità di perdersi e contemplare nuove possibilità”.

La danza, in questo senso, rigenera le membra che si scompongono e poi si ricompongono in figure e simmetrie differenti creando forme consistenti ed estensive. Questo ci fa pensare ad un’opera d’arte, a una materia umana in azione che si dispiega in una combinazione di figure e di contenuti artistici intriseci nuovi e soprattutto originali.

I due corpi liberi di confrontarsi si affidano l’uno all’altra, dando vita ad un “rituale di trasformazione”, instaurano un rapporto dialettico ricco di sguardi, spazi, suoni, colori, fino a raggiungere nuovi obiettivi sulla scena, qualcosa di positivo, una nuova speranza che si lega all’essenza della musica.

Lì, su quel palco uniti da un incrocio di braccia e illuminati da una pioggia di luce bianca a torso nudo, a piedi scalzi e coperti da un identico pantalone nero, quei corpi intrecciano i propri lunghi capelli fino a rendersi identici all’occhio di chi scruta oltre quell’immagine che si disfa e si compenetra.

 

Un movimento lento, meditativo rappresenta forti energie corporee dei danzatori, che aggrappati per le gambe si scambiano in pose mutevoli e sinuose.

Si privilegia un ritmo efficace, basato sulle abilità corporee, per arrivare a una coordinazione di due corpi affiatati o repulsivi, attratti e intrappolati nel gioco delle emozioni, uguali a tanti e a nessuno, esibiti in nuove e originali geometrie e linee corporee, né donna e né uomo, ma svuotati del proprio significato di genere sono solo essenza. Evidente è la ricerca di risignificare i corpi, di definire una nuova nascita dell’individuo dettato dal desiderio di essere quello che esigiamo di essere.

La danza, a questo punto, grazie alla plasticità del corpo permette di disegnare, intersecare e rendere performativa quell’idea di essere altro da sé, di essere un mediatore tra i nostri pensieri e le nostre fantasie, ci aiuta e rendere visibile quello che in realtà siamo o che vorremmo essere.

Una sorta di corpo-puzzle in grado di frammentarsi e ricostruirsi, per arrivare a essere quell’identità precisa con le sue aspettative più profonde e in grado di inglobare gli aspetti poliedrici e mutevoli della vita.

NOVILUNIO••, invece, è un lavoro introspettivo che si occupa del “rapporto di un individuo con la luna ma soprattutto con quella fase di essa in cui tutto è celato, in cui non c’è nessun mostrarsi”, come spiega il coreografo Salvatore Sciancalepore.

La poca luce ci fa pensare al mistero dei corpi che si muovono sulla scena in una costruzione di forme astratte. In quello spazio si svolge tra gli interpreti un intimo dialogo ricco di armonie corporee e di quotidianità, ma ad un certo punto della drammaturgia danzata i due interpreti si scambiano i ruoli, attraverso una canotta passata dalla danzatrice al danzatore.

A questo punto si assiste ad una mutazione dei due corpi, gli interpreti pervasi da una elevata espressività, Teresa Morisano e Samuele Arisci, sulla scena si cambiano di abito indossando due tute rosse da lavoro e una forma di imbracatura.

Si affaticano attraverso movimenti frenetici e scambiati, elaborano una narrazione che li vede impegnati in una bella sfida. Ambedue i performer diventano indistinti lavoratori, rientrano in scena con una scala mediante un passo coordinato e cadenzato, la danzatrice sale qualche gradino e guardando verso l’alto interroga la luna.

L’autore della coreografia, Salvatore Sciancalepore, si chiede: “Quanto influisce su di noi questo stesso satellite?”. Dubbi, motivazioni, interessi, chiarimenti sono alla base della ricerca di ogni individuo e soprattutto chi di noi non ha mai dialogato con la luna?

Essa è romanticamente motivo di ispirazione, mentre il buio nasconde, turba e inasprisce, contrariamente la luce è fonte di energia, di fertilità, di buon auspicio.

 

I due danzatori, attraverso un movimento lento appaiono inizialmente su quello spazio scenico distanti e assorti nei propri pensieri, in particolar modo il danzatore fa girare una sedia su se stessa, come fosse la rotazione degli astri.

Danzare è “fare”, cioè il compito della danza come esibizione è quello di rendere tangibile l’ineffabile, di codificare i segni in maniera più naturale e organica grazie all’azione corporea.

Se all’inizio i due performer sono distintamente una donna e un uomo, definiti dagli abiti che indossano, rispettivamente lei una canotta e gonna grigia, mentre lui una canotta e pantaloncino grigio, successivamente le tute rosse identiche azzerano l’identità di genere.

Le relazioni dinamiche e ritmiche dei corpi, su quella scena, adottano un linguaggio di ricerca fatto di interconnessioni energiche e intrinseche che puntano alla variazione di eventi unici a carattere performativo, a ‘opere’ che possono considerarsi vere e proprie terapie dello spirito.

L’interazione degli sguardi implica di per sé un evidente coinvolgimento reciproco e gli interpreti valorizzano il lavoro coreografico con un’espressione intima e pudica, regalandoci scivolamenti e simboliche cadute, esplorazioni con il contatto dei corpi che sviscerano profondi messaggi di accudimento e distanziamento per l’intera durata della performance.

Infine, alla resa dei conti si è palesato un feedback positivo e soprattutto emozionale tra i danzatori e il pubblico.

Giulia Volturno.

Teatro Kismet OperA

Bari, 16 novembre 2022

α-BINARY

Regia e coreografia: Jessica D’Angelo
Interpreti: Salvatore Sciancalepore e Jessica D’Angelo
Musiche: Luca Vianini
Disegno luci: Giacomo Casadei
Collaboratori: Davide Tagliavini e Samuele Arisci 
Produzione: Compagnia Artemis Danza

NOVILUNIO ••

Coreografia: Salvatore Sciancalepore

Interpreti: Teresa Morisano, Samuele Arisci

Musiche: Ben Frost, Philip Glass & Robert Black, Frederic Chopin

Produzione: Compagnia Artemis Danza

Le immagini e i testi potrebbero essere soggetti a copyright.

in copertina:NOVILUNIO••

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