lunedì, 24 Giugno, 2024 7:51:41 PM

Fonni (NU) – “Chentu Poetas”, tre secoli di poesia sarda

di Anna Landolfi. E’ l’opera letteraria che mancava. Una ricerca cominciata trent’ anni fa e che l’autore, Andrea Nonne, pubblica con Domus De Janas, casa editrice mirata alla storicità territoriale e alla millenaria cultura della Sardegna.

Il volume è un atto d’amore per l’isola sarda e per le sue genti, eredi di popolazioni che sulle sponde della Sardegna, approdavano nella terra del vento e del sole e le cui radici hanno ispirato poemi e canti che caratterizzano l’unicità culturale dell’antica Ichnusa, (orma di piede n.d.r.), antico nome della Sardegna come la chiamavano i Greci e poi Sardinia (terra dei Sardi n.d.r.), dai Latini.

Non c’è isola nel Mediterraneo, che meglio custodisce testimonianze di civiltà preistoriche mai “contaminate” dai continenti. E’ la Sardegna, scrigno e custode di se stessa e in “Chentu Poetas“, l’autore, riporta a oggi, un passato di versi e poeti. 

E’ un’opera di ricerca imponente, forse unica in Sardegna. Il suo lavoro letterario è ben di più che una raccolta di versi e canti della tradizione sarda. Lei dimostra amore per la sua terra di origine. E’ una dote che accomuna tutto il popolo sardo?

Senza dubbio.

Chentu poetas, edito da Domus De Janas, è un percorso di storia raccontata con i versi e i canti della cultura sarda. La raccolta è un tessuto della storia delle sue genti che lei ha cercato attraverso documentazioni anche orali, in giro per la Sardegna. Trecento anni di storia che altrimenti sarebbero andati perduti. Quando ha cominciato questa raccolta?

Le dico la verità: ho pensato di raggruppare in un libro, circa una ventina di anni fa. Ma la ricerca è ancora più lontana.

Avevo circa 12/13 anni, quando cominciai a raccogliere le poesie dei poeti locali, soprattutto del mio paese (Fonni). Sono pochisime le case, qui a Fonni, in cui io non sia entrato per chiedere qualcosa.

Una memoria. Un ricordo. Qualcosa che mi sarebbe stato utile, per rendere quella memoria e quel ricordo, eterni. Ho cercato tracce del passato dappertutto.

Avevo tanto di quel materiale e mi dicevo che averle nel cassetto, non aveva senso. E’ stata questa domanda che mi ha permesso di sviluppare questo lavoro e trasformarlo in un libro.

Ad ognuna delle poesie raccolte, ho cercato e con molta difficoltà, le foto degli autori. Tranne e con rammarico, di due poeti.

Ovvio che col tempo, la carenza di strumenti che potessero rappresentare alcuni poeti, non esistevano se non le loro poesie.

Siamo nel ‘700, la fotografia non era ancora stata inventata, ma tramite la curia vescovile di Nuoro sono riuscito a recuperare e gli atti di nascita e di morte dei due poeti, collocandoli, quindi, nel loro contesto storico.

Andrea Nonne

Dunque un girovagare tra biblioteche, archivi, collezioni private… Quali difficoltà ha incontrato? Glielo chiedo perché una ricerca di letteratura storica così approfondita, è degna di avventure e ostacoli imprevisti che potrebbero desistere il ricercatore (o l’esploratore). Cos’è? Caparbietà? Tenacia? Ostinazione? Lei ha sangue sardo…mica acqua… Il popolo sardo è noto per la sua fierezza sarda.

Questa è una bellissima domanda. Cosa mi ha spinto… Ostacoli ne ho trovati tantissimi e non sto esagerando. Cosa mi ha incoraggiato? L’amore per le tradizioni e la cultura della mia terra.

“Chentu Poetas”. Sarò diligente e ce la metterò tutta. Ma avrò bisogno del suo aiuto. Il libro è in versi. Cioè, io che sono umbra e che della mia lingua popolare si possa comprendere anche per chi non è umbro, è intuitivo. Mi aiuti: come dovrò pormi quando sarò di fronte al suo straordinario libro di versi? Il sardo, sig. Nonne, è una lingua con una sua sintassi, le sue regole, la sua pronuncia, i suoi verbi e le sue declinazioni.

 Innanzitutto la scelta è stata accurata. Non potevo che scrivere nel sardo più puro con la stessa lingua con cui i poeti “cantano”, quindi il lugodurese.

Lo stesso linguaggio della poesia. Il libro nasce in terra di Sardegna, la madre lingua parla sardo. Il libro è piuttosto voluminoso, sono oltre 500 pagine.

Non è un compendio, è un’opera di ricerca che approfondisce l’anima sarda e delle sue genti. Un’opera non facile per la minuziosa ricerca e per la realizzazione.

Molte persone pensano che il valore di un’opera sia in rapporto al “volume” di un libro e al numero delle pagine. Il valore di un libro è nel “contenuto“ stesso.

Bene, va bene. Mi accingerò nella lettura pronta a capire il significato dei testi. Mi permetto di insistere sulla complessità delle composizioni. Non mi fraintenda: lei fà un’opera così professionale che è necessario suggerire al lettore l’operazione di comprensione, soprattutto quando questi è di un’altra regione e interessato alla cultura sarda: “cento poeti e quattordici sistemi strofici differenti”! Mi (ci) aiuta a intendere meglio?

Innanzitutto la raccolta è di cento poeti, come riporta il titolo. I quattordici sistemi strofici, non sono altro che le varianti con cui si costituiscono le strofe.

Articolazioni in più strofe, compongono una poesia. Si cominciano dalle duine, le terzine, le quartine, le ottave, i sonetti, le modas, insomma sono quattordici sistemi differenti perché si possa comporre una poesia, un breve racconto, una novella.

Non sono pochi, sono tantissimi e questo significa che in Sardegna e in particolare a Fonni, perché stiamo parlando di chentu poetas di Fonni, conoscevano bene come strutturare una poesia e quindi dei quattordici sistemi strofici. Un patrimonio culturale inestimabile.

“Gioiello dell’anima popolare che sarà guida e luce per le nuove generazioni.” Con questa frase, si comprende l’amore per la sua terra. L’opera letteraria che ha composto, è colta. Auspica che possa essere introdotta come libro di studi nelle scuole? Un libro così ha un alto valore didattico.

Me lo auguro. Per tante ragioni. La prima è che è patrimonio dell’isola. Io ho solo fatto il lavoro di ricerca perché mosso dalle mie origini sarde.

La seconda ragione è perché all’interno di questo libro non ci sono soltanto le opere dei poeti, ma per ogni poeta, mi sono permesso, da fonti che sono riuscito a recuperare, una loro breve biografia che ho ricavato proprio dalle loro opere e che identifichi meglio il percorso umanistico fatto dall’autore, le sue origini culturali, la sua sensibilità legata al suo territorio e sono tantissimi e purtroppo scomparsi.

Documentazioni, interviste fatte ai loro discendenti, testimonianze raccolte e poi archiviate. Per gli autori tutt’oggi viventi e con i quali mi onoro di conoscerli, ho tratto delle personali considerazioni, frutto della stima provata per loro.

Un’altra ragione è che un libro di questo genere, è la traccia di una cultura letteraria di trecento anni di storia della mia terra.

E’ compito delle Istituzioni far sì che la diffusione di questo passato e presente della letteratura sarda, sia diffusa alle future generazioni.

Comprendere l’anima sarda è comprendere una terra. Le sue genti, la sua cultura, le tradizioni mai scomparse e succedute nel tempo alle generazioni fino a oggi.

Il linguaggio arcaico è complesso, ma và colto negli ardui contenuti dei versi. Parole dalla genuinità colta, non contagiata da una letteratura accademica. Sono versi composti d’istinto e che Andrea Nonne ha raccoglie e trascrive.

Importanti gli interventi dei giornalisti e storici della letteratura sarda Anna Cristina Serra, Banchisio Bandinu e Pier Sandro Pillonca.

“Chentu poetas”, cento poeti i cui versi sono dettati dalle emozioni vissute e per capirle, bisogna respirare l’aria della Sardegna.

Anna Landolfi.

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